Ci mancava il vero incontro con Dio

Intervista a Jocelyne Khoueiry, negli Anni Settanta-Ottanta alla testa dei reparti femminili del Kataeb/Forze libanesi, poi fondatrice dell'associazione "La libanaise Femme du 31 mai" e del "Sì alla vita" nazionale

Roma, (Zenit.org) Giuseppe Rusconi | 291 hits

La giornata dell’8 marzo sarà festeggiata per la prima volta in Vaticano con il convegno “Voci di fede”, promosso dalla Fondazione Götz Fidel: undici le relatrici, impegnate nel mondo al servizio concreto della dignità umana.

Tra loro Chiara Amirante (fondatrice di ‘Nuovi Orizzonti”), la teologa carmelitana scalza Maria Cristiana Dobner, la comboniana eritrea suor Azezet Kidane attiva a Gerusalemme, la nigeriana suor Ifediba Caritas Chinwem che con un grappolo di consorelle si occupa di diecimila persona su un isolotto del fiume Niger.

Ed anche la libanese Jocelyne Khoueiry, già valorosa combattente nella lunga guerra civile degli Anni Settanta-Ottanta, oggi donna che lotta con le armi non meno forti della ragione e della fede, dopo aver fondato nel 1988 l’associazione “La libanaise – Femme du 31 mai” e successivamente il “Sì alla vita” nel Paese dei Cedri.

La cinquantanovenne Jocelyne - la cui vita è raccontata ne “Il cedro e la croce” (Marietti 1820 editore) – ha folti capelli ormai bianchi, ma occhi sempre vivi e lampeggianti, determinazione da militante appassionata.

Jocelyne Khoueiry, perché un convegno in Vaticano per l’8 marzo?

Dopo un percorso incominciato con il Vaticano II, proseguito con Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ecco che papa Francesco ribadisce con forza che la donna deve contare di più nella Chiesa…

Continuità di pensiero dunque, non un’accelerazione improvvisa…

Una continuità di pensiero, che è sfociata nell’organizzazione dell’ incontro dentro le mura leonine: i tempi erano ormai maturi.

Da sempre Lei ha lottato per la dignità della donna. In una prima fase lo ha fatto con le armi, per difendere il focolare minacciato. Ventenne combatteva in prima linea, sulle barricate,  da militante del Kataeb, la falange cristiana libanese, raccogliendo attorno a sé tante ragazze unite dal medesimo sentire… 

Volevamo far capire che anche noi donne eravamo in grado di lottare per l’identità nazionale, di morire per l’amato Libano. Sono stati anni pieni di fierezza, di entusiasmo, con molta gloria a livello umano… eravamo un gruppo, alla fine, nel 1985, addirittura un migliaio. Ma sentivamo che ci mancava qualcosa per essere pienamente soddisfatte di noi stesse, il vero incontro con Dio…

Sì, ma combattevate già da cristiane…

Certo, eravamo cristiane, ma forse più nel senso dell’appartenenza sociale… Quando abbiamo percepito la presenza di Dio sulle barricate, nelle lunghe notti di veglia militare, abbiamo capito che tutto questo non ci bastava. E’ la nostra devozione a Maria, madre e avvocata nostra, che ci ha permesso di giungere a Lui.

Noi… è stata una scelta collettiva… 

Sì, io comandavo i reparti femminili delle forze libanesi, ma la scelta è stata collettiva, almeno del nocciolo duro della nostra milizia… abbiamo scoperto insieme la gioiosa necessità del nuovo cammino. Eravamo stanche della guerra, che si prolungava dal 1976… volevamo dare un senso più pieno alla nostra vita.  Incontrando Dio attraverso Maria, abbiamo capito che dovevamo offrire alla società libanese il nostro contributo specificamente femminile per aiutarla a crescere. Abbiamo scoperto il Libano come messaggio di convivenza, libertà, dialogo… Dapprima, nella seconda metà degli Anni Ottanta, abbiamo curato la formazione umana, teologica, sulla dottrina sociale della Chiesa. Noi avevamo lasciato le Forze libanesi con grande amarezza, nel 1985, quando c’è stata la tragica divisione interna: avevamo compreso che i nostri giovani non erano abbastanza maturi e formati per poter fare seriamente un discorso sociopolitico veramente cristiano. Abbiamo lavorato così per riconciliare impegno nazionale e cristiano.

Il movimento da Lei fondato si chiama “La libanese – donna del 31 maggio”… perché tale richiamo?

Il 31 maggio era la giornata della militante nei ranghi del Kataeb/Forze libanesi. Non abbiamo mai rinnegato l’impegno militare, ma abbiamo scelto di utilizzare quel che di buono avevamo fatto per servire Dio e l’uomo da donne cristiane. Un Papa per noi è stato decisivo, Giovanni Paolo II: con la Familiaris Consortiodel 1981, la Mulieris dignitatem del 1988, l’Evangelium vitae del 1995 ci ha indicato la via da seguire per promuovere la dottrina sociale della Chiesa attraverso la difesa della vita umana contro le minacce incombenti, con la difesa della famiglia insidiata da attacchi incessanti…

Su quest’ultimo tema oggi siete particolarmente impegnate

Certo anche in Libano per fronteggiare, dando il nostro specifico contributo femminile, la nuova sfida costituita dal dilagare della teoria del ‘gender’. Sa, molti testi scolastici vengono dalla Francia di Hollande, quella del ‘mariage pour tous’. Abbiamo proposto ad esempio di bloccare in arabo la diffusione del termine’ gender’, il cui significato è stato manipolato lucidamente e subdolamente ed è diventato cavallo di battaglia dei poteri che misconoscono la verità della legge naturale. Dobbiamo reimparare ad usare i termini chiarissimi di ‘uomo’ e ‘donna’.

La vostra evoluzione degli Anni Ottanta è avvenuta grazie a Maria, che è anche simbolo di un legame forte con i musulmani… 

A riprova di ciò il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, è da qualche anno festa nazionale. Tutto il Libano si ferma quel giorno. Aggiungerei che l’elemento principale del dialogo odierno islamo-cristiano è proprio dato dalla figura di Maria, madre che vuole unire tutti i figli di Abramo in un dialogo non teologico, ma di umana concretezza quotidiana così che possano convivere nella pace e nella giustizia. Esiste d’altronde anche un gruppo femminile, “La strada di Maria”, costituito da dottoresse cristiane e islamiche che percorrono insieme i sentieri della vita. Maria è un grande segno di speranza, indispensabile al concretizzarsi del ‘Libano-messaggio’ e nel cammino della Chiesa, come evidenziava Giovanni Paolo II nella Mulieris dignitatem, un testo in cui ho trovato trasposta tutta intera la Parola di Dio sulla donna.

[Fonte: www.rossoporpora.org]