Concluso oggi a Berlino il "Cortile dei Gentili"

L'arcivescovo Woelki: "Credenti e non credenti riuniti per parlare di temi che riguardano tutti allo stesso modo". Il card. Ravasi: "A Berlino raggiunto il significato alto del Cortile"

Roma, (Zenit.org) Redazione | 239 hits

Si chiude oggi a Berlino il “Cortile dei Gentili”, iniziativa di dialogo tra credenti e non credenti promossa dal Pontificio Consiglio per la Cultura in collaborazione con la Conferenza episcopale tedesca e la diocesi locale. Nel suo intervento - riferisce il Sir - il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Berlino, ha osservato che nella capitale “viene a riunirsi ciò che deve essere unito: fede e mancanza di fede, credenti e non credenti si radunano in un luogo per parlare di temi che riguardano tutti allo stesso modo”. “Laddove si perde di vista il cielo - ha aggiunto il porporato - cresce il pericolo per le persone. Il cielo fatto dagli uomini del XX secolo si è dimostrato troppo spesso un inferno. Per contro, la fede ha bisogno della ragione, come Papa Benedetto XIV non si è mai stancato di sottolineare”.

Il presidente della Conferenza Episcopale tedesca, mons. Robert Zollitsch, ha invece definito il 'Cortile' un “esperimento che merita di essere compiuto”, ricordando l’evoluzione del dialogo dai tempi del Concilio Vaticano II. Il presule ha poi sottolineato l’importanza attribuita dagli ultimi Pontefici al dialogo con i non credenti, e ha ammesso il suo interesse per i “dibattiti sulla profondità dell’umanismo etico e la portata della fede in Dio”. Ha augurato infine “nuove idee sul rapporto tra fede in Dio ed etica”.

Da parte sua il cardinale Ravasi, presidente del Dicastero per la cultura, in un'intervista alla Radio Vaticana, ha dichiarato: "L’avvio del Cortile dei Gentili a Berlino ha avuto un significato molto particolare per me: da una parte, infatti, ci sono state due figure che in maniera molto severa e rigorosa hanno presentato le loro identità: anche l’ateo, il non credente l’ha presentata, ma l’ha presentata anche con tutte le domande che continuamente derivano sia per il credente, sia per il non credente".

In altre parole, ha spiegato il porporato, "sia credere che non credere non è l’affermazione di una tesi, ma è l’affermazione di una ricerca che ha una strada ma che ha anche tante deviazioni possibili". Per questo, ha rimarcato, "abbiamo raggiunto forse il significato del Cortile dei Gentili a livello alto, cioè un dialogo nel quale si vedano le ragioni fondamentali differenti, ma si veda anche come i percorsi sono talmente molteplici da aver bisogno del contributo reciproco". (S.C.)