"Che succede oggi nella società israeliana?"

L'Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa condanna gli atti di vandalismo contro il monastero trappista di Latroun

| 682 hits

ROMA, giovedì, 6 settembre 2012 (ZENIT.org) - “Come mai i cristiani sono ancora un bersaglio?”. Con questa domanda si apre il comunicato dell'Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa (AOCTS), pubblicato martedì 4 settembre in reazione agli atti di vandalismi contro l’abbazia dei monaci trappisti di Latroun.

La porta principale del monastero, situato a circa 15 chilometri ad ovest di Gerusalemme, quasi al confine dei Territori Occupati, è stata bruciata nelle prime ore della mattina di martedì e i muri sono stati imbrattati con scritti anti-cristiani. “Gesù è una scimmia”, proclama uno dei graffiti in questione, scritto in ebraico.

“La comunità cristiana si è svegliata stamani, 4 settembre 2012, scoprendo con orrore che, ancora una volta, era il bersaglio di forze odiose in seno alla società israeliana”, afferma il comunicato dell’organismo, che porta le firme di numerosi esponenti cristiani, tra cui il patriarca latino di Gerusalemme e presidente dell’Assemblea degli Ordinari, Fouad Twal, l’arcivescovo melchita cattolico di Acco e vice-presidente dell’Assemblea degli Ordinari, Elias Chacour, il nunzio apostolico per la Giordania, Giorgio Lingua, e il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, O.F.M.

“Sfortunatamente ciò che succede a Latroun non è che l’ultimo di una seria di attacchi contro i cristiani e i loro luoghi di culto”, prosegue il testo dell’AOCTS, che sottolinea l’impegno della comunità dei monaci trappisti per il dialogo con la società israeliana e la riconciliazione tra ebrei e cristiani. “Il monastero è visitato ogni settimana da centinaia di ebrei israeliani che vi sono accolti dai monaci con carità e calore”, ricorda la nota.

Rivolgendosi alle autorità israeliane, i firmatari del comunicato chiedono di “muoversi per porre fine a questa violenza insensata e assicurare nelle scuole un ‘insegnamento del rispetto’ verso tutti coloro che si riconoscono di questa terra”.

Il testo lega gli atti di vandalismo al recente sgombro di alcuni avamposti di colonie ebraiche illegali nei Territori Occupati. I graffiti si riferivano infatti anche a due insediamenti - Ramat Migron e Maoz Esther – smantellati la scorsa settimana dalle forze dell’ordine israeliane.

“Coloro che hanno scritto i loro slogan odiosi hanno espresso la loro collera contro lo smantellamento delle colonie ebraiche illegali in Cisgiordania. Ma perché riversare questa collera contro i cristiani e i loro luoghi di culto?”, chiede il comunicato.

“Che succede nella società israeliana contemporanea da far sì che i cristiani siano i capri espiatori e i bersagli di questi atti violenti?”, domandano i firmatari. “Che tipo di ‘insegnamento del disprezzo’ verso i cristiani viene trasmesso nelle loro scuole e nelle loro case?”.

A Gerusalemme, vandali hanno preso di mira nel febbraio scorso una chiesa battista, un cimitero cristiano e il monastero greco-ortodosso nella Valle della Croce. “Morte ai cristiani”, “Vi crocifiggeremo” e “Maria è una prostituta”, proclamavano alcuni degli scritti altamente offensivi e minacciosi. 

In quell’occasione il Custode di Terra Santa, padre Pizzaballa, aveva inviato una lettera al presidente israeliano Shimon Peres, chiedendogli di “usare tutto il suo potere e la sua influenza” per fermare questo tipo di azioni, “prima che divengano parte abituale della vita dei cristiani in Israele”.

Nel dicembre del 2009, sempre nella Città Santa, slogan anti-cristiani erano apparsi nella zona del Cenacolo e lungo il muro della basilica della Dormizione.