"Chiara Lubich e la cultura della Risurrezione"

Il saluto della Presidente del Movimento dei Focolari al convegno "Chiara Lubich. Carisma, Storia, Cultura", nel 5° anniversario della sua morte (14 marzo 2008)

Roma, (Zenit.org) Maria Voce | 316 hits

E’ con animo profondamente grato che desidero rivolgere il mio cordiale saluto al Rettore Magnifico dell’Università “Sapienza”, Prof. Luigi Frati, al Sindaco di Roma, On. Gianni Alemanno, alle autorità civili ed ecclesiastiche, alle numerose personalità accademiche, agli uomini e alle donne di cultura, ai giovani ricercatori e studenti che hanno voluto onorare con la loro presenza questo Convegno Internazionale dedicato a Chiara Lubich.

Non posso nascondere che alla gratitudine profonda si unisce in me una certa emozione. Proprio qui, infatti, tra le mura di questa prestigiosa Università che frequentavo, sono venuta per la prima volta in contatto con il Movimento dei Focolari e la spiritualità che lo anima. Ormai alle porte del conseguimento della laurea in Giurisprudenza e quindi del ritorno nella mia terra natale,la Calabria, attratta dalla testimonianza di alcuni studenti di questo Ateneo, ho dato una svolta decisiva ai miei progetti, ponendomi al seguito di un ideale di vita che, negli anni a venire, mi avrebbe visto a fianco di Chiara come sua personale collaboratrice.

Faccio quindi parte di quella cerchia dei suoi seguaci che hanno avuto la possibilità – e, ancor più, la grazia – di partecipare direttamente al progressivo manifestarsi ed espandersi del carisma in lei deposto e da lei comunicato, nello stupore mai sopito dinanzi al rinnovarsi continuo del dono di Dio.

Non è dunque senza emozione che oggi sono qui tra loro, in qualità di Presidente designata a succederle alla guida del Movimento dei Focolari, per celebrarne la straordinaria figura.

Figura di donna carismatica, da cui ha avuto origine un’Opera ramificata ad ogni latitudine, protesa a immettere nell’umanità germi di vita evangelica che l’accompagnano nel suo cammino verso la fraternità universale, invocata da Gesù: “Che tutti siano uno” (Gv 17,21).

Figura di donna del nostro tempo, che ha saputo entrare nelle pieghe riposte della storia del Novecento e leggerne quei segni fecondi che davano ad essa senso e futuro.

Figura di donna culturalmente attenta a cogliere i tratti della ricerca dell’uomo contemporaneo: ricerca talvolta sofferta e oscura, in tutto simile ad una notte epocale e collettiva - così come anche a lei è stato dato, in certo modo, di sperimentare nel tratto ultimo della sua esistenza terrena -, ma, al tempo stesso, ricerca nella quale ha sempre saputo cogliere quelle aperture promettenti che facevano presagire il sorgere di una cultura pervasa dalla luce che, misteriosamente ma realmente, scaturisce dal passaggio attraverso la morte versola Vita. Inuna parola, il sorgere di quella che Chiara amava definire “la cultura della risurrezione”.

Mi auguro che il Convegno, come è nei suoi intenti, possa offrire un saggio di come questa cultura, grazie anche all’impulso specifico del carisma di Chiara, comincia a delinearsi nel contesto della molteplicità dei saperi, a declinarsi secondo le modalità proprie delle diverse discipline.

Ma il mio augurio si estende ancora oltre. Auspico cioè che l’elaborazione dottrinale avviata, entrando sempre più fattivamente in dialogo con i vari universi di pensiero, si approfondisca e si sviluppi, in modo da innervare in maniera proficua il vissuto culturale del nostro tempo. E sia a beneficio dell’irreversibile cammino dell’uomo verso una nuova attesa civiltà: la civiltà dell’amore, la civiltà dell’unità.