Chiese della periferia romana 2000-2013

Un saggio approfondisce la genesi dei luoghi di culto della capitale della cristianità, sorti dal Giubileo all'Anno Costantiniano

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 1726 hits

Roma si evolve e con essa cambia la mappatura dei suoi luoghi di culto. La capitale della cristianità in 1700 anni ha visto nascere, crescere e, in alcuni casi, morire molte delle sue chiese.

In particolare sugli ultimi tredici anni di edilizia religiosa è incentrata l’attenzione del saggio Chiese della periferia romana (Electa, 2013), a cura di monsignor Liberio Andreatta, Marco Petreschi e Nilda Valentin. L’arco temporale scelto non è affatto casuale: dal Grande Giubileo del 2000 all’Anno Costantiniano, ancora in corso.

Il testo raccoglie immagini, disegni e testi critici di tutti i progetti, proposti e realizzati, per la costruzione di complessi parrocchiali nella periferia di Roma, su incarico dell’Ufficio per la Preservazione della Fede e la Provvista di Nuove Chiese del Vicariato di Roma, in questi ultimi tredici anni.

Le nuove chiese sono in totale 45: Santa Maria a Setteville, Natività di Maria, Sant’Alessio, Sant’Alfono Maria de’ Liguori, San Domenico di Guzman, Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù, Santa Maria della Presentazione, Santa Maria Addolorata, Santa Maria dell’Orazione, San Giovanni della Croce, San Maurizio Martire, Santa Faustina Kowalska, Dio Padre Misericordioso, San Francesco d’Assisi a Monte Mario, Santa Felicita e Figli Martiri, Sant’Andrea Corsini, Beata Gianna Beretta Molla (C.S.), San Romano Martire, San Francesco di Sales, Santo Volto di Gesù, Santa Margherita Maria Alacoque, Santa Maria Stella dell’Evangelizzazione, San Patrizio, Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi, Santa Edith Stein, San Massimiliano Kolbe a Via Prenestina, Santa Maria Madre dell’Ospitalità, San Giovanni Battista de La Salle, Santi Elisabetta e Zaccaria, San Gabriele dell’Addolorata, Santa Maria delle Grazie a Casal Boccone, San Pio da Pietrelcina, San Carlo Borromeo, San Corbiniano, San Cirillo Alessandrino, San Tommaso Apostolo, Santa Caterina da Siena, Santa Maria di Loreto, San Raimondo Nonnato, Beata Teresa di Calcutta, Sant’Anna a Morena, San Giovanni Nepomuceno Neumann, San Atanasio, Santa Brigida di Svezia, San Vincenzo de’ Paoli.

Chiese della periferia romana, acquistabile sia in libreria che come e-book,è frutto di una ricerca finanziata dall’Università di Roma “La Sapienza”. La pubblicazione è frutto di un accordo di collaborazione fra il Vicariato di Roma e il Dipartimento di Architettura e Progetto DIAP (Dipartimento Architettura e Progetto).

Il libro è stato presentato ieri sera presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, alla presenza di due degli autori: monsignor Liberio Andreatta, direttore dell’Ufficio per l’Edilizia di Culto della Diocesi di Roma, e Marco Petreschi, professore ordinario in Composizione Architettonica e Urbana presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Roma “La Sapienza”.

Sono inoltre intervenuti Giuseppe Pullara, giornalista del Corriere della Sera (in qualità di moderatore), Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, Piero Ostilio Rossi, direttore del DIAP presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Roma “La Sapienza”, Alessandro Viscogliosi, professore ordinario in Storia dell’Architettura presso la Facoltà di Architettura de “La Sapienza”, il cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la Diocesi di Roma, e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

“Questo libro è una bella sfida – ha commentato Alemanno -. È significativo perché mette alla prova l’architettura moderna nel contesto più difficile”, ovvero quello delle periferie, dove negli ultimi 40 anni, l’architettura ha spesso dato “segnali drammaticamente negativi”, con un’edilizia non sempre a misura d’uomo.

Il sindaco ha inoltre sottolineato il sempre forte valore aggregativo delle parrocchie, in quartieri che, altrimenti, “non avrebbero alcun punto di riferimento”.

La prospettiva della parrocchia come ambiente di socializzazione è stato condiviso anche dal cardinale Vallini. “In un’epoca in cui si parla di ‘società liquida’, c’è ancor più bisogno di luoghi che diano risposte alle grandi domande dell’uomo”, sulla vita, sulla morte e sul nostro destino.

Il porporato ha poi aggiunto: “Non entro nel merito dell’arte ma indubbiamente una chiesa che sia anche bella, eleva lo spirito”. Inoltre, secondo Vallini, è auspicabile che “chi si occupa di architettura sacra, sia mosso da valori cristiani”.

Anche il professor Petreschi ha auspicato un ritorno del sacro nell’architettura ecclesiale, dopo anni di ubriacatura ideologica anche in questo campo. Al punto che “dopo il ‘68 parlare di spazio sacro era diventato una bestemmia”, ha commentato il docente.

Il saggio Chiese della periferia romana è diviso in tre parti. Nella prima parte sono riportate le schede delle chiese consacrate negli ultimi 13 anni, in ordine cronologico di dedicazione. Per ognuna di esse è aggiunta una nota sintetica delle intenzioni e motivazioni. Sono riportate anche le opere in corso di progettazione nell’ambito del Vicariato di Roma.

Nella seconda parte sono presentate tutte le proposte progettuali emerse dagli esiti dei concorsi ad inviti banditi dall’Ufficio per la Provvista di Nuove Chiese del Vicariato di Roma con una breve sintesi descrittiva degli autori.

Nella terza parte sono presentate opere proposte e mai realizzate, esposte nel volume per dare agli autori una pur minima visibilità in virtù dell’impegno e dello sforzo profuso.