Cosa abbiamo realmente capito del Concilio finora?

Presentato ieri in Campidoglio il nuovo libro di mons. Agostino Marchetto "Il Concilio ecumenico Vaticano II. Per la sua corretta ermeneutica"

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di Salvatore Cernuzio

ROMA, giovedì, 8 novembre 2012 (ZENIT.org) – Nel 2005, mons. Agostino Marchetto, pubblicava il libro Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia. Nel volume - come suggerisce la metafora musicale del titolo -  il presule si “contrapponeva” nettamente all’interpretazione del Concilio che, in questi 50 anni, ha monopolizzato la storiografia cattolica mondiale, auspicando ad una sua corretta ricezione che fosse “storia di verità”.

Sette anni dopo, il segretario emerito del Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti, ancora non ha visto realizzarsi questa "ermeneutica conciliare veritiera", tanto da sentire l’esigenza di dare un seguito alla sua opera.

Esce così Il Concilio ecumenico Vaticano II. Per la sua corretta ermeneutica, “seconda puntata” edita dalla Libreria Editrice Vaticana, che raccoglie le  Recensioni e Note che, dal 2004 fino ad oggi, hanno composto la bibliografia e storiografia dell’evento conciliare, rilette sotto la luce di un’analisi critica.

Ieri la presentazione in Campidoglio, alla presenza di illustri ospiti, quali: il cardinale vicario Agostino Vallini; il cardinale Raffaele Farina, bibliotecario emerito, l’onorevole Giuseppe Pisanu e il ministro Andrea Riccardi, moderati da Giovanni Maria Vian, direttore de L'Osservatore Romano.

La “corretta” ermeneutica proposta dall’arcivescovo Marchetto prende le mosse dalle indicazioni di Benedetto XVI nel discorso alla Curia Romana del 2005, in cui il Pontefice parlava di una “ermeneutica della discontinuità e della rottura, da un lato, e di una “ermeneutica della riforma”, dall’altro.

Proprio quest’ultima è la giusta chiave di lettura dell’evento conciliare che mons. Marchetto ha rimarcato nel suo libro: “l’ermeneutica della riforma, del rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa”. Essa smonta quella "schematizzazione di un prima e un dopo Concilio”, ed espone “la tesi per cui con il Vaticano II non nasce una nuova figura di cattolicesimo ma piuttosto un rinnovamento” come osservato dal cardinale Vallini.

Intervenendo, anche Riccardi ha richiamato le parole dall’allora cardinale Ratzinger in un saggio del 1969, in cui il futuro Papa già discuteva sulla interpretazione del Vaticano II. “Il Concilio non va affrontato né con un atteggiamento conservatore, né con un atteggiamento progressista, ma con quella della testimonianza missionaria” ha dichiarato il ministro.

La percezione, all’epoca, di evento di rottura è dovuta a due ragioni, ha spiegato Riccardi: innanzitutto “il fatto che a veicolare il messaggio del Concilio non furono i tradizionali canali di comunicazione ecclesiali, ma la stampa e la televisione''. Ma soprattutto “il contesto storico e culturale del '68 con il suo spirito, che metteva in crisi tutto ciò che era autorità'”.

Sono più attuali che mai, quindi, le parole del già citato saggio di Ratzinger, secondo cui il Concilio ha segnato "il passaggio da una situazione in cui il cristianesimo era al suo massimo e andava quindi conservato, a una situazione in cui si doveva riconoscere la 'radicale minoranza' della comunità cristiana, richiedendo così una ‘testimonianza missionaria'”.

“Né conservatorismo, né progressismo” ha ribadito quindi il ministro Riccardi, “dal Concilio doveva nascere ‘una Chiesa in missione’”.

“Il Vaticano II - ha concluso da parte sua mons. Marchetto - non è stato una rottura con la Tradizione cattolica, ma un sinodo di riforma nella continuità della Chiesa''. “Bisogna ricordare – ha aggiunto l’arcivescovo - che le due anime del Cattolicesimo, Tradizione, identità e apertura, o Rinnovamento e riforma, devono stare insieme, come del resto è avvenuto nel Concilio, ma molto meno nel post-Concilio''.

Al termine dell’incontro ZENIT ha chiesto al presule se, nonostante non si sia ancora giunti ad una corretta interpretazione del Concilio, si riscontri oggi un rinnovato interesse verso i testi conciliari, soprattutto nel contesto dell’Anno della Fede.

“Ciò che maggiormente si nota – ha risposto mons. Marchetto - è il ritorno allo studio dei testi conciliari, come ho potuto constatare dai numerosi eventi e convegni sul Vaticano II a cui ho preso parte”. “Siamo contenti – ha aggiunto - e speranzosi che il ritorno alla preziosa eredità del Concilio porti ad un equilibrio tra la storia veritiera, l’ermeneutica corretta, la giusta ricezione: tre scansioni, da tenere ben presenti per assimilare il vero Vaticano II, sulla linea illustrata dal Papa”.

Pensando, infine, alle nuove generazioni, il presule ha dichiarato alla nostra agenzia: “Bisogna dire alle persone, ai giovani sopratutto, che devono guardare al Concilio perché lì si trova il genio del cattolicesimo, che è fondamentale per il mondo”. “In questi testi – ha concluso - si trova infatti la capacità di valutare quello che è specifico della Chiesa cattolica; e seppur redatti 50 anni fa, le nuove generazioni troveranno in essi grande freschezza e originalità”.