Che cosa sono queste pietre?

Le pietre della Bibbia e il cuore dell'uomo nell'ultimo libro di Cristiana Dobner

Roma, (Zenit.org) Laura Guadalupi | 273 hits

Detta lithos dai greci e lapis dai latini, la pietra è un simbolo primordiale, la cui solidità rimanda alla forza e alla continuità nel tempo. Nel libro della carmelitana scalza Cristiana Dobner, intitolato Che cosa sono queste pietre? Ascoltare la presenza silente (Edizioni Messaggero Padova, 2013), la pietra è presagio di pace e qui diviene spunto per un’originale proposta di lectio divina, cioè per una lettura orante della Parola di Dio.

Per dirla con Benedetto XVI all’Angelus del 6 novembre 2005, la lectio divina consiste nel leggere e rileggere un testo biblico, quasi “ruminandolo”, affinché il suo succo “nutra la meditazione e la contemplazione e giunga ad irrigare come linfa la vita concreta”. Riflettere sulla Parola significa lasciarla agire nel proprio cuore, affinché lo trasfiguri. La Dobner cerca di condurre alla trasfigurazione del cuore mediante un percorso inedito e, forse, proprio per questo affascinante: meditare su alcuni brani biblici dove la presenza delle pietre consente di addentrarsi nella profondità della Parola, per poi tornare alla realtà con cuore nuovo.

Caratteristica pregnante del libro sono i rimandi alle tradizioni interpretative ebraiche, in una sorta di dialogo ecumenico tra ebraismo e cristianesimo che si riflette anche nel lessico, tanto che alla fine del volume c’è un glossario con i termini più utilizzati. L’Autrice suggerisce al lettore l’atteggiamento da adottare verso questo richiamo ecumenico, prendendo in prestito le parole di Edmond Jabès, così belle da meritare di essere riportate: “Io sono, per te, lo straniero? E tu? / La stella, sempre, sarà separata dalla stella; / questo solo le avvicina: / la volontà di brillare insieme” (in C. Dobner, Luce carmelitana. Dalla radice santa, LEV, Città del Vaticano, 2005).

Nella visione ebraica il cuore dell’uomo è il centro decisionale della persona ed è indicato con due termini, che nell’Antico Testamento ricorrono ben 860 volte: il levav, cioè il cuore diviso tra l’inclinazione al bene e l’inclinazione al male, e il lev, che è il cuore unificato grazie all’intimità con Dio. È alla trasfigurazione del cuore inteso come lev che punta il libro. Ogni capitolo si focalizza su uno specifico brano biblico, analizzato secondo uno schema in tre scansioni. Il primo stadio è denominato lev shomeach, ovvero “cuore ascoltante”. L’ascolto della Parola include spiegazioni sul contesto in cui si svolge la storia narrata, arricchite da riferimenti ad altri libri delle Scritture e da collegamenti tra Antico e Nuovo Testamento. In questo senso, se non fosse in formato cartaceo, il libro si presterebbe ad essere un ipertesto elettronico, denso di link. Il secondo stadio è “la trasfigurazione del cuore”, ovvero il fine della lectio, che sposta il discorso su un livello più spirituale, per favorire l’assorbimento della Parola. La terza fase è quella delle “aperture”, cioè l’uscita verso letture altre come, ad esempio, stralci di classici della letteratura o della filosofia correlati all’argomento in oggetto.

Apre le meditazioni il brano della Genesi (28, 10-22) sul sogno di Giacobbe e le chiude il Deuteronomio (12, 1-12). Nel mezzo, si passa per il profeta Ezechiele (11, 14-21), mediante il quale Dio promette che toglierà al Suo popolo il cuore di pietra, indurito dall’ostinazione al male, per donare un cuore di carne, ovvero una nuova sorgente di vita e amore infusa dallo Spirito Santo. Tra gli altri brani oggetto della lectio divina, ricordiamo quelli evangelici di Matteo (16, 13-18), dove Gesù dice a Pietro: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa”; Luca (19, 41-44), sulla commozione di Gesù che, guardando Gerusalemme, ne predice la distruzione ad opera dei nemici: “non lasceranno in te pietra su pietra”; Giovanni (20, 1-14), che narra l’episodio in cui Maria di Magdala “vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro” dove era stato deposto il corpo di Gesù crocefisso. La tomba vuota, scavata nella pietra, non è, tuttavia, un “non-luogo”, ma è Anastasis, il luogo per eccellenza del Messia Risorto che ha sconfitto la morte.