"Chi non prega per i governanti non è un buon cristiano"

Durante l'omelia a Santa Marta, papa Francesco ricorda le due principali virtù che un politico deve perseguire: l'umiltà e l'amore per il popolo

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 448 hits

L’umiltà è una virtù imprescindibile anche per chi ricopre una posizione di autorità. Lo ha detto papa Francesco durante la messa di stamattina a Santa Marta.

Il Santo Padre, meditando sul Vangelo odierno (Lc 7,1-10), in cui il centurione chiede a Gesù la guarigione del suo servo, ha ricordato anche – con riferimento alla Lettera di San Paolo a Timoteo (cfr. 1Tm 2,1-8) – che chi governa “deve amare il suo popolo” e il popolo, a sua volta, deve pregare per i governanti.

Il Papa ha quindi citato Davide come esempio di sovrano che “amava il suo popolo”, al punto che, dopo il peccato del censimento, chiede a Dio di punire lui stesso e di risparmiare il popolo.

“Non si può governare senza amore al popolo e senza umiltà! – ha proseguito Francesco -. E ogni uomo, ogni donna che deve prendere possesso di un servizio di governo, deve farsi queste due domande: Io amo il mio popolo, per servirlo meglio? Sono umile e sento tutti gli altri, le diverse opinioni, per scegliere la migliore strada?”.

Il Santo Padre ha poi ammonito a non cedere al disinteresse verso la politica, nella quale tutti siamo a vario titolo coinvolti. Ognuno, infatti, è in qualche modo responsabile della condotta dei governanti e deve “fare il meglio perché loro governino bene”.

La Dottrina Sociale della Chiesa, ha ricordato il Pontefice, sottolinea che “la politica è una delle forme più alte della carità, perché è servire il bene comune”, quindi nessun cittadino può permettersi di “lavarsi le mani” ed ognuno deve fare qualcosa nel suo piccolo.

Quanto all’attitudine a “dire solo male dei governanti”, papa Francesco ha osservato che, per quanto indubbiamente molto spesso il governante sia un “peccatore”, il cittadino deve “collaborare” con la propria “opinione”, con la propria “parola” e anche con la propria “correzione”. Un cattolico che “non si immischia in politica” non è sulla “buona strada”, ha aggiunto.

Con quali mezzi, tuttavia, un buon cattolico deve rendersi disponibile in questo ambito? In primo luogo deve farlo nella preghiera. A tal proposito, il Santo Padre ha citato San Paolo: “Preghiera per tutti gli uomini e per il re e per tutti quelli che stanno al potere” (1Tm 2,1).

E se siamo tentati di pensare che un politico sia “una cattiva persona” e meriti di “andare all’inferno”, la prima cosa che dobbiamo fare è pregare “perché possa governare bene, perché ami il suo popolo, perché serva il suo popolo, perché sia umile”. Il Papa ha quindi rincarato la dose: “Un cristiano che non prega per i governanti, non è un buon cristiano!”.

In conclusione il Pontefice ha raccomandato: “diamo il meglio di noi, idee, suggerimenti, il meglio, ma soprattutto il meglio è la preghiera”, affinché i politici “ci governino bene, perché portino la nostra patria, la nostra nazione avanti e anche il mondo, che ci sia la pace e il bene comune”.