Collera e luce: un prete nella rivoluzione siriana (Prima parte)

Il nuovo libro di Paolo Dall'Oglio, il padre gesuita impegnato nel dialogo con il mondo ed il popolo islamico

Roma, (Zenit.org) | 675 hits

L’ufficio stampa dell’EMI (Editrice Missionaria Italiana) ci ha appena informato della pubblicazione per ottobre del libro “Collera e luce: un prete nella rivoluzione siriana” scritto da Paolo Dall’Oglio, il padre gesuita di cui si sono perse le tracce lo scorso 27 luglio. Si teme che sia stato rapito da un gruppo di estremisti.

Secondo l’EMI il libro è innanzi tutto un grido, quello di un uomo, un gesuita consacrato all’amore di Gesù per i musulmani, che ha dedicato 30 anni della sua vita al dialogo islamo–cristiano, senza mai smettere di costruire ponti e che in pochi mesi ha visto tutto quanto crollare in un orrore senza nome.

Padre Paolo Dall'Oglio, conoscitore raffinato del Vicino Oriente, testimonia le speranze del popolo siriano in lotta per la sua libertà nonostante i silenzi ipocriti e le esitazioni dell’occidente; formula proposte alla comunità mondiale degli uomini di buona volontà affinchè si faccia di tutto per fermare la guerra civile in Siria, Paese altamente centrale e simbolico nel quale si affrontano questioni di urgente attualità ovunque nel mondo. Questo è un libro che scuote le coscienze.

Quale lotta è ancora in grado di mobilitarci? Per quale causa siamo pronti a mettere in gioco la nostra vita quando tutto ci sfugge e sembra giocarsi al di fuori di noi?

Nelle pagine di questo libro, già pubblicato in Francia a maggio del 2013 (Les Editions de l’Atelier) ed ora in Italia dal 1 ottobre in libreria, con l’aggiunta della postfazione consegnata a metà luglio poco prima di rientrare in Siria per una missione di “mediazione”, la voce di padre Dall’Oglio risuona accorata: “La paura, la collera, lo scoraggiamento, l’angoscia mi hanno accompagnato. Ho provato inoltre, dopo questi giorni difficili, un bisogno di meditazione, di distanza contemplativa. Ho detto messa quando potevo... ho cercato di custodire una liturgia del cuore, una messa sul mondo, come direbbe Teilhard de Chardin”.

Siccome padre Paolo oggi non è qui con noi, il modo migliore di presentare il suo libro è attraverso le sue parole cominciando da quelle che ha scritto in una mail per la scelta della foto di copertina: “Questa mia foto del bombardamento di Saraqeb alla fine di Febbraio è quella d'una casa dove è morta una mamma e un bambino… pochi minuti prima dello scatto ... dice bene la banalità del male ... e quanto siano qui le vittime la povera gente del proletariato urbanizzato... il fiore di plastica spampanato serve per introdurci nella casa distrutta dei poveri ed esser ospiti dei loro sentimenti più intimi devastati dalla guerra”.

Prosegue padre Dall’Oglio: “Ho visitato la Siria degli Assad (l'espressione è consacrata dall'uso di Regime) una prima volta nel 1973, appena prima della Guerra di Ottobre; ne riportai l'impressione di un popolo sottomesso ad una macchina di propaganda nazionalista possente mobilitata al massimo in senso anti israeliano ... I Paesi arabi subivano l'occupazione di vasti territori da parte di Israele, c'era la Guerra Fredda ... per tanti motivi ero solidale, come lo sono oggi, con le sofferenze del Popolo Palestinese e degli Arabi in generale. Ma quell'attitudine di manipolazione totalitaria dell'informazione già mi ripugnava. Sapevo che si trattava di una dittatura e non nutrivo illusioni sul rispetto dei diritti dell'uomo in quel paese.

Nel 1978 ero a Beirut durante il terribile assedio dei quartieri cristiani di Achrafiye da parte dell'esercito siriano. Nel 1980-81 ero a Damasco per lo studio dell'Arabo, delle Chiese Orientali e dell'Islam, ed ho amato infinitamente quel buon vicinato siriano nel rispetto e nel pluralismo che non è stato creato dal Regime ma che questi ha cercato di recuperare a suo merito mentre lo corrompeva sul piano morale e ideologico.

Venni in contatto e a conoscenza dei metodi di sistematica tortura repressiva utilizzati dal Regime. Se volevo restare nel paese dovevo assoggettarmi come tutti. Ma non ero obbligato ad assoggettarmi in coscienza.

Moltissimi cristiani già lasciavano allora il paese visto il perdurare della situazione di incertezza nella società locale e nella regione. Alcuni erano pro regime, altri contro, ma tutti cercavano di partire per il futuro dei loro figli. Bisogna ricordare che allora la solidarietà del regime con il mondo sovietico era evidente, anche riguardo alle libertà democratiche criticate come borghesi e asservite alle logiche neo imperialiste.

Io cercai sempre di avere buoni rapporti con lo Stato in quanto proprietà dei cittadini anche se sottomesso al Regime dittatoriale. Mi sono anche sforzato di avere delle relazioni il quanto più possibile aperte e franche coi membri dei servizi di sicurezza che mi interrogavano di frequente. Ero per la legittima lotta di liberazione contro l'occupante israeliano ma evitavo sistematicamente di cedere ai toni spesso esplicitamente antisemiti della propaganda di Regime e mi sforzavo di valorizzare i varchi ideologici che permettessero di pensare, concepire e volere la pace e la riconciliazione regionale.

Nell'82 ero studente di teologia a Roma quando avvenne il terribile massacro della popolazione civile di Hama durante l'insurrezione dei Fratelli Musulmani. Ne soffrii tanto da ammalarmi. Non se ne poteva parlare pubblicamente altrimenti mi scordavo la possibilità di rientrare in Siria dove mi sentivo chiamato a servire l'armonia islamo-cristiana... ripetevo negli anni senza stancarmi che occorreva fare di tutto per facilitare un'evoluzione e un cambiamento democratico per gradi e per riforme successive per evitare altri bagni di sangue.

Tuttavia ero perfettamente cosciente che un continuo, silenzioso massacro avveniva nelle carceri, nei lagher, nei gulag siriani. Ne avevo ricevuto in diverse occasioni delle testimonianze dirette. In questo spirito, con questi sentimenti contrastanti, eppure con molta speranza ed entusiasmo, ho vissuto nella Siria degli Assad per più di trent'anni.

[La seconda parte sarà pubblicata domani, giovedì 19 settembre]