Comunicare per conoscersi: la bellezza della cultura dell'incontro

Una riflessione aperta, al termine della Settimana di Cultura Islamica 2014

Roma, (Zenit.org) Carlo Climati | 384 hits

Viviamo in un’era di grandi comunicazioni. E’ sufficiente spingere un tasto del computer per entrare in contatto, facilmente, con persone che vivono dall’altra parte del mondo.Tutto questo è fantastico. E’ una grande opportunità per dialogare e conoscersi. Ma, al tempo stesso, rappresenta anche un rischio. Non sempre, infatti, le informazioni che riceviamo dai mezzi di comunicazione corrispondono a verità. A volte, purtroppo, possono contribuire a costruire muri, pregiudizi, immagini sbagliate che finiscono per occupare la nostra mente.

Qualche anno fa, alla fine di un incontro su temi religiosi tenuto in una parrocchia, sono stato avvicinato da un giovane che sentiva il bisogno di manifestare una sua preoccupazione. Mi disse: “Che cosa possiamo fare con questi musulmani, che in Italia diventano sempre più numerosi? E’ possibile dialogare con loro?”.Ho cercato di rasserenarlo, invitandolo ad aprire la mente e a rifiutare i luoghi comuni che rischiamo di assorbire nella confusione mediatica di oggi. Qualche mese dopo, lo stesso ragazzo mi scrisse per raccontarmi una cosa bella che gli era accaduta. Seguendo il mio suggerimento, aveva fatto amicizia con un giovane di religione islamica che lavorava in un negozio vicino casa sua. E mi ringraziava per averlo spinto a superare timori e pregiudizi.

Esperienze positive come questa possono darci il buon esempio. Possono aiutarci a comprendere la bellezza della società in cui viviamo oggi, sempre più aperta all’accoglienza di differenti culture e religioni. E’ una realtà da accettare serenamente, sforzandosi di cogliere le opportunità di dialogo che possono nascere dall’incontro con mondi diversi.

Mercoledì scorso sono stato invitato a partecipare ad una conferenza all’interno della Settimana della Cultura Islamica 2014, che si è tenuta dal 5 all’11 maggio 2014 ad Ostia (Roma). E’ stata organizzata dall’Istituto Culturale Islamico di Ostia Lido, in collaborazione con la Lega Musulmana Mondiale Italia, con il patrocinio del Comune di Roma, Presidenza del X Municipio, e con la partecipazione della Prefettura XXVI della Diocesi di Roma in Santa Monica, degli Istituti Comprensivi Statali Mar dei Caraibi e Amendola- Guttuso e della Rete Locale “Pacis in Terris”, della Comunità di Sant’Egidio.

Nel corso di questa settimana ci sono state tante interessanti iniziative su tematiche come la donna nelle religioni, la donna nell’Islam, San Francesco ponte tra Oriente e Occidente, l’incontro e lo Spirito di Assisi.Nella bella cornice del Castello Giulio II abbiamo riflettuto e dialogato, in spirito di pace, sul tema di Maria di Nazaret, insieme a Muhammad Hasan, Imam della Grande Moschea di Roma, mons. Vittorio Formenti, Responsabile dell’Ufficio Centrale di Statistica nella Segreteria di Stato Vaticana, Muhammad Arafat, Imam della Moschea di Ostia, Salamhe Ashour, Presidente della Comunità Palestinese, Ahmad Gianpiero Vincenzo, Presidente degli Intellettuali Musulmani Italiani, Al Moghazi Youssef, Presidente dell’Istituto Culturale Islamico di Ostia, e Stefano Di Tomassi, dell’Apei (Associazione pedagogisti ed educatori italiani).

Stefano Di Tomassi ha ricordato che “il percorso ecumenico Ostiense si nutre ancora delle parole di un ragazzo scout del Gruppo Ostia 1, di soli 16 anni , prematuramente scomparso: Mauro Muzzioli. Nel suo ricordo nacquero i gruppi scout Roma 12 e 13 al Santuario del Divino Amore. Egli profeticamente scriveva, in un suo tema degli anni settanta, di ‘un Ponte Tra i Cuori’ che nel mondo, ma in Ostia soprattutto, era da costruire tra culture e religioni. Lo strumento istituzionale che si sta creando nel X Municipio di Roma è il Tavolo della Pace e del Dialogo tra le Religioni, nel quale raccordare eventi da vivere nell’arco dell’anno insieme agli altri”.

Al termine della conferenza, tutti insieme abbiamo affisso la Pergamena “Pacis In Terris”, firmata dai referenti di diverse religioni, nel Castello Giulio II, proprio nei luoghi dove nel 849 d.c. Cristiani e Saraceni si combattevano per la Battaglia di Ostia.Nel Messaggio per la  XLVIII Giornata delle Comunicazioni Sociali, Papa Francesco ha scritto: “Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto.

La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri”. Parole illuminanti e bellissime. Ci ricordano che il primo passo da fare, nell’incontro con gli altri, è sempre l’accoglienza. E poi, la ricerca di ciò che ci unisce: quel terreno comune di valori che è scritto nel cuore di ogni essere umano. La storia ci insegna che le religioni sono state spesso stravolte, tradite, strumentalizzate per scopi politici, per creare divisioni e giustificare guerre. “Dio lo vuole”, ha detto qualcuno. E c’è chi continua a dirlo ancora adesso, purtroppo. Tra i più grandi mali della società contemporanea c’è sicuramente il pregiudizio. Cioé: un giudizio che viene dato prima. Prima di conoscersi, di abbracciarsi, di guardarsi negli occhi e stringersi la mano. Dal pregiudizio si passa facilmente alla sentenza di morte. Uccidiamo letteralmente l’altro, lasciandolo morire dentro noi stessi, quando lo giudichiamo già colpevole e non accettiamo la possibilità del dialogo.

La migliore risposta a certe derive possiamo ritrovarla in quello spirito di amicizia che ho potuto personalmente respirare partecipando alla Settimana della Cultura Islamica ad Ostia. Uno spirito che ha le sue radici nell’incontro tra le religioni di Assisi, voluto da San Giovanni Paolo II nel 1986 e rivissuto con grande amore dal Papa Emerito Benedetto XVI nel 2011. E’ importante che iniziative come queste vengano conosciute attraverso i mezzi di comunicazione. La costruzione di un mondo nuovo è davvero possibile, anche grazie al lavoro prezioso che viene svolto in certe realtà locali per favorire un’autentica "cultura dell’incontro".