Costantino nell'arte medievale dell'Occidente

Se ne è discusso durante un seminario di studi alla Pontificia Università Gregoriana

Roma, (Zenit.org) Laura Guadalupi | 562 hits

Costantino, un imperatore dai molteplici volti. A distanza di secoli dalla morte, cosa è rimasto di lui nell’arte del Medioevo, in Occidente? Se l’è chiesto Maria Teresa Gigliozzi, docente di Storia dell’Arte Cristiana Medievale presso la Pontificia Università Gregoriana. Il suo intervento, intitolato La memoria di Costantino nell’arte medievale, è stato uno dei temi discussi ieri, 20 maggio, nell’ultimo incontro del Seminario di Studiche la Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa ha organizzato per approfondire la figura dell’Imperatore, a 1700 anni dalla promulgazione dell’Editto di Milano.

Lo studio delle fonti ha messo in luce come Costantino fosse un personaggio leggendario già al tempo del suo biografo, Eusebio. Nel Medioevo, però, oltre ad essere simbolo di potere e strumento di propaganda dell’immagine del Papa, diviene anche l’archetipo dell’ideologia imperiale, un modello imitato da Carlo Magno in poi. Se ne può trovare un esempio nel Triclinium Leonianum, a ridosso della Scala Santa, a Roma, dove sull’arco trionfale c’è una corrispondenza tra Pietro e Cristo, di cui è vicario, tra Leone III e Pietro, di cui è successore, e infine tra Carlo Magno e Costantino, evocato in un’ottica di continuazione del potere imperiale.

Restando sempre sul piano dell’arte figurativa, Gigliozzi fa notare che la vita dell’Imperatore viene sintetizzata in poche immagini chiave, riprodotte per secoli in formule iconografiche sostanzialmente fisse. Tra le iconografie simbolo: l’imperatore cristiano; l’imperatore che presiede il Concilio di Nicea; il santo, proprio dell’arte bizantina. Sono molto diffuse, soprattutto in Cappadocia, le immagini di Costantino e della madre Elena associate alla Santa Croce. I due compaiono su oggetti legati al culto della Croce, che la tradizione narra sia stata ritrovata da Elena: trittici, monete apotropaiche, reliquiari, come il famoso Trittico di Stavelot realizzato da Godefroid de Huy, alla metà del XII secolo, per l’abate Wibald.

Il cavaliere è un’altra immagine ricorrente. La versione equestre costantiniana viene abbinata spesso al tema della calcatio, cioè del cavaliere a cavallo mentre schiaccia il nemico, motivo che, in seguito, simboleggerà il tema più generico della vittoria del bene sul male.

La memoria che l’arte medievale conserva di Costantino è legata inoltre a due cicli narrativi principali: la Croce Santa, di cui già si è detto, e il mito del Battesimo dell’Imperatore da parte di Silvestro. Quest’ultima leggenda è narrata nell’Actus Silvestri, testo agiografico anonimo elaborato in un periodo di crisi dell’impero, il V secolo, segnato dalla progressiva sostituzione del potere papale a quello imperiale e dalle controversie cristologiche legate alla questione tra ariani e ortodossi.

Come ha fatto notare un dottorando dell’Università Gregoriana, don Stefano Perego, intervenuto nella discussione, accanto al Costantino della storia c’è sicuramente quello ortodosso, il “difensore della verità cristiana” di fronte agli scismi e alle eresie, quali l’arianesimo. C’è poi il Costantino “isoapostolo”, canonizzato dalla Chiesa orientale insieme ad Elena. Infine, il Costantino di Silvestro: il malato di lebbra, illuminato da un sogno prima di fare una nuova strage degli innocenti, battezzato poi da Silvestro, guarito quindi nel fisico e salvato nell’anima.

Sono questi alcuni dei molteplici volti di Costantino, molteplici come le risonanze che da lui si propagano lungo i secoli per attrarre, come magneti, gli sguardi degli studiosi di tutte le epoche.