Chi idolatra ricchezza, potere e successo perde la propria dignità di uomo, secondo il Papa

Commento al Salmo 113 B: Lode al vero Dio

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CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 1° settembre 2004 (ZENIT.org).- Giovanni Paolo II ha ammonito contro il pericolo degli idoli della ricchezza, del potere e del successo, che portano l’essere umano a privarsi della sua dignità, e ad essi ha opposto il “Dio vivo e creatore”.



Riprendendo il ciclo di catechesi sui Salmi e i Cantici il Santo Padre ha commentato questo mercoledì il Salmo 113 B: Lode al vero Dio, dove “il Dio vivente e l’idolo inerte si scontrano” cosicché “al Dio vero adorato da Israele”, “potenza di amore e di salvezza”, “ vengono subito contrapposti ‘gli idoli delle genti’”.

“L’idolatria è una tentazione di tutta l’umanità in ogni terra e in ogni tempo. L’idolo è una cosa inanimata, nata dalle mani dell’uomo, fredda statua, priva di vita”, ha affermato il Santo Padre.

Il Pontefice ha poi sottolineato come il Salmista renda ancor più stridente il contrasto, “tratteggiando ironicamente nei suoi sette membri del tutto inutili” i falsi idoli: “bocca muta, occhi ciechi, orecchi sordi, narici insensibili agli odori, mani inerti, piedi paralizzati, gola senza emissione di suoni”.

Dopo questa “spietata critica” il salmista esprime “un augurio sarcastico: ‘Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida’. È un augurio espresso in una forma sicuramente efficace per produrre un effetto di radicale dissuasione nei confronti dell’idolatria”, ha di seguito aggiunto.

“Chi adora gli idoli della ricchezza, del potere, del successo perde la sua dignità di persona umana”, ha affermato il Papa richiamando poi le parole pronunciate dal profeta Isaia: “I fabbricatori di idoli sono tutti vanità e le loro opere preziose non giovano a nulla; ma i loro devoti non vedono né capiscono affatto e perciò saranno coperti di vergogna” (Is 44,9).

A questi si contrappone “i fedeli del Signore” forti della consapevolezza “di avere nel Dio vivente il ‘loro aiuto’ e il ‘loro scudo’” e che “gioiosi per il dono della vita ricevuto dal Dio vivo e creatore, intonano un breve inno di lode, rispondendo alla benedizione efficace di Dio con la loro benedizione grata e fiduciosa”, ha poi continuato.

Il Pontefice ha infine terminato la sua catechesi richiamando le parole di commento al componimento salmico scritte da un Padre della Chiesa d’Oriente del IV secolo, san Gregorio di Nissa, che nella quinta Omelia sul Cantico dei cantici descrive “il passaggio dell’umanità dal ‘gelo dell’idolatria’ alla primavera della salvezza”.

“Poiché, dunque, la natura umana, divenuta pietra a causa dell’idolatria, fu immobile nei confronti del meglio, rappresa nel gelo del culto degli idoli, per questo motivo sorge su questo tremendo inverno il Sole della giustizia e fa la primavera del soffio del mezzogiorno, che scioglie siffatto gelo, e riscalda, col sorgere dei raggi di quel sole, tutto quanto è al di sotto”, ha poi concluso.

Il Pontefice ha celebrato l’udienza nell’Aula Paolo VI del Vaticano per permettere alle migliaia di pellegrini, che non avrebbero potuto trovare posto altrimenti all’interno della residenza estiva di Castel Gandolfo, di poter prendere parte al tradizionale appuntamento del mercoledì con il Papa.