Cosa significa essere una donna?

Una conferenza in Vaticano commemora il 25° anniversario della "Mulieris Dignitatem"

Roma, (Zenit.org) Ann Schneible | 494 hits

Dio affida l’essere umano alla donna è il titolo della conferenza internazionale promossa dal Vaticano, in occasione del 25° anniversario della lettera apostolica di Giovanni Paolo II, Mulieris Dignitatem.

La tre-giorni di convegni è ospitata dal Pontificio Consiglio per i Laici fino a sabato scorso. Il titolo riprende una citazione del documento, scritto dopo il sinodo del 1987 sul ruolo e la vocazione dei laici nella Chiesa.

Un senso più pieno del titolo può essere colto dall’intero passaggio da cui è ripreso: “La forza morale della donna, la sua forza spirituale si unisce con la consapevolezza che Dio le affida in un modo speciale l'uomo, l'essere umano. Naturalmente, Dio affida ogni uomo a tutti e a ciascuno. Tuttavia, questo affidamento riguarda in modo speciale la donna - proprio a motivo della sua femminilità - ed esso decide in particolare della sua vocazione” (Mulieris dignitatem, 30).

Con questo passaggio come punto di partenza, l’obiettivo della conferenza è stato quello di esaminare l’evoluzione storica della percezione della donna; ciò che ha spesso portato le donne a rinunciare al loro ruolo; infine i molti aspetti che sono emersi come conseguenza dell’attuale crisi culturale.

“La conferenza ha radunato un incredibile gruppo di donne talentuose che servono la Chiesa”, ha detto a ZENIT la dottoressa Vicki Thorn.

Thorne, che è stata uno dei relatori di spicco durante l’incontro, è la fondatrice del Progetto Rachele – che fornisce sostegno e cura alle madri e ai padri che soffrono dopo un aborto – ed è direttrice esecutiva dell’Ufficio Nazionale della Riconciliazione e la Cura del Post-Aborto.

La relatrice osserva come tali incontri sono determinanti per quelle donne che si sentono scoraggiate nel loro ministero per incontrare altri che lavorano per la Chiesa in maniera simile. “Essere nello stesso posto insieme è una grande grazia perché permette di incontrare altre donne”, ha affermato Thorn. La fondatrice del Progetto Rachele aggiunge che “l’opportunità per fare network è davvero determinante – specie perché abbiamo così tanti paesi rappresentati – per scoprire cosa gli altri stanno facendo che noi possiamo portare nei nostri paesi”.

Nella sua relazione, Thorn ha spiegato come lei stessa ha attinto alla propria “esperienza a contatto con giovani e meno giovani, nei termini di un diverso approccio nel discutere della propria sessualità, secondo la scienza che anima la Humanae Vitae e la Teologia del Corpo”.

“La mia esperienza è che la gente è molto aperta ad ascoltare questa materia, anche perché nessuno gliene ha mai parlato”, ha aggiunto.

La relatrice ha proseguito, affermando che uomini e donne sono stati condizionati a pensare di essere una “sorta di animali sessuali” senza controllo di sé e, per questo motivo, sono semplicemente dotati del necessario per prevenire le malattie sessualmente trasmesse.

Ciò che alle donne e agli uomini non viene insegnato, ha detto Thorn, riguarda “la consapevolezza di come siamo fatti”.

Ha poi spiegato come, ad esempio, “le donne mantengono in sé le cellule dei propri figli per il resto della loro vita, che poi passano ai figli successivi; inoltre, noi stessi portiamo le cellule delle nostre madri”. La relatrice ha anche parlato di “cosa accade quando le pillole anticoncezionali inducono la donna a scegliere il partner biologicamente sbagliato, e quindi a divorziare, e dei cambiamenti che avvengono nel cervello delle donne, in particolare di come il loro cervello cresce come quello di un uomo, quando vengono assunte delle pillole”.

“Questi sono aspetti critici – ha spiegato – ma sono scienza”.

Questi fatti, ha proseguito Thorn, permettono a coloro “le cui vite sono state messe sottosopra a causa di scelte sessuali sbagliate, di dare un senso a queste cose”.

Citando le proprie esperienze a contatto con le donne che hanno abortito, la studiosa ha preso atto di quanto queste ultime siano recettive rispetto al suo messaggio.

“Le ferite sono ancora aperte – ha detto – ma loro lo sanno solo in parte. Non sono abbastanza in grado di elaborare ciò che è loro successo”.

Meg McDonnell ha lavorato per il Chiaroscuro Institute, un ente no-profit che mira al supporto del matrimonio e del benessere dei figli, in particolare tra le classi sociali meno abbienti. Una collega di uno degli speaker, Helen Alvaré, McDonnell, ha notato come la presenza internazionale alla conferenza dimostra le somiglianze e le differenze tra donne di diverse nazioni.

“Ciò che mi ha più colpito – ha detto a ZENIT – è stata l’abilità a notare le somiglianze e le differenze e mettere insieme come la Chiesa possa intrecciare, attraverso i suoi principi, un approccio che può essere applicato nelle estreme differenze in una maniera che carpisca cosa significhi essere una donna: come la donna coopera con l’uomo, come l’uomo coopera con la donna, e come la famiglia continua ad essere la cellula fondamentale di ogni società”.

Parlando dell’applicazione dei principi della Mulieris Dignitatem al suo lavoro, McDonnell ha osservato come “nessuno tra noi può insegnare nulla, se non testimoniamo”.

“Su un piano personale – ha detto – c’è molto della mia riflessione, nel momento in cui parlano di Maria e delle virtù delle donne”.

Ha poi accennato a come negli Stati Uniti, un tema che è spesso discusso è quello del modello della donna lavoratrice, contrapposto a quello della donna di casa. Per la donna cattolica, il contrasto “va identificato come gentile ma forte – come percepiamo in Maria – il genio femminile, la ricerca della maternità, così come l’applicazione delle proprie capacità, dei propri talenti alla vita professionale”.

McDonnell parla della sfida di articolare questi principi su un livello professionale a un pubblico laico “in una maniera che risuoni”.

“Come posso parlare del modo di essere di Maria – ha detto – e delle virtù che lei esprime, la sua forza, la sua umiltà, il suo radicale ‘sì’?”.

La conferenza, ha affermato McDonnell, offre una riflessione su come portare questi principi “a coloro che non condividono gli insegnamenti della Chiesa, ma noi possiamo essere al loro fianco in quella che noi crediamo sia la legge naturale e in una naturale comprensione della persona umana”.