Città di Castello: celebrata la festa di santa Veronica Giuliani

Migliaia di fedeli hanno reso ieri omaggio alla santa

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ROMA, martedì, 10 luglio 2012 (ZENIT.org).- Il Pontificale presieduto dal Vescovo, monsignor Domenico Cancian, e concelebrato dal vescovo di Huari, mons. Ivo Baldi e da mons. Smaragde Mbonyintege, vescovo della diocesi di Kabgayi, in Rwanda, si è conclusa la giornata della festa di santa Veronica Giuliani. Per tutto il giorno del 9 luglio il monastero delle cappuccine è stato visitato da migliaia di fedeli che hanno reso omaggio alla santa.

Durante la celebrazione pomeridiana il vescovo di Città di Castello ha ricordato l’importanza della santa per la città e per la Chiesa intera. “Questo ristretto spazio del monastero – ha affermato il vescovo – è stato come un’aula o una palestra nella quale Veronica ha frequentato come brillante discepola la scuola di Gesù, lo Sposo-Maestro, imparando da lui “pazzie d'amore”, ben diverse dalle strane follie di chi si lascia andare agli istinti. Proprio per la centralità che, nella sua esistenza, ebbe l’amore da e verso Dio, santa Veronica viene rappresentata con un cuore in mano: questo è significativo, perché la santità cristiana è una questione di cuore e di amore”.

Prendendo poi spunto dalle due letture proposte dalla liturgia il vescovo ha aggiunto: “Veronica è stata testimone della straordinaria bellezza dell'amore di Dio come suo Sposo. Lei ha accettato di fare della sua vita una storia d'amore sponsale con Gesù, diventandone l'impareggiabile discepola, sposa e maestra. Veronica è il tralcio che ha saputo rimanere strettamente unita alla vite, ricevendone la linfa vitale. È il tralcio che si è lasciato potare dal Padre. Perciò, secondo la promessa di Gesù, ha portato frutti abbondanti. Prova ne è che a distanza di 300 anni siamo qui in molti a ringraziarla, ed invocarla. Il suo amore è diventato così fecondo che la sua intercessione presso il Signore ha ottenuto un'infinità di grazie. La grazia più importante resta quella di spronarci a vivere anche noi una vita santa come la sua, di imparare ad amare come lei, a voler bene, a servire, a perdonare, a educarci ad una vita secondo il Vangelo”.

“Cari fratelli e sorelle, - ha terminato il vescovo - tenendo conto delle sfide epocali che abbiamo dinanzi a livello personale, ecclesiale, sociale, la nostra santa sorella ci indica un percorso che costituisce una grande speranza e allo stesso tempo chiama in causa tutta la nostra responsabilità umana e cristiana. Interpella soprattutto il nostro cuore.È possibile anche per noi una vita nuova, carica di senso, alla scuola dell'amore, proposto e testimoniato da Gesù. Se accogliamo il suo amore veniamo guariti anche noi dall'egoismo, dall'apatia, dalla disperazione. Come lei anche noi possiamo accogliere e far fruttificare quell'amore che discende dal cuore di Cristo”.