Con l’Eucaristia “pregustiamo” già la vita eterna, ricorda il predicatore del Papa

Quarta predicazione della Quaresima alla Casa Pontificia

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 18 marzo 2005 (ZENIT.org).- L’Eucaristia permette di assaporare le primizie della vita eterna e per questo è la fonte in cui si rinnovano costantemente “la speranza e la gioia” del cristiano, ha ricordato questo venerdì mattina il predicatore della Casa Pontificia.



Nella quarta ed ultima delle meditazioni quaresimali – che ogni anno, per quattro venerdì, aiutano il Papa ed i suoi collaboratori a prepararsi alla Pasqua –, padre Raniero Cantalamessa OFMcap ha proseguito nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico Vaticano la riflessione sull’inno eucaristico Adoro te devote iniziata in Avvento (Cfr. ZENIT, 3 , 10 , 17 dicembre 2004) e ripresa in questi ultimi venerdì (Cfr. ZENIT, 25 febbraio, 4 e 11 marzo 2005).

L’ultima strofa – “Gesú che ora in terra contemplo sotto un velo quando si compirà quello cui tanto anelo: che io a faccia a faccia un dì nell’aldilà ti veda e sia felice per tutta eternità? Amen” – ha dato a padre Cantalamessa l’opportunità di affrontare la dimensione escatologica dell’Eucaristia.

“È il modo stesso di presenza di Gesù nel sacramento che fa nascere nel cuore l’attesa e il desiderio di qualcos’altro”; l’Eucaristia, tuttavia, “non si limita a suscitare il desiderio della gloria futura, ma ne è anche il pegno”, ha spiegato il predicatore del Papa a ZENIT, nel fare una sintesi della sua meditazione.

E’ “il sacramento che a noi, pellegrini sulla terra, rivela il senso cristiano della vita” – ha proseguito – e, “come la manna” – “nutrimento di coloro che sono in cammino verso la terra promessa” –, “ricorda costantemente al cristiano che egli è ‘pellegrino e forestiero’ in questo mondo; che la sua vita è un esodo”; il pane eucaristico “sostiene durante tutto il cammino di questa vita”.

L’escatologia cristiana a partire dal Nuovo Testamento ha preso due orientamenti “diversi e complementari” – ha spiegato padre Cantalamessa –: l’escatologia “conseguente” – dei sinottici e di Paolo, “che colloca il compimento nel futuro, nella seconda venuta di Cristo, e accentua fortemente la dimensione dell’attesa e della speranza” – e l’escatologia “realizzata” – di Giovanni, “che colloca il compimento essenziale nel passato, nella venuta di Cristo dell’incarnazione e vede già iniziata, nella fede e nei sacramenti, l’esperienza della vita eterna”.

“L’Eucaristia riflette entrambe queste prospettive” – ha constatato –: “l’escatologia ‘conseguente’, in quanto fa vivere ‘nell’attesa della sua venuta’, spinge a guardare costantemente in avanti e a sentirsi dei ‘viatori’ in questo mondo”, e anche “l’escatologia ‘realizzata’, in quanto permette di gustare, già ora, le primizie della vita eterna; è come una finestra aperta attraverso la quale il mondo futuro fa irruzione nel presente, l’eternità entra nel tempo e le creature iniziano il loro ‘ritorno a Dio’”.

Richiamando “alla mente dove siamo incamminati, quale il destino finale di gloria che ci attende e facendoci già ‘pregustare’ qualcosa di questa gloria futura”, “l’Eucaristia è, per ciò stesso, la sorgente dove si rinnova ogni giorno la speranza e la gioia del cristiano”, ha sottolineato il predicatore della Casa Pontificia.

“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”, ha ricordato padre Cantalamessa citando la Gaudium et spes (cfr. n.1).

“Nulla vi è – possiamo aggiungere – che non trovi un’eco nell’Eucaristia”, perché in essa “viene raccolto e offerto a Dio, nello stesso tempo, tutto il dolore, ma anche tutta la gioia dell’umanità”.

“Noi troviamo naturalissimo rivolgerci a Dio nel dolore”, ma “le gioie invece preferiamo godercele da soli, di nascosto, quasi all’insaputa di Dio”. “Come sarebbe bello se imparassimo a vivere anche le gioie della vita, eucaristicamente, cioè con rendimento di grazie a Dio”, ha affermato.

“La presenza e lo sguardo di Dio – ha concluso – non offuscano le nostre gioie oneste, al contrario le amplificano. Con lui, le piccole gioie diventano un incentivo ad aspirare alla gioia intramontabile quando, come canta la nostra strofa, ‘lo contempleremo a faccia a faccia e saremo felici per l’eternità’”.