Con l'inserimento di san Giuseppe nel Canone si pone fine ad un'attesa di 50 anni

Intervista a padre Tarcisio Stramare, OSJ, direttore del Movimento Giuseppino

Roma, (Zenit.org) José Antonio Varela Vidal | 761 hits

Alcuni giorni fa, papa Francesco ha dato al mondo la gioia di poter menzionare San Giuseppe, lo sposo di Maria Santissima, in tre delle preghiere eucaristiche della messa di rito romano, come proposto dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Per approfondire i contenuti di questa decisione, ZENIT ha intervistato padre Tarcisio Stramare, sacerdote degli Oblati di San Giuseppe, e instancabile direttore del Movimento Giuseppino a Roma, istituto che studia e medita una figura salvifica come quella di San Giuseppe, spesso non compresa a sufficienza dagli studi teologici e catechetici.

Padre Tarcisio, come ha accolto questa nuova disposizione di papa Francesco?

Padre Stramare: A essere sincero, l’ho ricevuta come un atto “dovuto” e sono grato a papa Francesco per questa decisione. Tenuto conto che Giovanni XXIII aveva disposto di inserire il nome di san Giuseppe nel Canone Romano, allora “unico”, sembrava logico, infatti, che eventuali altri Canoni seguissero la stessa norma.

Che cosa intende il Papa con questa decisione?

Padre Stramare: Penso che Papa Francesco abbia voluto porre fine ad un’attesa che si protraeva ormai da oltre 50 anni.

Perché questo riferimento esplicito alle preghiere II, III e IV del Canone Romano?

Padre Stramare: Probabilmente in vista della terza edizione tipica del Messale Romano. Il silenzio circa “altri” Canoni, già esistenti o futuri, lascia supporre un diversa interpretazione.

C’era bisogno di un intervento così?

Padre Stramare: Nel testo del Decreto sono indicati i motivi che giustificano l’inserimento. Oltre alla santità di san Giuseppe, emerge soprattutto il suo ruolo nel piano della salvezza: la cura paterna di Gesù; lo status di “capo della Famiglia di Gesù”; l’amorevole cura della Madre del Figlio; l’impegno nell’educazione di Gesù Cristo; il patrocino sulla Chiesa.

Il Papa ha voluto sottolineare lo status di marito di san Giuseppe. Perché?

Padre Stramare: Perché il titolo di “sposo” è indispensabile sia per onorare la maternità di Maria, sia,  in particolare, per garantire a Gesù la discendenza davidica, necessaria per il titolo di “Cristo”, come insegna l’evangelista Matteo. 

Quindi senza san Giuseppe...

Padre Stramare: Senza san Giuseppe, inoltre, non esisterebbe la “Santa Famiglia”, “mistero salvifico”, che colloca san Giuseppe, insieme con Maria, nell’ordine dell’Unione ipostatica! L’Esortazione apostolica di Giovanni Paolo II  è esplicita in proposito. La pastorale della famiglia ha urgente bisogno di approfondire questa dottrina.

Pensa che ora ci sarà una crescita nella devozione e nel culto di san Giuseppe?

Padre Stramare: La devozione del popolo cristiano verso san Giuseppe c’è sempre stata ed è ben radicata, come espressamente riconosciuto nel Decreto. Anche la Liturgia e i documenti del Magistero onorano convenientemente san Giuseppe. Quello che manca, invece, è il supporto dei teologi e dei catechisti, che continuano a considerare irrilevante il ruolo di San Giuseppe nel mistero dell’Incarnazione.