"Chi vuole proclamare il Vangelo, deve avere un rapporto personale con Cristo"

Benedetto XVI riceve in udienza i direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie

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di Luca Marcolivio

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 11 maggio 2012 (ZENIT.org) – I missionari devono essere, oggi più che mai, autentici uomini di fede. Lo ha sottolineato stamattina papa Benedetto XVI, nel corso dell'Udienza in cui ha ricevuto i direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie in occasione dell'Assemblea annuale del Consiglio Superiore.

Salutando il cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, monsignor Savio Hon Tai-Fai e monsignor Piergiuseppe Vacchelli, rispettivamente segretario e segretario aggiunto della stessa Congregazione, il Papa ne ha ricordato il sottosegretario Padre Massimo Cenci, recentemente scomparso. “Il Signore lo ricompensi per tutto il lavoro da lui compiuto in missione e a servizio della Santa Sede”, ha commentato.

L'evangelizzazione, in quest'epoca, assume sempre più “carattere di urgenza” e spinge la Chiesa ad agire “con passo ancora più spedito” per “portare ogni uomo alla conoscenza di Cristo”, ha proseguito il Pontefice.

Soltanto nella Verità, “che è Cristo stesso”, l'umanità può “scoprire il senso dell’esistenza, trovare salvezza, e crescere nella giustizia e nella pace”. In forza di ciò ogni uomo e ogni popolo hanno “diritto a ricevere il Vangelo della verità” e l'imminente Anno della Fede conferisce maggior forza a tale impulso.

“Gesù, il Verbo incarnato – ha affermato Benedetto XVI - è sempre il centro dell’annuncio, il punto di riferimento per la sequela e per la stessa metodologia della missione evangelizzatrice, perché Egli è il volto umano di Dio che vuole incontrare ogni uomo e ogni donna per farli entrare in comunione con Lui, nel suo amore”.

Chi voglia proclamare il Vangelo a tutti i popoli della Terra, guidandoli all'incontro con il Signore, deve avere “un rapporto personale e quotidiano con Cristo, lo conosca e lo ami profondamente”, ha aggiunto.

La missione di oggi, quindi “ha bisogno di rinnovare la fiducia nell’azione di Dio; ha bisogno di una preghiera più intensa perché venga il suo Regno, perché sia fatta la sua volontà come in Cielo, così in terra”.

In un'epoca di sfide, nella quale Cristo è ancora sconosciuto ad interi popoli, è dunque necessario rinnovare e rinforzare l'opera di evangelizzazione, pregando il rosario e invocando “luce e forza dallo Spirito Santo”.

Sempre più attuale è la realtà del martirio e l'annuncio del Vangelo avviene spesso in mezzo a molte “difficoltà e sofferenze”. In fasi di “cambiamenti economici, culturali e politici”, come quella attuale, l'uomo è spesso “in preda all'angoscia e alla disperazione”. Pur essendo “annunciatori di speranza e pace”, i cristiani devono sempre fare i conti con la persecuzione “come il loro Maestro e Signore”.

Eppure il loro tributo di sangue “è profezia e liberazione” ed è “seme di una umanità nuova che cresce, e solo alla fine dei tempi avrà la sua piena realizzazione”.

“Vostro peculiare impegno – ha detto il Papa rivolto ai direttori delle Pontificie Opere Missionarie - è anche quello di tenere viva la vocazione missionaria di tutti i discepoli di Cristo, perché ciascuno, secondo il carisma ricevuto dallo Spirito Santo, possa prendere parte alla missione universale consegnata dal Risorto alla sua Chiesa”.

Il Santo Padre ha infine esortato i presenti ad essere “sempre più espressione visibile e concreta della comunione di persone e di mezzi tra le Chiese, che, come vasi comunicanti, vivono la stessa vocazione e tensione missionaria”, manifestando la certezza di un loro continuo impegno “affinché le Chiese locali assumano, sempre più generosamente, la loro parte di responsabilità nella missione universale della Chiesa”.