Chi salverà lo sport a divenire sano, pulito e leale?

Commento del Presidente del Centro Nazionale Opere Salesiane per lo Sport a una recente decisione del Consiglio Nazionale del CONI

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di Eugenio Fizzotti

ROMA, domenica, 12 febbraio 2012 (ZENIT.org).- Risulta di particolare interesse dal punto di vista sia professionale che pastorale l’informazione che fornisce Don Claudio Belfiore, Presidente del Centro Nazionale Opere Salesiane per lo Sport, il quale manifesta l’accoglienza con soddisfazione della recente decisione del 219° Consiglio Nazionale del CONI che, nel comunicato del 2 febbraio 2012, ha dato il via libera alle nuove norme del codice etico «a tutela dell'onorabilità degli organismi sportivi», norme per cui «sono automaticamente sospesi in via cautelare i componenti che sono stati condannati, ancorché con sentenza non definitiva, per i delitti indicati nell'elenco allegato al Codice o che sono stati sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza personale».

Commentando tale decisione Don Belfiore evidenzia che «tali norme erano tanto attese quanto connaturate con lo sport medesimo, che tale può essere chiamato nella misura in cui ne riscontriamo ancora le qualità di probità, lealtà e correttezza. Quanto sta emergendo da differenti vicende sportive, probabile punta dell’iceberg di una situazione molto più estesa e sommersa, è a dir poco preoccupante e sconcertante, ancor di più se in assenza di interventi chiari e risolutivi».

Le ragioni di tale affermazione si desumono dallo sport medesimo che non si riduce a un’attività psico-motoria con relativi benefici sanitari ma, secondo la classica espressione di De Coubertin, «è parte del patrimonio di ogni uomo e di ogni donna», ossia è un patrimonio culturale e valoriale, nel senso che costituisce la rappresentazione e allo stesso tempo la prefigurazione del cittadino e della società verso cui ci si incammina. Lo sport, infatti, considerato nella prospettiva educativa come «specchio della società» consente a coloro che lo praticano di prendere consapevolezza della propria identità e dell’apertura verso il futuro e nello stesso tempo fa individuare l’attuazione di azioni e decisioni che, non solo a motivo di denunce o di condanne, favoriscono la riflessione e invitano a intervenire per alimentare uno stile educativo prevalentemente nel contesto giovanile.

Ponendosi la domanda: «Cosa sta diventando lo sport, e con esso la nostra società?», Don Belfiore rileva che purtroppo «a calciopoli, in cui erano coinvolte le società sportive, ha fatto seguito il calcio scommesse, che coinvolge tanti e singoli giocatori; alcune settimane addietro nel contesto del rugby, da sempre portatore di valori e di correttezza, è stato scoperto un notevole giro di cocaina con il coinvolgimento di diversi atleti; è tristemente risaputo il diffuso ricorso al doping da parte di sportivi sia professionisti che dilettanti; si afferma prepotente il sospetto che nel mondo dello sport avvenga il riciclaggio di denaro sporco; sempre più lo sport è trampolino di lancio per interessi personali e societari, quasi terra di mezzo per l’illecito e per l’azzardo».

E volendo sottolineare ancora una volta la prospettiva educativa dello sport, Don Belfiore dopo essersi chiesto: «Se questo è lo “spettacolo” a cui assistiamo, ragazzi e giovani compresi, ci illudiamo che il futuro sarà migliore?», riconosce che, avvalendosi di energie e di motivazioni, «è ancora possibile fermarsi prima di arrivare sul ciglio del baratro», il che comporta un atteggiamento ben chiaro di comprensione delle attività sportive e di ottime relazioni interpersonali.

Da tutto questo risulta che le norme di autotutela deliberate con grande coraggio dal Consiglio Nazionale del CONI sono quanto mai positive ed evidenziano la necessità e l'urgenza che si proceda nel rilanciare «l'importanza dei valori etici insiti nello sport e dei doveri di lealtà, correttezza e probità, cui tutti i tesserati sono costantemente tenuti e, a maggior ragione, i componenti degli organismi del CONI, delle Federazioni, delle Leghe, delle Discipline associate, degli Enti di promozione, delle Associazioni benemerite».

Da tutto questo risulta ancora una volta che lo sport, essendo un albero con buone radici, ha bisogno di terra buona e concimata, di una significativa potatura e di una costante esposizione al sole della lealtà e della correttezza, in modo da divenire sempre più «sano, pulito e leale», corretta e positiva modalità educativa a livello sia personale che relazionale e di gruppo.