Cinque cardinali celebrano nelle "loro" chiese romane

L'ultima uscita pubblica dei porporati prima del Conclave

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 995 hits

Alcune chiese e parrocchie romane possono dire di aver celebrato messa con un possibile futuro papa. Durante la giornata di ieri, infatti, come è consuetudine durante le Congregazioni Generali, cinque cardinali elettori hanno presieduto le celebrazioni eucaristiche della IV domenica di Quaresima, presso le chiese di cui sono titolari.

Il cardinale arcivescovo di Milano, Angelo Scola, considerato il favorito tra i papabili, ha celebrato ai Santi Apostoli. Il titolare della diocesi ambrosiana, ha concluso l’omelia, elevando al Signore la preghiera per un “pastore santo” che possa edificare la Chiesa con “la testimonianza della sua vita” e condurla “sulle orme segnate dai grandi pontefici degli ultimi 150 anni”.

La missione della Chiesa, ha aggiunto Scola, è “annunciare sempre la misericordia di Dio, anche all’uomo sofisticato e smarrito del nuovo millennio, anche in questi tempi grami”.

All’insegna dell’ironia, la visita e la messa del cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, alla parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe. Ricevendo in dono un pacco con caramelle, vino ed altri omaggi alimentari, il porporato americano ha detto: “Grazie a tutti ma non lo apro fino a Pasqua, c’è il digiuno”.

Poi ha scherzato: “Magari il pacchetto di caramelle me lo porto in conclave, ho sentito dire che il cibo è così così, magari ogni tanto scarto una caramella”.

Dolan ha poi promesso di tornare a visitare di fedeli della parrocchia di Guadalupe, subito dopo l’elezione del nuovo Papa, quindi poco prima della messa di insediamento del Pontefice, che sarà la domenica successiva alla fumata bianca. Dopo quella data, i cardinali non operativi nella Curia Romana, faranno ritorno nelle rispettive diocesi.

Il più papabile tra i porporati americani è considerato il cappuccino Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, che ha presieduto un’affollata messa a Santa Maria della Vittoria. Anche O’Malley ha approcciato i fedeli con ironia e, quasi a smentire le voci sulla ‘papabilità’, ha detto: “Desidero assicurarvi tornerò a Boston come un cardinale dopo il conclave, e forse mi prendo la statua di Santa Teresa con me”.

Già al momento del suo insediamento come titolare di Santa Maria della Vittoria, il porporato aveva scherzato, dichiarando di volersi portare in America la statua di Santa Teresa d’Avila, realizzata dal Bernini e custodita all’interno della celebre chiesa barocca. “La risposta che mi è stata data e che già Napoleone aveva provato a farlo”, ha aggiunto O’Malley.

Durante l’omelia, il arcivescovo di Boston si è soffermato sulla figura del Figliol Prodigo, protagonista del Vangelo del giorno, sottolineando che “ognuno è cercatore di felicità e spesso si cerca laddove non è” e che, tuttavia, spesso, sono proprio le “esperienze negative” a dare “valore alla vita”.

La basilica minore di Santa Balbina, all’Aventino, è la chiesa di cui è titolare il cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee. “In questa santa messa al nostro Signore e Maestro, che dia luce e forza alla sua Chiesa, perché possiamo diventare anche oggi una voce che chiama a casa, luce, orientamento e buona novella per tutta l’umanità”, ha detto Erdő a conclusione dell’omelia (leggi sintesi).

Il cardinale Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo del Brasile, ha celebrato messa a Sant’Andrea al Quirinale. Durante l’omelia ha detto: “Quello che stiamo vivendo è un momento molto bello per la vita della Chiesa, accompagnato dall’interesse della gente in tutto il mondo e della stampa internazionale”. Il porporato brasiliano ha poi esortato i fedeli a nutrire “fiducia nella Chiesa”, perché possa fare “bene la sua missione”.

Durante la distribuzione della Santa Comunione, al cardinale Scherer è caduta di mano una particola eucaristica, che il porporato, senza perdere la calma, si è chinato a raccogliere.

Per i cardinali Scola, Erdő, Dolan, O’Malley e Scherer, si è trattato dell’ultima uscita pubblica, prima del Conclave.