Come sopravvivere all'interruzione di gravidanza

Un libro che spiega come curare la sindrome post aborto

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di Valentina Raffa

ROMA, sabato, 18 febbraio 2012 (ZENIT.org).- «Con queste poche righe vorrei lasciare una traccia per chi come me ha fatto questo passo falso nella sua vita» scrive una mamma, «decidendo per la strada apparentemente più semplice per poi col tempo scoprire invece di essere caduta nel buio più totale… dopo un aborto» (cfr. pag. 181).

E’ uno dei passaggi del libro Maternità interrotte (San Paolo), curato da Tonino Cantelmi, Cristina Cacace ed Elisabetta Pittino.

Il trauma dell’aborto volontario,la sua somiglianza con gli altri disturbi post traumatici da stress, i possibili cammini di guarigione, questi sono i temi analizzati in questo libro che è anche una riflessione sulla genitorialità, non solo sulla maternità, ma anche sulla paternità; infatti, secondo gli autori, anche il padre stabilisce una sua personale relazione con il nascituro.

Altri temi affrontati sono la riflessione sulla madre come persona e sul figlio abortito come persona e poi la legge, le leggi e le testimonianze di chi ha affrontato la sofferenza di riconoscere il proprio errore.

Questo libro è frutto di investigazioni scientifiche, testimonianze e storie che convergono tutte verso una verità, forse ancora poco conosciuta e diffusa: la sindrome post aborto, che ha caratteristiche, per certi versi, assai simili alle forme che conseguono agli infanticidi di bambini già nati. Entrambe infatti sono sindromi post traumatiche (cfr. pag. 7).

I racconti delle donne che hanno saputo vincere la paura e affrontando la realtà sono pieni di sofferenza ma sereni. Sono interessanti le riflessioni sulla madre che “nasce” come madre insieme al nascituro e al padre che anche lui collabora all’educazione del bambino non ancora nato e gli trasmette affetto e cresce insieme alla partner.

Nella società odierna l’immagine della gestante superdonna, sempre contenta, in grado di lavorare fino alla trentottesima settimana, dinamica, mai stanca, che trasmettono i media, contribuisce a rendere le donne impreparate ad affrontare i cambiamenti e le difficoltà psicologiche che caratterizzano questi nove mesi, spaventandole e contribuendo, a volte, alla decisione di abortire (cfr. pag. 9).

La verità che emerge dagli studi è invece che la donna, sin dal momento del concepimento, entra in uno stato di crisi e di fragilità psicologica, dovuta a un profondo e strutturale cambiamento sia fisico che psicologico caratteristico della gravidanza (cfr. pag. 43). E, già in utero, il feto instaura relazioni precoci con la madre e utilizza il proprio corpo e il movimento come mezzo principale per instaurare legami comunicativi con essa, con il padre e con il contesto relazionale allargato: è durante la gestazione che il bambino immaginario si fa sempre più reale e si creano le premesse dei contatti con i genitori (cfr. pag. 67).

Il libro è indirizzato a medici, sacerdoti e operatori sociali ma è anche rivolto alle donne e alle coppie che si trovano ad affrontare questa situazione.

Maternità interrotte (San Paolo), curato da Tonino Cantelmi, Cristina Cacace ed Elisabetta Pittino.

Gli autori sono di grande qualità eed esperienza:Tonino Cantelmi è psichiatra e psicoterapeuta. Dirige la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo interpersonale di Roma. È presidente e fondatore dell’Associazione Psicologi e Psichiatri Cattolici. È professore universitario e autore di oltre duecento pubblicazioni scientifiche e di numerosi libri, tra cui: Narciso siamo noi (San Paolo, 2005), Amori difficili (San Paolo, 2007), Cattolici e psiche (San Paolo, 2008), L’immaginario prigioniero (Mondadori, 2009), Omossessualità e psicoterapie (Franco Angeli, 2010).

Cristina Cacace è psicologa, psicoterapeuta e ricercatrice presso l’Istituto di Psicoterapia Cognitivo Interpersonale. È membro dell’Associazione per l’EMDR in Italia. Con Tonino Cantelmi ha pubblicato Il libro nero del satanismo (San Paolo, 2007) e numerose pubblicazioni scientifiche riguardanti i disturbi psichici conseguenti l’interruzione volontaria di gravidanza.

Elisabetta Pittino è laureata in Giurisprudenza e specializzata in Bioetica. Consigliere Nazionale del Movimento per la Vita Italiano dal 2006; vice presidente di Federvita Lombardia dal 2009; membro del Laboratorio giuridico-Federvita Lombardia dal 2001. È autrice di oltre trenta articoli su temi bioetico-culturali relativi alla difesa della vita umana pubblicati su riviste e quotidiani.

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