Cosa sarebbe il mondo senza la Chiesa cattolica?

Un libro di Giuseppe Rusconi spiega come l'opera sociale e caritatevole della Chiesa integra e completa quella dello stato

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 1131 hits

Un libro agile e acuto, 140 pagine per spiegare come la Chiesa nel suo affiancare e accompagnare la società riproduce ancora quell’opera di carità che riecheggia più volte nelle Sacre Scritture. 

Con il titolo L’Impegno e sottotitolo Come la Chiesa italiana accompagna la società nella vita di ogni giorno (edito da Rubbettino) Giuseppe Rusconi, già docente di letteratura, giornalista parlamentare e noto vaticanista (www.rossoporpora.org), ha scritto che la “La chiesa incontra e dà una mano. Lo può fare perché pure essa è sostenuta da Qualcun altro. Specie quando, realtà umanissima e quindi imperfetta, cade”.  

Intervistato da ZENIT ha detto: Ho scritto sulla base di fatti, senza voler polemizzare con chi, anche in tempi recenti, ha suggerito con i suoi scritti l’idea di una Chiesa parassita dello Stato. Importa infatti evidenziare quanto sia estesa, diversificata e incisiva la fantasia delle opere concrete che il mondo cattolico offre alla comunità civile italiana, così che ci si possa rendere conto che anche oggila Chiesa è vicinanza, è condivisione, è testimonianza concreta, operando nel quadro di un grande disegno organico di carità. Fatto tanto più rimarchevole in tempi come i nostri di palese sfiducia e scollamento tra cittadini e ‘istituzioni’, in cui nessun altro ente è in grado di assolvere con continuità ed efficacia a compiti assistenziali”. 

Alla domanda su perché quantificare in modo verosimile il contributo offerto dalla Chiesa? Rusconi ha risposto “non per rivendicare meriti particolari alla Chiesa, non per una manifestazione di orgoglio cattolico, ma per cercare di ristabilire un minimo di equilibrio – utile a un’analisi spassionata della situazione -nel gran ballo di numeri riguardanti i costi della Chiesa per lo Stato, un sabba vorticoso di cui siamo stati costretti a prendere atto particolarmente negli ultimi mesi”. 

Ma come si è riusciti a individuare i dati? E Rusconi ha spiegato: “E’ stato un lavoro che ha incontrato non poche difficoltà e mi ha portato talvolta a invidiare chi ha potuto spesso citare fino all’ultimo centesimo l’ammontare della sovvenzione statale verso l’una o l’altra attività ecclesiale. Purtroppo, partendo dalle iniziative della Chiesa in ambito sociale nazionale, ci siamo non raramente confrontati con situazioni caratterizzate da una grande complessità, da cifre ballerine, da una mancanza di dati credibili. Abbiamo cercato di supplire, quand’era possibile, con il colloquio con i responsabili in loco, incrociando i dati disponibili con quelli emersi dalle indagini di grandi istituti statistici attenti al sociale. Il ragionamento ci ha portato infine a formulare dati complessivi verosimili, che quantifichino credibilmente il contributo ecclesiale in un dato ambito. In un caso, quelle delle opere socio-assistenziali, non siamo riusciti a farlo: impresa pressoché impossibile, dato il numero di strutture esistenti – diverse tra loro – e dei loro interlocutori diretti pubblici, i Comuni italiani. I quali, in base alle loro disponibilità sempre minori, decidono da sé chi aiutare e in che misura”. 

Il libro è strutturato in modo tale che una volta selezionati gli ambiti sociali da evidenziare, asono stati pensati i capitoli il più possibile agili, suddivisi in una premessa (in genere di carattere storico-culturale), in un paragrafo centrale dedicato a un esempio sul terreno (una scuola, una parrocchia, una comunità antidroga, un’associazione di settore, ecc…), in una conclusione per tirare le somme anche economiche.   

Un ampio spazio informativo viene dato a forme e contenuti dell’8 per mille e del sostegno economico (‘offerte deducibili’) per i sacerdoti. 

“In un capitolo, sempre informativo, - ha rilevato Rusconi - si parla della questione dell’esenzione Imu per il non profit: anche qui è sempre opportuno informarsi bene prima di affrontare le telecamere televisive, il microfono dei colleghi o anche soltanto la discussione in famiglia e con gli amici”. 

Nel libro ci sono tanti esempi concreti e tante cifre, che parlano un linguaggio da tutti compreso. Le cifre documentano un rapporto tra costi e benefici per la comunità, un rapporto con un saldo positivo (almeno undici miliardi di euro annui, secondo le stime prudenti e, speriamo, verosimili) a vantaggio di altri soggetti istituzionali, il maggiore dei quali è lo Stato centrale. 

Ha sottolineato Rusconi “Si conferma quindi come la Chiesasi sia assunta e svolga incisivamente una funzione ben conosciuta di supplenza, per sopperire alle insufficienze dello Stato. Come a dire: Chiesa e Stato si spartiscono i compiti sociali con reciproca soddisfazione.” 

Dall’indagine emerge però molto di più che non una ‘supplenza’ e una ‘spartizione’ di compiti. 

Si chiede infatti l’autore: “Non fa forse riflettere il fatto che la grave crisi economica sia stata annunciata dalle ‘antenne’ della Caritas prima che dalle previsioni ragionate degli economisti?” 

Questo dato non dovrebbe destare meraviglia, perché secondo Rusconi “la Chiesa è vicina più di ogni altra istituzione a persone e situazioni: dunque riesce a vedere prima degli altri l’approssimarsi della tempesta”. 

Secondo l’autore del libro “La Chiesa, oltre a intervenire concretamente laddove è necessario, ha una funzione importantissima di stimolo per rendere attiva la solidarietà di parrocchie e gruppi diversi. Qui un ruolo fondamentale lo assume il volontariato, inteso come generosa attenzione verso i fratelli, quelli più fragili, quelli che una mentalità materialistica e utilitaristica dilagante vorrebbe considerare come ‘pesi’ da possibilmente eliminare. Attenzione significa anche assunzione di responsabilità e quindi ‘corresponsabilità’ verso chi fa parte della comunità umana. Non si tratta dunque solo di ‘tamponare le emergenze’, ma soprattutto di affrontare i problemi in modo strutturale, da ogni punto di vista”.

In conclusione Rusconi afferma che “Sviluppando l’indagine, si sono incontrate solo alcune delle ‘opere sociali’ messe in piedi dal mondo cattolico, quelle più ‘istituzionalizzate’, più facilmente comprensibili e ‘visibili’ anche da chi cattolico non è. In realtà si è mostrata solo la punta o poco più dell’iceberg: senza farsi notare in tanti lavorano quotidianamente, avvalorando nell’ombra la conclamata  prossimità all’uomo”.