Chi lo ha detto che la contraccezione è un progresso?

Tecniche di "intercezione" sempre più potenti per impedire le gravidanze. Ma non far nascere bambini e bambine è una cosa buona?

Roma, (Zenit.org) Elisabetta Bolzan | 444 hits

Propriamente il termine “contraccezione” indica l’utilizzo di tecniche che impediscono il concepimento, di modo che un atto sessuale liberamente consumato non risulti fecondo. Queste tecniche vengono solitamente adottate in previsione del rapporto sessuale (i.e. la pillola estro-progestinica, il sistema contraccettivo transdermico e transvaginale) o in concomitanza ad esso (si tratta dei cosiddetti “metodi di barriera”: preservativo e diaframma). Si parla invece di ”contraccezione di emergenza” nel caso in cui – a seguito di un rapporto sessuale ritenuto potenzialmente fecondo – si faccia ricorso a dei metodi che impediscano il concepimento o interferiscano con l’impianto dello zigote rendendo inospitale l’utero, cosicché venga interrotto lo sviluppo della gravidanza[1]. A ben vedere si tratterà di vera e propria contraccezione solo nel primo caso. Nel secondo invece è evidente il risultato abortivo, secondo la definizione di “aborto procurato” che viene indicata in Evangelium Vitae da Giovanni Paolo II: «L’aborto procurato è l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita»[2]. È importante porre l’accento proprio sul fatto che si rileva l’intercezione se tali metodiche intercettano l’ovulo fecondato[3] cioè qualora il metodo agisca a seguito di una avvenuta fecondazione sulla vita del frutto del concepimento provocandone l’uccisione prima dell’impianto; si determina dunque una situazione che – dal punto di vista della morale – «rientra nel peccato di aborto»[4]. Emerge quindi la definizione di metodo intercettivo che si declina in metodi di tipo meccanico, che cioè prevedono l’utilizzo di dispositivi da inserire all’interno dell’utero, come la spirale, e in metodi di tipo ormonale per cui alla donna verranno somministrate – in pillole – dosi più o meno alte di ormoni sintetici che interferiranno col regolare funzionamento del suo apparato riproduttivo.

Questo secondo tipo di intercezione – di cui si tratta qui – consiste in un genere di prodotto che sta sempre più prendendo piede sul mercato e di cui si studiano continuamente varianti sempre più efficaci e indolori, salutato come una conquista a favore della donna che ne fa uso, libera ora di vivere la propria sessualità senza il pensiero di “rischiare” una nuova gravidanza.

Infatti la composizione chimica di tali pillole prevede sempre la possibilità di un effetto post-ovulatorio e in questo traspare il legame tra contraccezione e aborto. Tuttavia, per la diversità e molteplicità di fattori che concorrono a determinarlo, nemmeno colei che prenderà la pillola prescritta sarà in grado di conoscere con sicurezza quale sia l’effettivo risultato ottenuto di volta in volta, se contraccettivo (perché antiovulatorio), intercettivo (quindi antimpiantatorio) oppure se semplicemente la pillola assunta ha mancato l’effetto contraccettivo, si è avuta l’ovulazione ma non c’è stato alcun concepimento.

Poiché il dubbio dell’effetto raggiunto mediante l’assunzione di queste pillole – finché persiste – concerne il grave rischio di uccidere una vita umana nel momento in cui più essa si presenta debole e indifesa, è chiaro l’obbligo morale – che investe chi si trova a dover prendere una decisione al riguardo – che impone l’astensione: al medico di prescrivere la pillola, al farmacista di venderla, alla donna di assumerla. Ma se questa incertezza non può ancora dirsi superabile sul piano scientifico, con gli strumenti di conoscenza attuali, sul piano morale emerge un’intenzione abortiva che prevede un comportamento, consolidato nell’abitudine del ricorso ai metodi contraccettivi, che vede nella sessualità unicamente un momento fine a se stesso, vissuto in modo da disgiungere il significato procreativo dal significato unitivo dell’atto sessuale. A ciò si aggiunge la disponibilità sul mercato di prodotti sempre più efficaci contro lo svilupparsi di una nuova vita umana, farmaci concepiti da una mentalità abortista, che hanno incentivato e accompagnato negli anni la promozione del suddetto modo di vivere la sessualità svincolato da ogni progetto di vita e da ogni responsabilità nei confronti di se stessi, del partner e di un eventuale figlio.

NOTE

[1] Cfr. B. Mozzanega, Da vita a vita. Viaggio alla scoperta della riproduzione umana, 184-192. 195-201.

[2] Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, 58.

[3] In senso etimologico si intende intercettiva ogni azione che arresta il cammino e non fa giungere qualcosa o qualcuno a destinazione (cfr. Intercettare, in O. Pianigiani, Vocabolario Etimologico della Lingua Italianahttp://www.etimo.it/?term=intercettare, accesso verificato il 13 gennaio 2012).

[4] Congregazione per la Dottrina della Fede, Dignitas Personae, 23. Il corsivo è del testo originale.