Consacrati dall'Amore

Nella divisione non è possibile "povertà" intesa come la vita evangelica di "ciò che è mio è tuo"

Roma, (Zenit.org) Andrea Panont, O.C.D. | 239 hits

Portavo, ogni volta che si presentava l’occasione, uno dei miei libretti appena stampato, ad una famiglia vicina al convento.

Lo davo indifferentemente al marito o alla moglie o ad uno dei figli, sapendo che lo avrebbero letto insieme, come mi assicurava mamma Lucrezia: “Ne leggiamo una pagina alla sera per mettere l’anima nella pace, prima di andare a riposo”.

Incontro il marito Ruperto:

-“Perché non mi porta l’ultimo libretto”? , mi chiede secco, secco.

-“L’ultimo, l’ho consegnato a Lucrezia”.

-“Ma a me…perché no?”

Non ebbi il tempo di continuare la conversazione…Ma non ce n’era bisogno per cogliere che tra i due serpeggiava già il demone della divisione. Ci voleva poco a capire che quando in casa, in convento, in comunità, non regna la comunione…è l’ora della moltiplicazione di tanti beni quanti sono i componenti la famiglia.

Nella divisione non è possibile “povertà” intesa come la vita evangelica di “ciò che è mio è tuo”, né “castità” intesa come amore indivisibile, né “obbedienza” intesa come attenzione al volere dell’altro.

Il figlio Nanni mi confida che, nel periodo di rottura, papà e mamma avevano acquistato due video in camere separate. Ora che hanno ripreso e riguadagnato il paradiso dell’unità, prima sono tornati all’unica televisione… ora consacrati dall’amore, non guardano neppure quella: “Sono diventati, l’uno all’altra, preziosa televisione”. 

Ciao da p. Andrea

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