Che fine ha fatto l'amore?

I sentimenti più belli non devono essere sostituiti da una triste non-cultura dell'egoismo e dello sfruttamento dell'altro

Roma, (Zenit.org) Carlo Climati | 580 hits

Che fine ha fatto l’amore? Esiste ancora o è in via d’estinzione? Negli ultimi anni i giovani sono stati bersagliati da una non-cultura che ha cercato di ridurre questo stupendo sentimento ad una dimensione egoistica, superficiale e priva di senso.

Per accorgersene basta accendere la televisione e dare un’occhiata a certi programmi dedicati ai ragazzi. Si parla sempre meno d’amore e sempre più di sesso. Si moltiplicano i cosiddetti “esperti di sessualità”, che dovrebbero avere il compito di dare risposte agli interrogativi degli adolescenti.

Ma quali sono queste risposte? In molti casi si tratta di banalizzazioni, di affermazioni senza etica in cui il rapporto personale tra due persone sembra ridursi ad una forma di “ginnastica”.

Certi linguaggi televisivi rischiano di privare l’amore del suo significato, eliminando qualunque accenno al futuro, allo sforzo, all’impegno, alla progettualità.

Non a caso, in alcuni telefilm vengono proposti modelli di vita assolutamente distorti: persone che bruciano un rapporto dietro l’altro, senza mai unirsi stabilmente. Si incontrano in discoteca e la stessa notte sono già a letto insieme.

Le conseguenze di simili spettacoli sono disastrose. Il messaggio che viene trasmesso al giovane telespettatore, di fatto, è questo: “Se vuoi essere qualcuno, devi assomigliare al protagonista del telefilm. Alla tua età non hai ancora fatto sesso? Che cosa aspetti?”

“Fare sesso” è un’espressione spoetizzante che oggi va molto di moda. Ma ce ne sono tante altre. La più ingannevole, senza dubbio, è “il sesso sicuro”. Un’altra trappola per indottrinare i giovani.

Il messaggio che si cela dietro questa espressione è chiaro: “Vuoi continuare a praticare il sesso in modo egoista e disordinato? Va benissimo! Però non dimenticare la protezione del profilattico”.

E qui sta l’inganno. Non esiste la sicurezza assoluta, al cento per cento, nell’uso di certe “protezioni”. I rischi di contrarre malattie come l’Aids non si possono escludere del tutto.

Proviamo a spiegarlo con un esempio. La cintura di sicurezza ed il casco sono sicuramente strumenti utili, che possono contribuire a limitare i danni in caso di incidenti stradali. Ma non possono rappresentare una completa soluzione al problema. La vera soluzione sta nella prudenza e nella correttezza di chi guida l’automobile o la moto, rispettando i limiti di velocità e le regole del codice.

Lo stesso discorso vale per i rapporti umani. L’unica, vera maniera per combattere l’Aids è quella di promuovere un’autentica cultura dell’amore, anche a costo di pronunciare parole che sembrano ormai suscitare scandalo, come “verginità”, “purezza” o “castità”.

Che cosa fare, poi, quando ci si trova di fronte ad una gravidanza indesiderata? Invece di accogliere la vita, si preferisce mettere la testa sotto la sabbia. Oggi ci sono le pillole abortive, che permettono di eliminare la vita umana bevendo un bicchiere d’acqua.

L’idea di procurarsi un aborto “in pillola” sembra quasi trasmettere il messaggio di un aborto “più piccolo”. E quindi meno grave, meno ingombrante dal punto di vista etico.

Ma che differenza c’è tra la soppressione di un essere umano grande come la punta di uno spillo ed un altro che ha raggiunto tre o quattro mesi di vita? Il risultato è lo stesso: la morte di una persona.

Ecco perché viene spontaneo chiedersi: che fine ha fatto l’amore? Dove ce l’hanno nascosto? Al suo posto sembra trionfare una mentalità superficiale, figlia di una certa non-cultura del non-impegno, tipica dei nostri tempi.

In fondo, la vera malattia da curare è proprio questa: la fuga da ogni sforzo, la voglia di non assumersi responsabilità. Se arriva un figlio indesiderato, lo elimino con una pillola. Se un rapporto diventa troppo impegnativo, scappo via. Se l’amore vero richiede sacrifici ed impegni, meglio dedicarsi ai rapporti “usa e getta”.

Di conseguenza, l’amore tra due persone non è più un bellissimo dono, ma uno squallidissimo prestito. Si riduce ad un misero contratto a tempo determinato, dal quale scappare quando si presentano i primi sforzi da affrontare. Non a caso, negli ultimi anni, si è parlato di introdurre la possibilità di praticare “divorzi-lampo”, per accelerare la fuga dal matrimonio.

Alla base di certe derive c’è un problema evidente: l’assenza di un’autentica considerazione del valore dell’altro. Se non ricominceremo a vedere nell’altro un essere umano, saremo condannati a chiederci per l’eternità: che fine ha fatto l’amore? E la domanda resterà senza risposta.