Costantino Vescovo dei laici

Monsignor Enrico dal Covolo spiega come il cristianesimo divenne la religione dell'Impero Romano

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di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 19 aprile 2012 (ZENIT.org) - “All’inizio del IV secolo si verifica una delle rivoluzioni più importanti che la Chiesa abbia mai conosciuto: ignorata e perseguitata nel periodo precedente, quasi all’improvviso essa acquista completa libertà, fino a godere privilegi sempre più ampi sotto la ‘cura’ e la ‘sollecitudine previdente’ di Costantino e dei suoi successori”.

Lo ha detto ieri 18 aprile, mons. Enrico dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense (PUL), nel corso della prolusione al convegno internazionale dal titolo Costantino il grande. Alle radici dell’Europa.

Il convegno è promosso dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche, con il patrocinio dell’Archivio Segreto Vaticano, della Biblioteca Apostolica Vaticana, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, della Biblioteca Ambrosiana, del Consiglio Regionale del Lazio, della Delegazione dell’Unione Europea presso la Santa Sede e della Pontificia Università Lateranense.

Il rettore della PUL ha spiegato che l’alleanza tra impero romano e religione cristiana sancita da Costantino, era già stata anticipata dagli imperatori Commodo e dei Severi e che tale svolta era considerata indispensabile per la stabilità delle istituzioni civili.

Secondo dal Covolo, Costantino ”vedeva nella religione l’unica garanzia di prosperità dell’impero e della sua unità”. A differenza dei suoi predecessori però si rese conto che “la ‘religio tradizionale’ non era più in grado di assolvere il suo compito, e che occorreva ‘sostituire’ gli dei dell’Olimpo con il Deus Christianorum, senza intaccare per questo il nodo saldo che univa tra loro religione e politica”.

E’ evidente che il cristianesimo aveva conquistato l’entourage di corte e le famiglie senatorie, ma  l’apertura dei Severi al cristianesimo si rivolgeva più che altro a “una minoranza intellettuale, che amava definire la propria fede con il termine filosofia, piuttosto che con quelli di religione o di teologia”.

Per il vescovo “Costantino, invece, aveva ormai visto nei cristiani una minoranza sociale ben organizzata, capace di vantaggiose, e addirittura necessarie alternative rispetto alla tradizione religiosa precedente”.

Prima dell’arrivo di Costantino i cristiani avevamo vinto sui pagani, dimostrando che quella cristiana era la “vera religio”, e che il resto era solo superstizione.

Scrisse Tertulliano a tal proposito “Quello che noi adoriamo è il Dio unico (…) i vostri dèi non esistono, è altrettanto vero che la vostra religio non esiste; e se non vi è religio, perché non vi sono gli dèi, neppure noi possiamo essere ritenuti colpevoli di lesa religione (lesae religionis)”.

In questo contesto si capisce come la nuova religione veniva accolta e riconosciuta fra le istituzioni dell’impero.

Il rettore ha poi spiegato che da Costantino, la religione cristiana fu compresa anzitutto come un’etica civile. “Gesù Cristo non era tanto il Logos, quanto piuttosto il Nomos, e la religione dei cristiani aveva essenzialmente lo scopo di propiziare, mediante un culto esatto, il favore della Divinità, senza la quale era impossibile la sopravvivenza e la prosperità dell’impero”.

La “svolta” fondamentale che segnò i nuovi rapporti tra la Chiesa e l’impero avvenne nel 312 con la conversione dell’imperatore e nel 313 con la pubblicazione del cosiddetto editto di Milano.

Stando a Eusebio di Cesarea, Costantino definiva se stesso “vescovo al di fuori della gerarchia”. E Santo Mazzarino ha tradotto Eusebio in modo efficace, definendo Costantino “vescovo dei laici”.

In conclusione mons. dal Covolo ha precisato che “il sacerdozio dell’imperatore cristiano, inaugurato dalla ‘svolta costantiniana’, fondava nella teologia politica il modello teocratico “eusebiano-bizantino” del rapporto tra sacerdotium e imperium” anche se  sono evidenti le enormi possibilità che la svolta costantiniana assicurò alla Chiesa.

“Essa potè finalmente definire le sue strutture interne – a partire dai vari gradi gerarchici e dalla formazione dei sacri ministri –, e organizzare vantaggiosamente la propria azione missionaria”.

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Per il testo integrale della prolusione di mons. Enrico dal Covolo cliccare su questo link: 

http://www.zenit.org/article-30311?l=italian