"Comunità private dei loro luoghi sacri"

Appello del cardinale Caffarra per la costruzione di chiese provvisorie nelle zone terremotate

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ROMA, sabato, 10 novembre 2012 (ZENIT.org).- L’arcivescovo di Bologna, il cardinale Carlo Caffarra, ha inaugurato ieri sera presso la Galleria Lercaro la mostra “Architetture della Fede. Chiese d’Italia dalle origini al Rinascimento”. Al termine, il porporato ha lanciato il seguente appello per la costruzione di chiese provvisorie nelle zone colpite dal terremoto dello scorso maggio.

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Mi sia consentito di esprimere una mia grave preoccupazione, e fare udire come un vero grido di dolore.

Come sapete, il recente sisma ha colpito numerose chiese: alcune sono veri capolavori; altre, umili chiese ma amate e curate. Abbiamo pertanto numerose comunità che non possono usare i loro edifici di culto, vuoi perché distrutti vuoi perché non sicuri.

I luoghi allestiti sotto l’urgenza, a causa dell’approssimarsi dell’inclemenza della stagione, a breve non saranno più o saranno difficilmente agibili. Risultato: comunità private dei loro luoghi sacri o a rischio di esserlo a breve termine. La prossimità delle feste natalizie rende ancora più dolorosa la situazione.

Che cosa sta accadendo? Non ci vengono concessi i nulla-osta per la preparazione di dignitosi pre-fabbricati, ovviamente a nostre spese. Di conseguenza non siamo nel rischio che numerose comunità di fedeli a breve termine si potrebbero trovare senza i luoghi di culto, ma nella certezza del verificarsi di una tale ingiusta situazione. Privati dell’esercizio di un diritto fondamentale: poter disporre di propri edifici di culto.

Aspettare che siano agibili le chiese distrutte o lesionate, significa aspettare mesi o perfino anni: ed intanto? Dove celebrare funerali eventuali, matrimoni, battesimi; e soprattutto l’Eucarestia festiva?

Ho ancora troppa stima delle nostre autorità competenti per pensare che non si rendano conto della gravità, dell’urgenza e della responsabilità  che si assumono anche davanti a Colui che, giudice di tutti, vede che i suoi fedeli non possono celebrarLo in luoghi dignitosi.

Non ho alcun potere, se non quello di farmi voce dolente di tante comunità che potrebbero sentire aggiungersi amarezza ad amarezza.