Conoscere cosa succede nel proprio cuore per riconoscere i falsi profeti

Nella prima Messa del 2014 a Santa Marta, il Papa esorta a "mettere alla prova" ogni pensiero, desiderio o azione, per discernere se venga da Dio o ci allontani da Lui

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 686 hits

Passa l’anno, passano le feste, e Papa Francesco torna nella Cappellina della Domus Santa Marta per celebrare le Messe mattutine che ormai occupano un posto di rilievo del suo intero pontificato. Nella funzione di oggi, la prima del 2014, Bergoglio scuote un po’ i fedeli dal rilassamento delle festività e assegna un compito per il nuovo anno: stare in guardia. Da cosa? Da chi? Il Papa lo aveva già detto, sempre a Santa Marta, ma lo vuole ribadire ancora: dai falsi profeti e dalle false profezie che fanno deragliare dalla strada che porta a Dio.

Ce ne sono tanti di questi “spiriti” che vanno e vengono dal cuore cristiano - osserva il Papa - affollandolo come un “mercato rionale” e rendendo difficile, a volte, discernere quali pensieri vengano da Cristo e quali dall’anticristo. Allora, è bene “mettere alla prova” tali spiritelli, per distinguere cosa ci fa “rimanere nel Signore” e cosa “ci allontana da Lui”.

Il primo passo è dunque “vegliare sul proprio cuore”, secondo il “consiglio di vita” offerto da San Giovanni nella prima lettura di oggi, il quale, in modo “quasi ossessivo”, esorta a “rimanere nel Signore”. L’Apostolo – afferma il Santo Padre – spiega “uno degli atteggiamenti del cristiano che vuole rimanere nel Signore: conoscere cosa succede nel proprio cuore”. “Il nostro cuore sempre ha desideri, ha voglie, ha pensieri”, aggiunge il Pontefice, e spesso si da loro tanto credito, dimenticando di porre un filtro - se non un freno - e di domandarsi interiormente: “Questi sono del Signore o alcuni di questi ci allontanano dal Signore?”.

Francesco, pertanto, è d’accordo con Giovanni quando esorta a vagliare tutto ciò che pensiamo e desideriamo: “Mettete alla prova gli spiriti per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo”, avverte. Profeti, come pure “profezie o proposte” del tipo: “Io ho voglia di far questo!”, che sicuramente “non ti porta al Signore”.

La “vigilanza”, allora, più che una precauzione, è una vera necessità. “Il cristiano – afferma il Papa - è un uomo o una donna che sa vigilare il suo cuore. E tante volte il nostro cuore, con tante cose che vanno e vengono, sembra un mercato rionale: di tutto, tu trovi di tutto lì... E no! Dobbiamo saggiare - questo è del Signore e questo non è – per rimanere nel Signore”.

Non è un compito così gravoso come sembra. Basta un criterio per operare questa distinzione e San Giovanni lo spiega in maniera molto“semplice”: “Ogni spirito che riconosce Gesù Cristo, venuto nella carne, è di Dio. Ogni spirito che non riconosce Gesù non è di Dio: è lo spirito dell’anticristo”. Cosa significa, però, “riconoscere che il Verbo è venuto in carne?”: vuol dire “riconoscere la strada di Gesù Cristo” - spiega il Pontefice - che Lui, “essendo Dio, si è abbassato, si è umiliato, fino alla morte di croce”.

“L’abbassamento, l’umiltà, l’umiliazione”: quella “è la strada di Gesù Cristo”. Quindi, “se un pensiero, se un desiderio ti porta su quella strada di umiltà, di abbassamento, di servizio agli altri, è di Gesù. Ma se ti porta sulla strada della sufficienza, della vanità, dell’orgoglio, sulla strada di un pensiero astratto, non è di Gesù”. Può essere d’aiuto, in tal senso, pensare alle tentazioni subite da Cristo nel deserto: tutte proposte che il demonio fa per deviare il Messia da questa via di umiliazione e carità. Gesù, però, non si lascia ingannare e risponde con fermezza: “No, questa non è la mia strada!”.

“Tante volte il nostro cuore è una strada, passano tutti lì…” osserva ancora il Santo Padre, esortando a farsi qualche domanda prima di agire: “Scelgo sempre le cose che vengono da Dio? So quali sono quelle che vengono da Dio? Conosco il vero criterio per discernere i miei pensieri, i miei desideri?”.

“Pensiamo questo e non dimentichiamo che il criterio è l’Incarnazione del Verbo”, conclude Francesco. “Il Verbo è venuto in carne: questo è Gesù Cristo, che si è fatto uomo, Dio fatto uomo, si è abbassato, si è umiliato per amore, per servire tutti noi”. L’Apostolo Giovanni – è dunque la preghiera finale del Papa – “ci conceda la grazia di conoscere cosa succede nel nostro cuore e avere la saggezza di discernere quello che viene da Dio e quello che non viene da Dio”.