"Convivium" propone farmaci di facile accesso per i paesi poveri

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ROMA, domenica 9 maggio 2004 (ZENIT.org).- Un appello alla cooperazione tra mondo ricco e paesi in via di sviluppo al fine di mettere a disposizione di tutti, soprattutto delle popolazioni povere, farmaci di qualità a bassi prezzi, è stato lanciato in Vaticano il 7 maggio da "Convivium", una organizzazione non governativa fondata nel 2003.



Convivium, che significa “vivere insieme in amicizia”, è sorta su iniziativa della Federazione internazionale dei farmacisti cattolici in collaborazione con alcuni rappresentanti di Organismi Vaticani e di circa 80 Compagnie farmaceutiche per realizzare iniziative umanitarie, scientifiche e pedagogiche in favore delle popolazioni più povere.

Alain Lejeune, presidente di Convivium ha spiegato a ZENIT che “L’obiettivo è quello di facilitare l’accesso a medicine di qualità per ognuno e ovunque, senza distinzione alcuna, specialmente le medicine essenziali come i vaccini, o quelle per combattere epidemie, Aids, malaria e tubercolosi”.

L’idea di Comvivium, la quale ha organizzato un convegno di due giorni (7-8 maggio 2004) presso la Casa Santa Marta in Vaticano, è quella di utilizzare la rete della Chiesa cattolica che conta 128.000 istituzioni sanitarie nel mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, per assicurare le medicine a milioni di persone che non riescono ad averle per ragioni economiche o per difficoltà di distribuzione.

Monsignor José Luis Redrado Marchite, Segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, in alcune dichiarazioni rilasciate a ZENIT ha affermato che: “Grazie alle medicine molte malattie sono state debellate o scomparse”.

“Soprattutto nel mondo avanzato i farmaci sono molto efficaci nella lotta contro le malattie, e dove non riescono a guarire completamente riescono almeno ad alleviare danni e sofferenze - ha poi aggiunto -. Ciò ha portato ad un innalzamento sensibile della speranza di vita della popolazione”.

“Ma il progresso non è stato immune da problemi”, ha precisato il prelato, spiegando che “la ricerca di nuovi farmaci è molto costosa”.

“Il diritto di proprietà intellettuale, benché sia giusto può alimentare in alcuni casi conflitti con i tanti pazienti che non riescono ad avere accesso alle cure - ha rilevato Redrado -. Da qui la statistica ci dice che l’80% dei farmaci viene consumato dal 15% della popolazione. Nel mondo ricco esiste anche il problema del consumo eccessivo di farmaci”.

C’è poi il problema della sperimentazione di nuovi farmaci che viene attuata sulle popolazione dei paesi poveri, con il rischio di mettere in pericolo la vita e la salute di queste persone.

Insieme alla richiesta di una più rigorosa etica di comportamento - Redrado - ha chiesto di “condividere i benefici dei nuovi farmaci con i paesi dove le sperimentazioni vengono fatte, nelle forme da concordare ma che tengano conto dei bisogni di questi paesi nel campo della salute”.

In merito all’Aids, Redrado ha rilanciato l’appello affinchè le persone colpite dal virus dell’HIV abbiano pieno accesso ai farmaci antiretrovirali (atv). Il presidente della Cipla, industria indiana approvata dall'Oms che oggi fornisce medicine a 140 paesi nel mondo, ha fatto notare come è possibile ridurre i prezzi degli atv, passati da 10.430 dollari per paziente per anno a 350 dollari per paziente per anno.

Monsignor Redrado ha ricordato che attualmente ci sono 40 milioni di malati di Aids con 3 milioni di morti all’anno. L’Africa, i cui abitanti sono i più poveri e coloro che hanno meno possibilità di avere accesso alle cure, è il continente più colpito con 25 milioni di malati e 2,2 milioni di morti.

Riprendendo il Messaggio per la Quaresima 2004 di Giovanni Paolo II, il Segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari ha concluso rinnovando l’impegno alla collaborazione tra mondo ricco e Paesi in via di sviluppo per fare del diritto alla salute un beneficio per tutti.