Cosa fare per accogliere la Santissima Trinità

Solo amando Dio per primo, è possibile amare il prossimo

Roma, (Zenit.org) Osvaldo Rinaldi | 532 hits

La Santissima Trinità è un concetto teologico esclusivo della rivelazione cristiana. L’uomo, attraverso la ragione, è capace di credere all’esistenza di un Dio creatore del cielo e della terra, un Dio Logos, una ragione superiore che ha ordinato il mondo dandole la forma che oggi noi vediamo e conosciamo. Ma il concetto di Trinità trascende largamente la sola dimensione creatrice di Dio origine e fine di tutte le cose visibili ed invisibili.

Nella corso della storia tanti teologici hanno cercato di approfondire il mistero della rivelazione sulla Santissima Trinità. L’evangelista Giovanni ha tracciato un solco nel quale ha avviato una serie di riflessioni che costituiscono il fondamento di ogni comprensione teologica. Il messaggio che l’evangelista propone è allo stesso tempo semplice e sconvolgente. Semplice, perché offre una visione della Trinità comprensibile a tutti, sconvolgente perché apre ad ogni essere umano la possibilità di avere una esperienza e una relazione con la Santissima Trinità.

L’evangelista Giovanni propone una duplice rivelazione della Trinità, potremmo dire, una rivelazione al Suo interno e uno rivelazione al Suo esterno, dove interno ed esterno sono riferiti a Dio.

La Trinità è una comunione perfetta di tre persone distinte, dove ogni persona è Dio. Quindi un unico Dio in tre persone differenti. La Trinità è unità nella diversità, un unica natura divina nella comunione perfetta di amore.

Questo è il primo insegnamento di cui ha bisogno la Chiesa e il mondo di oggi. L’amore non è un fatto privato, non è una questione individuale, non riguarda solo l’io, ma ha bisogno di un “tu”, necessita di un “noi”.

In un mondo dove la solitudine diventa una scelta di vita, la Trinità propone un eloquente esempio da imitare, un modello controcorrente rispetto alla logica del mondo secolarizzato.

Tutti i Vangeli parlano di Gesù che vive sempre in una intima relazione con il Padre attraverso lo Spirito Santo. La Trinità opera sempre nella stretta relazione e comunione tra le persone che la compongono. Gesù Cristo ci ha insegnato questo modo di essere e di agire della Trinità che è armonia, condivisione, partecipazione, relazione.

Dio non vive da solo, ma ha scelto di vivere la comunione. E questo non vale solo per se stesso, tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Dio chiede agli uomini di fare altrettanto. La creazione di Eva dalla costola di Adamo è la conferma di questo progetto di Dio per l’uomo. Dio vuole che gli uomini vivano insieme e formino un’unica famiglia.

L’egoismo, l’orgoglio, la superbia sono acerrimi nemici della comunione, della concordia, dell’armonia tra gli uomini.

Allora davanti a questo pericolo, di fronte alla perenne minaccia di incomprensione e di divisione tra gli uomini, Dio ci propone una soluzione: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.” (Gv 14, 23).

Quel “noi” non è riferito solo a Dio Padre e al Figlio di Dio, ma coinvolge anche lo Spirito Santo: “ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.” (Gv 14,26).

La novità sorprendente sulla Santissima Trinità proposta da questo Vangelo viene comunicata attraverso l’uso dei verbi “amare”, “osservare”, “venire”, “dimorare”. L’amore a Dio, attraverso l’osservanza della Sua Parola, produce l’effetto della discesa di Dio-Trinità nel cuore dell’uomo. Ma questa discesa non ha la durata di un momento, non si tratta di un venire passeggero. Viene usato il verbo “dimorare” per esprimere proprio il significato di permanenza, di un rimanere a lungo. Così, la perseveranza al comandamento dell’amore diviene condizione essenziale della permanenza di Dio nel cuore dell’uomo.

Ma Dio lascia l’uomo libero di amarLo o di rifiutarLo. “Se uno mi ama, osserverà la mia parola.....Chi non mi ama non osserva le mie parole” (Gv 14,23-24).

Dio non vuole entrare forzatamente nella vita di un uomo, anche se lo potrebbe benissimo fare. Malgrado la Sua onnipotenza, Dio cerca l’assenso dell’uomo per entrare in comunione con lui. E questa relazione di Dio è così piena che ricolma il cuore dell’uomo di un amore traboccante. Allora, l’amore a Dio è davvero autentico solo quando viene riversato verso colui che vive accanto a noi ed ha bisogno di vedere la presenza viva della tenerezza e della dolcezza di Dio.

Anche se l’amore a Dio e l’amore al prossimo sono un unico comandamento, l’amore di Dio viene prima rispetto all’amore al prossimo. “Se uno mi ama...”. Solo amando per prima Dio, è possibile amare il prossimo. Solo credendo alla Parola di Dio è possibile amare i poveri, gli ammalati, gli abbandonati, gli emarginati in quanto persone create ad immagine e somiglianza di Dio, nel quale continua a vivere il Figlio di Dio.

Allora la solennità di oggi acquista il senso più profondo se è vissuta nella ricerca di unità nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle comunità ecclesiali. Di quanta unità ha bisogno il mondo. L’amore vissuto verso il prossimo, che nasce da un profondo e riconoscente senso di gratitudine a Dio, diviene la più utile ed efficace testimonianza che possiamo offrire al mondo soprattutto in questo anno della fede.