Chi salva una vita salva il mondo intero

Pietro, Maria e Carlo Antoniono di Torre Canavese sono stati proclamati Giusti tra le Nazioni. Salvarono la famiglia di Tullio Levi  già presidente della Comunità Ebraica di Torino

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 961 hits

Oggi a Torino nella sala del Centro sociale della Comunità Ebraica, Sara Gilad, incaricata dell’Ambasciata d’Israele in Italia, ha consegnato la medaglia dei Giusti tra le Nazioni a Alberto Antoniono e sua sorella Marina.

Il riconoscimento è intestato ai nonni Pietro e Maria ed al papà Carlo Antoniono, che negli anni della persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti, misero in salvo la famiglia di Marco Levi.

Per proteggere la famiglia di Marco Levi, Pietro, Maria e Carlo Antoniono, rischiarono la vita.

In ricordo delle persone che rischiarono la vita per salvare gli ebrei dalla persecuzione e dallo sterminio, lo Yad Vashem, l’Istituto che a Gerusalemme conserva la memoria dell’Olocausto e promuove l’educazione delle giovani generazioni, conferisce il titolo di Giusti tra le nazioni (Chasidei umot ha’olam) la più alta onorificenza di Israele per i gentili.

Tullio Levi era figlio di Marco, il quale nel 1940 perse il lavoro a causa delle leggi razziali e si ritirò in campagna nella zona di Torre Canavese.

Tullio che nel dopoguerra diverrà Presidente della comunità Ebraica Torinese, nel 1940 era nato da pochi mesi.

Nonostante le leggi razziali e la guerra la famiglia di Marco Levi con moglie, figli, genitori e suocera anziani, procedeva tranquilla. Le famiglie Levi e Antoniono erano legate da rapporti di amicizia.

Quando nel settembre del 1943 i nazisti occuparono l’Italia, la situazione precipitò. Le delazioni erano frequenti e ben pagate. La famiglia Levi cominciò a nascondersi, cambiando spesso luogo, dividendosi poi riunendosi.

In un articolo di Maria Teresa Martinengo, pubblicata dal quotidiano La Stampa Tullio Levi ricorda che “da parte della famiglia Antoniono fu un’opera di disinteressata assistenza che si protrasse ininterrottamente per tutti i quindici mesi di guerra e che ci permise di superare indenni le difficoltà che la nostra condizione di braccati comportava”.

“Senza alcuna esitazione ed incuranti dei rischi cui andavano incontro, – ha narrato Tullio Levi - si offrirono di ospitare presso di loro la mia nonna e, affinché la separazione dalla sua famiglia non risultasse troppo traumatica, suggerirono che io, il nipote più piccolo, restassi con lei. E così fu”.

“La famiglia Antoniono – ha precisato il già Presidente delle Comunità Ebraiche di Torino - trovò un nascondiglio provvisorio per mio padre, mia madre e mio fratello, nella canonica dei “Tre Ciuchè”, una chiesa isolata non lontana da Agliè. Nonostante l’encomiabile disponibilità del parroco, la loro permanenza fu breve in quanto vennero avvisati di una delazione e dovettero fuggire, trovando, ancora con l’aiuto della famiglia Antoniono, un’altra precaria sistemazione in un cascinale”.

La permanenza dei Levi presso gli Antoniono si protrasse fino agli inizi di gennaio del ’44, quando la nonna di Tullio morì.

In questo contesto Tullio Levi ha ricordato che “sentendo prossima la fine, mia nonna aveva espresso il desiderio di riabbracciare la più grande delle figlie, sfollata a Lauriano Po. Carlo Antoniono non ci pensò due volte e con un viaggio estremamente pericoloso ed avventuroso, sfuggendo ai numerosi posti di blocco, riuscì a raggiungere Lauriano Po, a rintracciare la zia ed a portarsela a Torre dove giunse poco prima che la nonna esalasse l’ultimo respiro”. 

Di fronte al tanto male di quegli anni, fu il coraggio e la dignità dei Giusti che salvarono il mondo dalla barbarie, dimostrando ancora una volta che il bene vince sempre sul male.