Con Papa Francesco la favela si trasforma in favola

Il messaggio di pace e di speranza portato dal Pontefice ai "favelados" di Varginha

Rio de Janeiro, (Zenit.org) Alfonso M. Bruno, F.I. | 377 hits

Per il ritmo di apostolato che Papa Francesco si sta imponendo durante il suo viaggio apostolico in Brasile, ben si addice il riconoscimento di padrino delle prossime Olimpiadi.

Da buon atleta dello spirito questa mattina ne ha benedetto le bandiere ufficiali incontrando gli atleti nazionali più rappresentativi del Brasile.

Per i gli antichi Greci le Olimpiadi avevano un significato religioso e durante i cinque giorni delle competizioni venivano sospese le guerre.

Papa Francesco, come messaggero di pace e di speranza a Rio, sta forse “pacificando” i conflitti che esistono tra mondi, culture e ceti contrapposti in una società divisa e polarizzata dove continua il processo di “bonifica” di rioni e quartieri ghetto: le favelas.

Ha ricevuto dal sindaco Eduard Paes le chiavi della città pur avendo già aperto la porta del cuore di ogni carioca e di ogni brasiliano.

Citius, altius, fortius, ovvero "Più veloce, più alto, più forte" è il motto delle Olimpiadi che bene si può applicare alla sfida lanciata da Papa Francesco per i giovani da questa Giornata Mondiale della Gioventù.

Attraversando verso le  11:30 la via Leopoldo Bulhões che dà l'accesso alla Comunità di Varginha, il pontefice è entrato nella cappella S. Girolamo Emiliani e ha benedetto il nuovo altare.

“Lei è un torrente che travolge, come quelli che nelle piogge torrenziali portano via casa e persone di questo quartiere senza che le autorità facciano nulla per aiutare, fare canali…” ha detto nel suo indirizzo di saluto Rangler dos Santos Irineu, catechista volontario nel quartiere insieme alla moglie Joana.

Rangler ha poi continuato dicendo: "poiché a lei piace uscire dal protocollo, la chiameremo semplicemente ‘Padre Francisco’, come un padre che accoglie tutti, specialmente i più poveri”.

All’uscita dallla chiesa papa Francesco ha ricevuto la sciarpa del San Lorenzo, la squadra argentina del cuore.

Attraversando la favela, riassettata per l’occasione, ha baciato, accarezzato, stretto la mano a giovani, bambini, anziani ammalati ricevendo regalini, ricordi, oggetti da benedire.

Con la sua prossimità, la sua benedizione ha voluto riordinare il cuore dei suoi abitanti, consapevole che la miseria materiale quasi sempre sfocia nella miseria morale.

Il Papa è poi entrato in una povera abitazione dove si è trattenuto almeno per cinque minuti.

Accolto ancora da due ragazzi su un semplice palco, ha ricevuto un ulteriore  di saluto e ringraziamento per la testimonianza di predilezione offerta a una comunità tra le più povere ed emarginate della città.

Usando l’espressione cateriniana di “dolce Cristo in terra”, i giovani hanno evocato il legame tra S. Girolamo Emiliani, il santo a cui è dedicata la loro chiesa e la gioventù abbandonata, di cui è il Patrono.

Poco dopo, il Papa ha preso la parola dicendo che avrebbe voluto “bussare a ogni porta, chiedere un bicchiere di acqua fresca, prendere un cafezinho, parlare e ascoltare genitori, figli e nonni...”

Alla fine ha scelto una comunità in particolare perché gli sembrava rappresentativa per tutti i rioni del Brasile, le “periferie esistenziali e sociali”.

Papa Francesco ha incoraggiato allo spirito di condivisione, alla solidarietà utilizzando la felice espressione brasiliana, “bota agua no feijão”: aggiungi acqua ai fagioli.

“Solo quando si è capaci di condividere ci si arricchisce veramente; tutto ciò che si condivide si moltiplica! La misura della grandezza di una società è data dal modo con cui si tratta chi è più bisognoso, chi non ha altro che la sua povertà!” ha detto il Papa.

Spingendosi in avanti nel suo discorso Papa Francesco, rifacendosi sempre al Documento di Aparecida, ha poi dichiarato: “Vorrei dirvi che la Chiesa è avvocata di giustizia e difensore dei poveri contro le diseguaglianze sociali ed economiche intollerabili che gridano al cielo”.

La tutela della vita, la promozione della famiglia, l’educazione integrale e non solo nozionistica, l’attenzione alla salute, non solo fisica ma anche spirituale, la sicurezza, non possono prescindere dagli interessi di una Nazione.

Papa Francesco, nel frattempo interrotto da frequenti applausi, non ha voluto terminare il suo discorso senza insistere con i giovani favelados a non abituarsi al male.

Anche se la corruzione e l’ingiustizia indignano e scoraggiano, “la realtà può cambiare, l’uomo può cambiare”.

L’affido alla Madonna Aparecida e la sua benedizione hanno felicemente concluso quell’incontro facendo per poche ore di una favela una favola con una speranza e un progetto nuovo di redenzione umana e spirituale.