Corea: l'ondata di cattolicità

Il Papa celebra con una Messa allo stadio di Daejeon la solennità dell'Assunta accolto festosamente da oltre 50mila fedeli che ricordano con lui le vittime della tragedia del Sewol

Seoul, (Zenit.org) Alfonso M. Bruno, F.I. | 422 hits

È tutto straordinariamente calmo è silenzioso quando, alle 8:30 del mattino, mentre a Roma è notte fonda, Papa Francesco si trasferisce dalla Nunziatura Apostolica all’eliporto militare di Yongsan. Da lì ha preso un treno ad alta velocità per una tratta di circa 160 Km che lo porterà a Daejeon.

È la solennità dell’Assunzione e in Corea si celebra contemporaneamente la Festa Nazionale della Liberazione dai Giapponesi avvenuta con la fine delle ostilità del secondo conflitto mondiale nel 1945. Gli uffici e i servizi pubblici sono chiusi e ridotti all’essenziale.

Rispetto alla foschia e al cielo plumbeo dei giorni scorsi, un sole ridente e spendente saluta la Penisola del Nord Est asiatico ricordando così “la Donna vestita di sole”, celebrata oggi dalla Liturgia. Da tanta luce, l’erba, le rocce e le acque del fiume Han  sono restituiti alla bellezza originale dei loro colori.

Lo stadio di Daejeon era già pieno prima dell’arrivo del Papa con i suoi cinquantamila spettatori assiepati sugli spalti e sul terreno di gioco, quello che accolse i Mondiali di Calcio nel 2002. È qui che Papa Francesco ha celebrato l’Eucarestia utilizzando il latino e il coreano.

Accolto da mons. Lazzaro You Heung-sik, l’Ordinario del luogo, il Pontefice è salito per la prima volta in questo viaggio a bordo della vettura scoperta con la quale ha fatto il giro dello stadio per immergersi nella folla festosa.

Al grido di "W il Papa" che nell’idioma italiano i fedeli coreani hanno riprodotto anche su berrettini e bandiere, si esprime tutta la comunione dei cattolici di questo Paese con il vescovo di Roma.

Il Papa, commosso e contento, ha accarezzato e benedetto da vicino alcuni bambini, mentre coloro che erano sugli spalti riproducevano il movimento dell’onda. Come una grande onda la Corea sta testimoniando in questi giorni la sua cattolicità al resto del Continente e del mondo.

Non appena il Pontefice ha iniziato a vestire i paramenti per la Santa Messa, sorprendente è stato il rapido ritorno al raccoglimento e al silenzio di quella moltitudine che fino a qualche istante prima era chiassosa e festante all’inverosimile.

Nell’omelia, marcatamente mariana, il Papa ha innanzitutto ricordato l’amorevole intercessione di Maria operante nella storia della nazione e nella vita del popolo. Non è a caso che la medaglia commemorativa del Viaggio Apostolico riproduca in bassorilievo la “Madonna Coreana” con una ghirlanda di sette fiori, in riferimento ai sette sacramenti.

Stigmatizzando l’opulenza e il materialismo che invece genera schiavitù, il Papa ha invitato gli adulti a tramettere i valori della tradizione cristiana  alle nuove generazioni che vivono spesso nella disperazione.

Alla fine della celebrazione, recitando l’Angelus, Francesco ha dedicato l’allocuzione alle vittime del recente naufragio del Sewol. I familiari da tempo stanno reclamando più solidarietà da parte del governo con un sit-in organizzato non lontano dalla sala stampa allestita al Lotte Hotel per il Viaggio Apostolico.

La vita di trecento persone è stata presa dal mare, ma questo tragico evento, che ha unito tutti i Coreani nel dolore, deve confermare  il loro impegno a collaborare insieme, solidali, per il bene comune. È questo l’auspicio del Papa insieme all’invito di affidare tutti i giovani dell’Asia alla protezione della Madonna per “essere araldi gioiosi dell’alba di un mondo di pace, secondo il disegno benedetto di Dio”.