Con papa Francesco in nome dell'unità

I vescovi amici dei Focolari raccontano il loro incontro con il Santo Padre, in occasione dell'udienza da lui concessa

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 340 hits

Un uomo che sa ascoltare e farsi ascoltare ma, soprattutto, un uomo che ha a cuore l’unità della Chiesa. È questa una delle impressioni più ricorrenti su papa Francesco tra i “vescovi amici dei Focolari”, incontratisi nei giorni scorsi a Roma.

Dopo due giorni (25-26 febbraio) di incontri interni e tavole rotonde a Castelgandolfo, culminati con la conferenza sul tema della Sinodalità nel pontificato di papa Francesco, a cura del cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, la quattro-giorni romana, è culminata ieri mattina con l’udienza concessa dal Santo Padre.

Tra i presuli italiani del gruppo, ZENIT ha incontrato monsignor Alfonso Badini Confalonieri, vescovo di Susa (Torino), che ha recepito in modo particolare il messaggio del Santo Padre sull’amore cristiano che - in linea con il carisma di Chiara Lubich - realizza l’unità tra i cristiani.

“Sono venuto a questo incontro dei Focolari proprio per vivere per qualche giorno questa vita di comunione tra persone che si vogliono bene e che lo dimostrano anche con i fatti e con la vita, che hanno in comune la gioia di essere cristiani e fratelli in Cristo”, ha raccontato monsignor Badini.

Secondo il vescovo di Susa, “nella Chiesa attuale c’è un gran bisogno di sentirsi fratelli e di viverlo nella nostra vita quotidiana: è quello che abbiamo fatto in questi giorni e che, alla fine, lascia la gioia del cuore”.

Appartenere ad un determinato movimento, per un vescovo non implica alcuna forma di privilegio verso quello specifico carisma, dal momento in cui “un cristiano è amico di tutti”, ha commentato il presule.

“Venendo qui, però, ho realizzato che c’è un passo ulteriore: l’essere fratelli, proprio per il battesimo e la nostra vita in Cristo. Ciò si sposa bene con qualsiasi impegno che si può avere nella Chiesa, anche quello episcopale”, ha aggiunto.

Compito dei vescovi è quindi “conoscere e far amare tutti i carismi di tutti i movimenti”, pertanto, ha puntualizzato monsignor Badini, “non amo che mi definiscano ‘vescovo dei Focolari’ ma piuttosto uno dei ‘vescovi amici dei Focolari’ che sentono la bellezza di questo carisma”.

Il “metodo” di papa Francesco, secondo il vescovo di Susa, è tutto nella sua “capacità di attirare l’attenzione delle persone sui problemi centrali della vita delle persone e del cristiano”: un’abilità che i fedeli della diocesi piemontese hanno saputo cogliere bene, ricevendo un “grosso e positivo impatto” dal discorso del Santo Padre di ieri mattina.

Commentando infine la “novità” della compresenza di due pontefici – uno regnante, l’altro orante – monsignor Badini ha sottolineato la “piena unità” di papa Francesco con il suo predecessore Benedetto XVI e l’elemento “provvidenziale” di un passaggio epocale, trascorso tuttavia senza scosse traumatiche e vissuto con una certa serenità dal popolo di Dio che comprende che “la Provvidenza può fare grandi cose”.

Da parte sua monsignor Gustavo Garcia-Siller, arcivescovo di San Antonio, in Texas, ha apprezzato molto la possibilità di poter incontrare il Pontefice in un contesto quasi di intimità familiare, potendolo osservare ed ascoltare da vicino.

Il presule texano, di origine messicana, ha raccontato a ZENIT di aver scoperto in papa Francesco un “grande testimone”, un “uomo “capace di ascoltare” e “profondamente toccato da Dio”.

Secondo monsignor Garcia-Siller, la grande novità di questo pontificato è che “la gente ascolta questo papa e gli presta attenzione. Lo ascoltano cattolici e non cattolici e questa è una cosa meravigliosa”.

Anche il fatto che papa Bergoglio riscuota un notevole seguito “su Internet, sui blog e su Twitter”, è segno di una notevole “possibilità di cambiamento”.

L’arcivescovo di San Antonio si è inoltre soffermato sulla sfida di essere pastore in una “realtà decisamente bilingue e biculturale”, a cavallo tra il mondo anglosassone e quello ispanico. In un contesto come questo spicca la “priorità di essere uniti come Chiesa e come popolo di Dio”.

Il Santo Padre ha quindi ricordato ai vescovi amici dei Focolari “l’importanza dell’unità e della comunione”. Una comunione che “è ispirata, animata e realizzata dal potere dello Spirito Santo, perché senza lo Spirito Santo non siamo in grado di amarci a vicenda, come Gesù ci ama”, ha quindi concluso monsignor Garcia-Siller.

Dal Texas è giunto anche monsignor Mulvey Michael, vescovo di Corpus Christi, che ha sottolineato l’esortazione del Papa a trasmettere il Vangelo “con la testimonianza, l’unità e la comunione”; servono infatti testimoni che confermino che “le parole di Gesù sono vere e si possono realizzare”.

In tal senso “la comunione è un modo per far crescere il dialogo ecumenico non soltanto fra i cristiani ma anche all’interno della Chiesa Cattolica”, ha aggiunto monsignor Michael.

La testimonianza di un cammino ecumenico vissuto nella concretezza delle sfide quotidiane è stata portata dal vescovo di Chisinau, monsignor Anton Cosa. La Moldavia, ha spiegato il presule, è un paese dove “non è facile vivere la comunione” e dove, tuttavia, la compresenza di molti ortodossi ucraini e rumeni ha messo in luce il desiderio di questi ultimi di “trovare una via di speranza e di unità” con le comunità cattoliche.

Il vescovo di Chisinau ha poi detto di aver riscontrato una “risposta straordinaria” alla sua esortazione a pregare per la pace in Ucraina. “Siamo aperti verso i fratelli, vogliamo capire i loro problemi per fare quello che è meglio per tutti”, ha aggiunto in conclusione.

[Ha collaborato Antonio Gaspari]