Come si diventa cattolici?

L'esperienza dei convertiti in America

Roma, (Zenit.org) John Flynn, L.C. | 438 hits

È noto a tutti il significativo numero di persone che abbandonano la pratica religiosa. Quanti sanno, tuttavia, che ogni anno, nei soli Stati Uniti 150mila adulti fanno il loro ingresso nella Chiesa Cattolica?

Il successo del Rito d’Iniziazione dei Cristiani Adulti (RICA) è stato esaminato in un libro di recente pubblicazione, Becoming Catholic: Finding Rome in the American Religious Landscape di David Yamane (Oxford University Press).

Yamane, sociologo, docente alla Wake Forest University ha pubblicato numerosi saggi ed articoli sulla Chiesa Cattolica statunitense. Il suo ultimo libro è basato su anni di studi e di interviste, con l’assistenza di un team di ricercatori e persone che hanno visitato parrocchie.

Come sottolineato dall’autore nella sua introduzione, si tratta dell’unica analisi sociologica del programma del RICA in formato libro. Innanzitutto Yamane esamina in dettaglio le origini del RICA a partire dalle decisioni del Vaticano II.

Sin dai primordi del Cristianesimo, osserva lo studioso, la conversione è stata parte integrante del cattolicesimo, come è avvenuto con Saulo, che incontra Cristo sulla via di Damasco, o con la conversione dell’Imperatore Costantino.

Alcuni dei più eminenti cattolici dell’epoca moderna sono essi stessi dei convertiti: il beato cardinale Newman; Santa Elisabeth Ann Seton; G.K.Chesterton: J.R.R.Tolkien; Dorothy Day e Thomas Merton.

Sin dal 1988 oltre 2 milioni di adulti sono entrati nella Chiesa Cattolica americana attraverso il processo dell’RCIA. Inoltre, se si includono i convertiti degli anni precedenti, attualmente vi sono 5,6 milioni di convertiti cattolici, che rappresentano l’11% di tutti i cattolici degli Stati Uniti.

Questo gruppo è, di per sé, il quinto più numeroso gruppo religioso del paese, appena dietro la chiesa mormona e davanti alla chiesa evangelica luterana.

Questo gruppo dell’11% è composto da un 8% di persone educate al protestantesimo, un 2% di non affiliati e il restante 1% di provenienti da altre tradizioni religiose.

Pur insistendo sul fatto che non vi è un’unica spiegazione alle conversioni di ogni giorno, Yamane aggiunge che “il più forte e consistente fattore è chiaramente il matrimonio misto”.

Il sociologo fa riferimento a ricerche degli anni ’40 e ’50 che mostravano che il 75% dei convertiti alla Chiesa Cattolica erano il risultato di un matrimonio tra persone di fede diversa. Un altro studio della fine degli anni ‘70 rilevava che il matrimonio interreligioso era rilevante per più dell’80% dei convertiti alla Chiesa Cattolica.

Uno studio citato da Yamane afferma che attualmente il 60% degli americani sposano qualcuno di diversa tradizione religiosa.

Ciononostante, Yamane ha prontamente osservato che, sebbene i coniugi non-cattolici possano essere alla base di molte conversioni, non è che loro siano una sorta di borsa della spesa religiosa.

Sebbene i social network, senza domande, spieghino il meccanismo per il quale le persone arrivano ad entrare nella Chiesa Cattolica, l’autore afferma che “essi non spiegano il significato della motivazione” dietro alla decisione di diventare cattolici.

Decidere di convertirsi non è tanto una questione di soppesare le varie opzioni e poi fare una sorta di scelta, argomenta Yamane. Le circostanze dell’essere parte di un matrimonio misto sono importanti ma le dinamiche familiari giocano un ruolo non meno importante. Il cambiamento arriva quando le persone vogliono essere dei padri o delle madri, dei mariti o delle mogli migliori.

Lo studio di Yamane rileva che i tempi della conversione variano ampiamente da persona a persona. Può avvenire quando una coppia si fidanza, al momento del matrimonio, della nascita di un figlio o quando un figlio riceve la prima comunione. In definitiva, lo studioso argomenta che la decisione di diventare cattolici e una forma di azione morale.

Dietro questa struttura complessiva, Yamane e il suo team di ricercatori hanno riscontrato considerevoli differenze in come il programma del RICA sia stato implementato a livello parrocchiale.

Più il processo del RICA viene pienamente effettuato, più candidati sperimentano una più grande comprensione di cosa significhi essere un cattolico e una più completa integrazione nella Chiesa.

Inoltre, non è solo una questione di dottrina della Chiesa, ma anche di preghiera, di liturgia e di esperienza personale. Non si tratta soltanto di apprendere qualcosa sul Cristianesimo, spiega Yamane, ma di imparare ad essere un cattolico. “La chiave non è l’informazione, è la formazione”, aggiunge il sociologo.

“Attraverso la natura, la liturgia può essere pedagogicamente efficace nell’aiutare i fedeli ad entrare più profondamente nel mistero che viene celebrato”, afferma Yamane, citando l’esortazione apostolica post-sinodale sull’Eucaristia.

“La liturgia e l’esperienza sono entrambe delle significative esperienze di fede”, ha commentato Yamane. Mettere insieme l’esperienza individuale e la tradizione cattolica, sebbene sia spesso fatto irregolarmente nel processo del RICA, permette ai partecipanti di provare qualcosa per il cattolicesimo.

La fede è un viaggio, osserva Yamane nella sua conclusione, e in molti casi, l’autore ha rilevato come diventino una sorta di inquietudine, che dà vita a un desiderio di mettere radici e si conclude con un ritorno a casa, nella Chiesa.

Cosa accade a questi individui 5 o 10 anni dopo? Nessuno lo sa, replica lo studioso, ma come commenta il team di RICA, la conclusione del processo di RICA è solo all’inizio.