"Ciascun battezzato è discepolo e missionario": piccoli, grandi, vescovi e Papi

Francesco prosegue il ciclo di catechesi sui Sacramenti e, nell'udienza generale di oggi, riflette sull'importanza del Battesimo richiamando l'esempio delle comunità cristiane in Giappone

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 809 hits

È un marchio di fuoco l’acqua del Battesimo che permette ai cristiani di “diventare membri del Corpo di Cristo e del Popolo di Dio”. Papa Francesco prosegue il ciclo di catechesi sui Sacramenti, inaugurato mercoledì scorso nella prima udienza generale del 2014, e nella catechesi di oggi riflette su questo primo segno della vita cristiana, in virtù del quale chi lo riceve – diceva San Tommaso d’Aquino – “viene incorporato a Cristo quasi come suo stesso membro e viene aggregato alla comunità dei fedeli”.

“Alla scuola” del Concilio Vaticano II, prosegue il Santo Padre, “diciamo che il Battesimo oggi ci fa entrare nel Popolo di Dio, ci fa diventare membri di un Popolo in cammino, un popolo peregrinante nella storia”. Perché, spiega il Pontefice, “come di generazione in generazione si trasmette la vita, così anche di generazione in generazione, attraverso la rinascita dal fonte battesimale, si trasmette la grazia, e con questa grazia il Popolo cristiano cammina nel tempo, come un fiume che irriga la terra e diffonde nel mondo la benedizione di Dio”.

Siamo parte dunque di una grande “catena nella trasmissione della fede”, il cui primo anello sono i discepoli che, inviati da Gesù, “sono andati a battezzare”. “E così è la grazia di Dio – aggiunge il Papa a braccio – e così è la nostra fede, che dobbiamo trasmettere ai nostri figli, trasmettere ai bambini, perché loro, una volta adulti, possano trasmettere la fede ai loro figli”.

L’acqua del Battesimo ha, dunque, lo straordinario potere di trasformare i cristiani in “discepoli missionari, chiamati a portare il Vangelo nel mondo”. Bergoglio cita la Evangelii Gaudium, e ai fedeli stretti nell’abbraccio del colonnato di Bernini dice: “Ciascun battezzato qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione… La nuova evangelizzazione deve implicare un nuovo protagonismo di ciascuno dei battezzati”.

“Tutti nella Chiesa – sottolinea - siamo discepoli, e lo siamo sempre, per tutta la vita; e tutti siamo missionari, ciascuno nel posto che il Signore gli ha assegnato”. Dal “più piccolo”, fino a “quello che sembra più grande”, dal semplice fedele, quindi, ai vescovi e al Successore di Pietro. “Anche i vescovi e il Papa devono essere discepoli – ‘bacchetta’ infatti Bergoglio - perché se non sono discepoli non fanno il bene, non possono essere missionari, non possono trasmettere la fede”.

“Esiste un legame indissolubile tra la dimensione mistica e quella missionaria della vocazione cristiana”, entrambe “radicate nel Battesimo”, aggiunge. E come chiariva il Documento di Aparecida: “Tutti i battezzati e le battezzate siamo chiamati a vivere e trasmettere la comunione con la Trinità, poiché l’evangelizzazione è un appello alla partecipazione della comunione trinitaria”.

Pertanto, “nessuno si salva da solo” – chiosa Francesco – “siamo comunità di credenti, e nella comunità sperimentiamo la bellezza di condividere l’esperienza di un amore che ci precede tutti e che, allo stesso tempo, ci chiede di essere ‘canali’ della grazia gli uni per gli altri, malgrado i nostri limiti e i nostri peccati”. La dimensione comunitaria non è quindi solo “una cornice, “un contorno”, ma “parte integrante della vita cristiana, della testimonianza e dell’evangelizzazione”.

È esemplare, in tal senso, la storia della comunità cristiana in Giappone, la quale – ricorda il Santo Padre – subì una dura persecuzione agli inizi del secolo XVII, che causò una folta schiera di martiri, membri del clero espulsi e migliaia di fedeli uccisi. La comunità si ritirò allora nella clandestinità, “conservando la fede e la preghiera nel nascondimento”. Uscirono poi allo scoperto due secoli e mezzo dopo, con l’arrivo dei missionari che fecero “rifiorire” la Chiesa sull’isola. Solo “la grazia del loro Battesimo” permise a queste comunità di sopravvivere, spiega Papa Francesco: esse “avevano mantenuto, pur nel segreto, un forte spirito comunitario, perché il Battesimo li aveva fatti diventare un solo corpo in Cristo: erano isolati e nascosti, ma erano sempre membra del Popolo di Dio, della Chiesa”.

“Possiamo imparare tanto da questa storia”, osserva Francesco, soprattutto i pellegrini provenienti da Giordania e Terra Santa presenti nella piazza, a cui dice: “Le difficoltà e le persecuzioni quando vengono vissute con affidamento, fiducia e speranza, purificano la fede e la fortificano”. Quindi, l’incoraggiamento ad essere “veri testimoni di Cristo e del Suo Vangelo, autentici figli della Chiesa, pronti sempre a rendere ragione della vostra speranza, con amore e rispetto”.

Il Papa saluta poi i Lancieri di Aosta, “che hanno prestato soccorso agli immigrati di Lampedusa” e le Suore Domenicane Missionarie di San Sisto, che ricordano il centenario della morte della Fondatrice, Madre Antonia Lalìa. Infine, esorta tutti “a vivere con generosità il proprio impegno ecclesiale, perché il Signore riempia i cuori della gioia che solo Lui può donare”. Come ormai consuetudine il mercoledì, Papa Bergoglio percorre in jeep la piazza per salutare i fedeli, e scambiare un gesto di affetto con pellegrini, malati, bambini e coppie di sposi.