Condirettore di "Mondo e Missione": "Non lasciamo all’Aids l’ultima parola"

“L’Aids è una malattia che si può curare riacquistando salute e dignità", secondo Gerolamo Fazzini

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ROMA, venerdì, 11 marzo 2005 (ZENIT.org).- "Aids in Africa: orizzonti di dolore e di speranza". È il titolo del convegno in programma sabato 12 marzo al Centro missionario Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) di Milano, promosso da questo Pontificio Istituto e dalla rivista "Mondo e Missione" in collaborazione con l’Ufficio per la pastorale missionaria della Diocesi di Milano.



“Basta dare uno sguardo ai numeri per capire il senso di questo convegno”, ha affermato a ZENIT Gerolamo Fazzini, Condirettore di "Mondo e Missione". “Su circa 40 milioni di malati nel mondo, più di 25 si trovano in Africa. Su 3 milioni di morti, 2,2 sono africani, così come buona parte dei nuovi contagiati (3 milioni su 5)”.

Secondo il giornalista “sono cifre spaventose che dicono come l’Aids è un’ipoteca che grava sul futuro di interi Paesi, specie in Africa australe, dove si toccano punte di quasi il 40 per cento di adulti infetti” e “viste le dimensioni del fenomeno, se ne parla, certo, ma non abbastanza”.

Fazzini è convinto che “proprio per la drammaticità e la molteplicità dei fattori in gioco, l’Aids è un sorta di prisma attraverso il quale si possono leggere molte facce della realtà africana odierna: sistemi sanitari inadeguati, mancato accesso ai farmaci, educazione deficitaria, retaggi tradizionali”.

“Ma anche l’incapacità e l’impotenza dei governi locali, corruzione e interessi economici, impegni internazionali non rispettati, e, più in generale, il profondo divario tra Nord e Sud del mondo”.

“Da questo punto di vista l’Africa si trova ad affrontare una sfida epocale”, ha sottolineato Fazzini. “Il convegno proverà ad analizzarli con uno sguardo complessivo. Per evitare letture settoriali o riduttive che spesso vengono veicolate, in proposito, dai mass media”.

Alla domanda su quali soluzioni adottare e su qual è il suo giudizio sull’uso dei profilattici, il Condirettore di “Mondo e Missione” ha ricordato che “uno degli obiettivi del convegno consiste proprio nel cercare di capire cosa si sta facendo, come, con quali obiettivi, priorità e metodi”.

“Non è un mistero che esistano strategie diverse nella lotta all’Aids, anche se ormai si sta facendo strada sempre più la consapevolezza che un problema complesso richiede soluzioni complesse”, ha osservato.

In merito al dibattito ‘preservativo sì-preservativo no’, Fazzini ha precisato che “negli ultimi tempi è maturata l’esigenza di affondare il problema partendo dalle cause profonde: comportamenti sessuali a rischio, retaggi culturali tradizionali, mancanza di informazione, squilibri economici e sociali che penalizzano i malati del continente africano”.

Il giornalista ha quindi rilevato che “seppure l’Aids oggi è la sfida per molte società africane, rappresenta anche un’occasione privilegiata di solidarietà e di testimonianza per le Chiese cristiane”.

“In Paesi come il Sudafrica, per esempio, la sfida dell’Aids è diventata occasione per un ecumenismo della vita, tradotto in solidarietà concreta”, ha ricordato.

Fazzini sostiene inoltre che “i cristiani, hanno un compito fondamentale: assicurare, a partire dal Vangelo, un approccio autenticamente umano ai malati e alla malattia e testimoniare la carità nel concreto delle situazioni, in varie forme: educazione, prevenzione, assistenza....”

Non poche tra le ONG impegnate in Africa su questo fronte, accanto alla Chiesa locale, ai missionari e alla società civile, sono di ispirazione cristiana e proprio a loro verrà data voce nel corso del convegno.

Sull’AIDS in Africa il numero di marzo di "Mondo e Missione" ha dedicato uno speciale di 32 pagine: “Il Servizio nasce da un lungo e accurato reportage che Anna Pozzi, redattrice della rivista, ha condotto per cinque settimane sulle rotte dell’Aids in quattro Paesi dell’Africa australe”, ha raccontato Fazzini.

“Un viaggio nelle pieghe di un’immane tragedia, per svelarne il volto più umano e dolente. Per dar voce a chi è condannato e a chi lotta tenacemente per la vita e la dignità. Un viaggio in bilico tra dolore e speranza, che puntava a leggere la realtà umana che sta dietro i dati clinici, volti e sentimenti dietro le statistiche”.

“Solo viaggiando – ha concluso Fazzini –, si può toccare con mano il dramma dei ‘condannati a morte’, ma – insieme – la speranza di chi è aiutato a comprendere che l’Aids è una malattia che si può curare riacquistando salute e dignità".