Coscienza Collettiva

Recensione del libro "Coscienza Collettiva, vomere della realtà", presentato sabato 7 gennaio

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di Tommaso Cozzi*

ROMA, sabato, 14 gennaio 2012 (ZENIT.org).- Cosa ci fanno insieme un architetto, un cardiologo, un agricoltore, un geologo, un ingegnere, una esperta in politiche rurali, laureata in scienze internazionali?

Scrivono un libro/intervista e testimonianza dal titolo ambizioso: “Coscienza Collettiva, vomere della realtà”. La trasversalità delle competenze ed esperienze di vita e professionali, spiegano il titolo del libro, presentato sabato 7 gennaio

Bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu (S. Tommaso d’Aquino), si legge nel testo : per capire un problema è necessario non sottovalutare tutti gli elementi ad esso connessi, transitando dalla coscienza individuale alla coscienza collettiva ed universale, affinché possa nascere un dibattito che ci aiuti a non sfuggire alle scelte che la vita ci pone di fronte” .

Ecco allora spiegato il senso del libro: proporre una visione olistica dell’uomo, della natura, dell’architettura.

Lo studio si dipana in tre “quaderni”: il primo dal titolo Alimentazione, curato dal medico Carlo Caiati, si sofferma sul ruolo della nutrizione nella prevenzione e cura delle malattie, soprattutto cardiovascolari, al fine di far crescere il lettore nella capacità di cogliere i nessi tra i vari elementi che la vita ci pone davanti. Afferma il Dr. Caiati “ I fattori e le cause dei mali sono spesso vari, alcuni non sono modificabili, altri sono collegati con lo stile di vita e quindi modificabili e fra questi in particolare l’alimentazione è il più importante fattore-causa di malattia. All’inizio del secolo scorso la dieta alimentare era basata su pochi e sani prodotti. Contrariamente oggi i prodotti sono molteplici e spesso a basso costo grazie alla produzione industriale; e questo non è da ritenersi un vantaggio per la salute, perché, a fronte di una maggiore quantità di prodotti, non vi è una adeguata qualità degli stessi” Il quaderno 1 fornisce ampie analisi sugli stili alimentari, sulla produzione industriale e bioindustriale degli stessi, nonché sugli effetti sulla salute degli allevamenti animali ed ittici con logiche di produzione di massa, rispetto alle quali la stessa medicina moderna appare insensibile alle problematiche di tossicità. Caiati conclude “Due delle principali concause delle malattie sono perciò rappresentate dall’avvelenamento del contenuto dei micronutrienti dei cibi”.

Il quaderno 2, tratta della logica della costruzione della nuova Chiesa SS. Immacolata in Ruvo di Puglia (BA), guidata dall’azione pastorale del vescovo dell’epoca, Mons. Tonino Bello che affermava “Si sente il bisogno di una strategia pastorale pensata in termini di globalità. (…) L’edilizia religiosa acquista così un’immagine popolare, cioè di tutti; sotto il profilo sociale può apparire perfino invadente, luogo di assemblea di tutti e non proprietà privata parrocchiale”. L’altare, volutamente posizionato vicino ad uno degli ingressi, è visibile da tutti i punti; le peculiari vetrate trasparenti sono concentrate sul lato est dell’edificio. Solo con un trasparente campanile, la chiesa esalta la catarsi purificatrice della croce.” Si legge ancora nel quaderno 2: “Lo spazio della nuova chiesa si può rinnovare se animato dalla gente, la quale riconquista il diritto di intervenire nella creazione dell’ambiente fisico, che poi dovrà accoglierla come “assemblea”, e con questo ribadisce la totale pluralità dell’Evento”.

Infine il quaderno 3 “Agricoltura”, elaborato dalla famiglia Camerino, inizia così: “Chi abitava e lavorava in campagna conosceva la propria terra, non la sfruttava ma la usava per vivere; se sbagliava in questo uso, pagava personalmente i propri errori. Agli inizi degli anni ’80, mentre la maggior parte degli agricoltori prendeva la strada della “produttività a tutti i costi” a spese del territorio che veniva uniformato, distaccando la loro attività agricola dal territorio stesso e prescindendo dalle sue caratteristiche, noi abbiamo salvaguardato la varietà dell’azienda e del territorio. Il bene comune è l’unico fine dell’agricoltura. Oggi però interrompendo i legami con la storia e con il territorio, si sono dispersi quei valori che solo la salvaguardia della tradizione poteva mantenere vivi. Per riacquistare la fiducia, le istituzioni e la gente devono tornare a leggere il linguaggio della natura e del territorio, cominciando a non intendere l’economia solo ai fini della produzione a tutti i costi.”

Insomma una testimonianza per “nuovi percorsi che rendono la base capace di progettare da sé, in autonomia”: tutto ciò è “ Coscienza Collettiva” Pegasus Edizioni, il cui costo è senza utili per gli autori.

* docente di economia nell’Università Pontificia Regina Apostolorum di Roma