Consolate il mio popolo

Meditazione quotidiana sulla Parola di Dio

Roma, (Zenit.org) | 218 hits

Lettura

L’inizio della seconda parte del libro di Isaìa è un annuncio pieno di speranza e di pace: «Consolate, consolate il mio popolo». Israele, che nell’esilio aveva sperimentato la lontananza da Dio e il dolore della perdita della terra e della libertà, riceve quest’annuncio che riempie il suo cuore di speranza e di gioia. Giovanni Battista fece proprio quest’annuncio, che divenne la sua stessa vita, il suo ministero, la sua testimonianza. Il suo nome, Giovanni, significa proprio “il Signore consola”. Egli, infatti, svolgerà la sua vocazione profetica nel deserto, come dice Isaìa, preparando la via di Cristo. 

Meditazione

La profezia di Isaìa diceva che il Signore: «Come un pastore… porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri» (Is 40,11). Il cuore di Cristo è pieno di misericordia e compassione, Egli viene per salvare e consolare, per redimere il popolo schiavo e proclamarne la libertà dalla schiavitù. Egli è un pastore, il «bel pastore» (così nel testo greco di Gv 10,11) che ama e protegge le pecore, che le conosce per nome e le guida verso i pascoli verdi (Sal 23), ma che soffre quando esse si feriscono o si perdono, che non ha paura di lasciare al sicuro le novantanove pecore nell’ovile per andare in cerca dell’unica smarrita. Tanto è il suo amore per ciascuna di esse che ognuna è preziosa al punto di rischiare per una sola di esse la propria vita. Il Vangelo ci parla della gioia per averla trovata, della festa per aver ritrovato «ciò che era perduto» (Lc 15). Il Vangelo è tutto in questa misericordia, il “lieto annunzio” è proprio questo: «È finita la schiavitù», è ormai tempo di libertà e di festa. L’uomo che si smarrisce per le vie contorte del mondo e che dimentica la sua vocazione originaria all’amore e alla gioia viene cercato da Gesù, con amore e con intraprendenza. Non vuole perdere la pecorella smarrita, non vuole abbandonarla a se stessa, pensando magari di averne tante altre per cui di una può farne a meno. No, Gesù ama quell’unica smarrita con tutto il cuore, anzi, più delle altre, perché prova compassione per lei, che soffre vagando da sola per la montagna. In Cristo si realizza veramente la profezia di Isaìa: in lui Dio viene con la potenza dell’amore a raccogliere il gregge disperso e a radunarlo nell’ovile della Chiesa, dove regna la misericordia. 

Preghiera

O Signore di misericordia, non abbandonarmi nelle tenebre e nel deserto quando mi allontano da te. Cercami, continua a chiamarmi, anche se forse non ti risponderò, insisti e, con il tuo amore ricco di misericordia e tenerezza, vinci la durezza del mio cuore, affinché possa vivere sempre con te. 

Agire

Mi farò annunciatore della misericordia di Dio presso i miei fratelli, soprattutto testimoniando in me i frutti del suo amore così che tutti possano gioirne con me.

Meditazione del giorno a cura di monsignor Marco Frisina, presidente della Commissione Diocesana di Roma per l’Arte Sacra e i Beni Culturali, tratta dal mensile “Messa Meditazione”per gentile concessione di Edizioni ARTPer abbonamenti: info@edizioniart.it