Contraccezione e contraccezione d'emergenza (Prima parte)

Il cambiamento semantico dei concetti chiave di "concepimento" e "gravidanza", e le sue conseguenze

Roma, (Zenit.org) Anna Fusina | 292 hits

Contraccezione: analisi del termine

Con il termine “contraccezione[1] vengono raggruppati complessivamente  ed in modo generico tutti i metodi che si usano per il controllo delle  nascite.

Ciò  risulta  però essere ambiguo, poiché le nascite potrebbero essere limitate anche attraverso l’aborto, cioè l’interruzione di gravidanze già iniziate.

E’ opportuno dunque fare chiarezza, distinguendo i vari metodi anticoncezionali inante e post-concezionali, a seconda che essi prevengano il concepimento o che invece agiscano successivamente al concepimento. 

La differenza è fondamentale,  poiché  i metodi che tendono ad evitare il concepimento non interferiscono con l’esistenza di un nuovo essere umano, mentre quelli che agiscono successivamente al concepimento interferiscono con l’esistenza del figlio eventualmente concepito rendendo l’utero materno inospitale: avvenuto il concepimento infatti egli non troverà nella madre le condizioni indispensabili per crescere, svilupparsi e continuare a vivere. 

Per essere precisi si dovrebbe parlare di metodi contraccettivi e metodi intercettivi.[2]

La contraccezione in senso proprio è un tecnica che viene utilizzata allo scopo di controllare e di impedire (contro) il concepimento (concezione), cioè l’incontro della cellula uovo con lo spermatozoo.

L’intercezione è una tecnica che intercetta l’embrione rendendone impossibile l’annidamento nella parete uterina. In questo caso non si ha dunque un effetto contraccettivo, ma antinidatorio, cioè abortivo.

Occorre precisare che a livello internazionale il termine contraccezione non viene utilizzato in modo univoco.[3]

Negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone, ma anche in molti Paesi europei si usa il termine “contraccezione”  includendovi anche metodi che impediscono l’annidamento dell’embrione in utero (intercezione) o che  agiscono successivamente ad esso (contra-gestazione), con un meccanismo quindi abortivo.

Ricordiamo ad esempio  che (…) già nel 1990 la Federazione Internazionale dei Ginecologi e degli Ostetrici (F.I.G.O.), la massima Autorità mondiale in campo ginecologicoincludeva il vaccino anti-hCG tra i “contraccettivi” del futuro, intravedendone ampie prospettive di diffusione (F.I.G.O. Manual of Human Reproduction).(…) l’hCG è la sostanza prodotta specificamente dall’embrione al fine di mantenere nell’utero le condizioni indispensabili al proprio sviluppo: quella stessa che si dosa con il test di gravidanza e  che è presente nel sangue materno solo dopo l’annidamento. In questo caso il termine “contraccezione” include metodi francamente abortivi, essendo chiaramente già iniziata la gravidanza”.[4]

Trasformazione semantica dei concetti di “concepimento” e “gravidanza”

É interessante esaminare come è avvenuta l’evoluzione semantica dei termini “concepimento” e “gravidanza”.

Nel suo testo “The facts of life”, Brian Clowes ne analizza la genesi[5].

Antecedentemente al 1965 con il termine “concepimento” viene indicato il momento della fusione di un ovulo con lo spermatozoo (fecondazione) nella tuba di Falloppio.

Nel 1963, il Dipartimento della Salute, Istruzione e Welfare (HEW) degli Stati Uniti definisce “aborto” come “tutte le misure che possono pregiudicare la vitalità dello zigote in qualsiasi momento tra l’istante della fecondazione e il completamento del lavoro”.[6]

Le associazioni abortiste avevano capito che per rendere i prodotti abortivi accettabili per le donne a livello etico e poter aggirare le leggi volte  a vietare l’aborto (la ricerca su questo tipo di prodotti era già in corso in Giappone ed in diversi paesi europei) era necessario un cambiamento di terminologia, atto a confondere il confine tra azione contraccettiva ed azione abortiva.

Ciò si poteva realizzare solamente trasformando la definizione di “concepimento” damomento della fecondazione (unione di spermatozoo e ovulo) a momento dell’impianto in utero dell’embrione, stabilendo così che  se un dispositivo o farmaco avesse impedito l’annidamento, non si sarebbe verificato un aborto.

Storicamente questo cambiamento semantico affonda le proprie  radici in un Congresso che ebbe luogo nel 1959, organizzato congiuntamente dalla Planned Parenthood e dalla Population Council, entrambe associazioni abortiste. In quel convegno il Dott. Bent Bowing, un ricercatore svedese, sostenne la necessità di modificare la definizione di concepimento,  spostando il momento del concepimento da quando avviene la fecondazione a quando si è verificato l’impianto: ”whether eventual control of implantation can be reserved the social advantage of being considered to prevent conception rather than to destroy  an established pregnancy could depend upon something so simple as a prudent habith of speech.”[7]che al controllo dell’impianto [del concepito nell’endometrio (n.d.r.)] possa essere riservata la funzione socialmente vantaggiosa di poter impedire il concepimento e non quella di interrompere una gravidanza in corso, potrebbe dipendere da qualcosa di così semplice come l’abitudine di prudenza verbale.”

Una questione di “prudenza verbale”: è sicuramente più conveniente dire che la gravidanza inizia con l’impianto perché ciò ci consente di agire sul concepito nella sua fase pre-impianto.

(La seconda parte segue domenica 29 di dicembre)

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NOTE

[1] Cfr.: Bruno Mozzanega, Da vita a vita – Viaggio alla scoperta della riproduzione umana, SEU, Roma, 2010, pp. 174, 202-203 e  Bruno Mozzanega, “Educazione sessuale: aspetti biologici” in F. Bonarini, F. Ongaro e C. Viafora (a cura di), Sessualità eriproduzione: tutto sotto controllo?, FrancoAngeli, Milano, 2004, pp. 241-250

[2] Giovanni Russo (a cura di), Enciclopedia di Bioetica e Sessuologia, Elledici, Torino, 2004, pp. 538-539 

[3] Bruno Mozzanega, Considerazioni su ellaOne e sul suo meccanismo d’azione in   http://www.portaledibioetica.it/documenti/005503/005503.htm

[4] Bruno Mozzanega, Considerazioni su ellaOne e sul suo meccanismo d’azione in http://www.portaledibioetica.it/documenti/005503/005503.htm

[5] Brian Clowes, The Facts of Life, HLI, Virginia 2001, Chapter 2 in www.hli.org/index.php/the-facts-of-life/245?task=view

[6] Brian Clowes, The Facts of Life, HLI, Virginia 2001, Chapter 2 in  www.hli.org/index.php/the-facts-of-life/245?task=view

[7] ALL, A declaration of life by pro-life physicians, 1 gennaio 2000 in http://www.all.org/article/index/id/MjUxNQ/