"Come i discepoli di Emmaus prepariamoci a rispondere a Cristo" (Seconda parte)

GMG di Rio de Janeiro, l'intervista ad uno degli organizzatori del Pontificio Consiglio per i Laici

Roma, (Zenit.org) Daniele Trenca | 431 hits

Pubblichiamo oggi la seconda e ultima parte dell’intervista con padre Eric Jacquinet, responsabile della sezione giovani del Pontificio Consiglio dei Laici.

La prima parte è uscita ieri, giovedì 18 luglio.

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Quali sono secondo lei i frutti più importanti della GMG da quando è iniziata?

Padre Eric Jacquinet: Secondo me la GMG ha aiutato tanti giovani a ritrovare un’identità cristiana. Giovanni Paolo II aveva il progetto di far avvicinare i giovani a Cristo. Papa Benedetto XVI quando andò per la sua prima GMG a Colonia, diceva “vado per far scoprire ai giovani la bellezza della fede”. Tanti sono stati rafforzati nella fede ed hanno deciso di seguire Cristo. Tanti miei amici, pagani, andando alla GMG di Parigi nel 1997 ed incontrando lo sguardo del Santo Padre hanno deciso di impegnarsi a seguire Cristo e a trovare in Lui la loro gioia. Questa è la vocazione principale dei battezzati. La GMG è un incoraggiamento importante: tanti giovani fidanzati decidono di sposarsi, altri invece prendono la decisione di entrare in seminario o nella vita religiosa, avendo avuto la conferma che è possibile, vedendo anche l’esperienza di giovani sacerdoti che sono in questi incontri. “Non sono venuto qui solo per ringraziarvi, vi chiedo di rispondere veramente alla chiamata del Signore” furono le parole di Papa Benedetto durante l’incontro con i volontari alla GMG di Madrid. Questo dinamismo spirituale che si vive nella GMG porta inoltre frutti anche nelle chiese locali. Alcuni Paesi poveri non possono mandare tanti giovani, e così i fortunati che partecipano, tornati in patria organizzano incontri nazionali raccontando quanto ha vissuto nella GMG.

Parlando di Paesi poveri mi viene in mente l’Africa: com’è la partecipazione dei giovani africani alle GMG?

Padre Eric Jacquinet: La partecipazione non è molto alta, a volte mancano intere nazioni. Questa volta però abbiamo aiutato tanti Paesi dell’Africa tramite il fondo di solidarietà della GMG: ogni giovane di un paese ricco è chiamato a donare 10 euro per questo fondo che gestisce il Consiglio per i Laici e che distribuisce secondo le richieste dei vari Paesi. Abbiamo inviato soldi all’Africa tramite le conferenze episcopali dei vari Paesi, affinché possano essere presenti e approfittare di questa esperienza. Tanti invece che non possono andare si organizzeranno per fare collegamenti e vivere in modo locale gli eventi che si svolgeranno in contemporanea a Rio.

Quali sono i criteri presi in considerazione per l’organizzazione di questi eventi?

Padre Eric Jacquinet: Prima di tutto deve esserci il desiderio di un Vescovo o un Arcivescovo di organizzarla, ed una collaborazione possibile con lo Stato, affinché possa assicurare i mezzi concreti per accogliere i giovani: ospedali, strutture mediche ecc. La Giornata Mondiale della Gioventù è stata fatta anche in luoghi in cui la Chiesa Cattolica non è la prima chiesa del paese, ad esempio Sidney 2008. A livello logistico c’è un’alternanza tra Europa e i diversi continenti. Sogno che un giorno ci sia di nuovo una GMG in Asia, magari a Seul in Corea del Sud, oppure nei Paesi dell’ex blocco sovietico, o perché no in India, in Cina o in Africa. Due anni fa, preparando la GMG di Rio alcuni delegati africani invitarono a riflettere se era possibile organizzarla in Africa, il Card. Stanisław Ryłko (Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici ndr) si rese disponibile per vedere se effettivamente c’era questa possibilità, ma al momento mancano alcuni criteri per poter suggerire al Santo Padre questa meta.