Crescono la diffusione e l’impatto culturale della “Deus caritas est”

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ROMA, lunedì, 10 aprile 2006 (ZENIT.org).- L’impatto culturale e la diffusione che l’enciclica “Deus caritas est” stanno avendo nel panorama italiano sono notevoli. Secondo l’Editore Cantagalli, che insieme alle Edizioni Paoline e alla Libreria Editrice Vaticana ha pubblicato il testo in Italia, sono circa 1 milione quattrocentomila le copie dell’enciclica vendute finora.



Per capire l’influenza culturale che l’enciclica sta avendo, ZENIT ha intervistato il noto sociologo e scrittore Francesco Alberoni, che ha dedicato molti dei suoi libri al tema dell’amore.

Alberoni ha iniziato la sua carriera accademica come assistente di padre Agostino Gemelli e ha ricoperto innumerevoli cariche tra cui la presidenza dell'Associazione Italiana di Sociologia. E’ stato Rettore dell'Universita di Trento, Rettore dell'Università IULM di Milano, Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia, Presidente del Consiglio di Amministrazione della RAI. Ha scritto moltissimi libri, tra cui “Innamoramento e amore” (1979), tradotto in oltre venti lingue.

Il Pontefice Benedetto XVI ha pubblicato l'enciclica “Deus caritas est”, in cui si affronta il tema dell'amore. Lei che ben conosce il tema, come valuta l'enciclica del Santo Padre?

Alberoni: Stupenda! Io sono rimasto profondamente colpito da questa enciclica perché, a differenza di Anders Nygren o di Denis De Rougemont, che condannano l'eros per contrapporgli l'agape desessualizzata, il Papa scrive "in realtà eros e agape – amore ascendente e amore discendente – non si lasciano mai separare completamente l'una dall'altra". Egli rivaluta l'eros ma a condizione che non sia pura sessualità, ma diventi amore, l'amore dell'innamoramento, l'amore della coppia amorosa e cito le sue parole che potrei mettere pari pari nei miei libri “Innamoramento e amore”, “Ti amo”, o “Sesso e amore”: "Fa parte degli sviluppi dell'amore verso livelli più alti che esso cerchi ora la definitività, cioè in un duplice senso: nel senso dell'esclusività", solo quell'unica persona, e nel senso del "per sempre". L'amore comprende la totalità dell'esistenza in ogni sua dimensione, anche in quella del tempo. E sono convinto che il Papa sarebbe d'accordo che esso si volge non solo verso il futuro, ma anche verso il passato perchè noi amiamo il nostro amato anche com'era da bambino, da adolescente e cerchiamo di vedere il mondo così come l'ha visto lui, e di provare le gioie ed i dolori che egli ha provato. Io ho sempre sostenuto che il vero innamoramento non è un istante, un colpo di fulmine, ma un processo, per usare le parole del Papa: "Sì, amore è estasi, ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino...".

Come valuta il pontificato di Giovanni Paolo II e cosa si aspetta da quello di Benedetto XVI?

Alberoni: Come tutti ho ammirato Giovanni Paolo II e non voglio ripetere quanto è stato detto su di lui. Aggiungo solo una cosa e l'aggiungo perchè alcuni lo hanno criticato su questo punto. Egli ha avuto il coraggio di andare in giro per il mondo celebrando la Messa davanti a folle oceaniche, con una scenografia grandiosa, carica di simboli che tutti possono capire, attraendo così i giovani, ridando visibilità, dignità, fascino al cristianesimo che sembrava sparito dal mondo. Ha avuto il coraggio di mobilitare milioni di giovani cristiani, strappandoli a chi li corrompeva, usando il loro linguaggio, il linguaggio che essi capivano. Le giornate mondiali della gioventù con la loro coreografia sono state l'opera di un genio, non solo della comunicazione, ma della liturgia, nell'epoca della televisione, di internet, del digitale. Quanto a Papa Benedetto XVI, egli è stupendo scrittore che fa riscoprire il significato e vibrare le parole chiavi del Vangelo. Certo egli è più schivo del guerriero Wojtyla, non si sposta come l'altro in cento Paesi, ma usa la piazza di San Pietro nello stesso modo, come palcoscenico liturgico, sapienza scenografica, coreografia rigorosa, a rappresentazione di una Chiesa unita, certa di sé, con le braccia aperte sul mondo. Rispetto al suo predecessore penso che egli però consideri più suo compito indicare il cammino sul terreno culturale, teologico e filosofico.

Sua moglie Rosa ha di recente pubblicato il libro "La cacciata di Cristo", in cui mostra quanti orrori hanno provocato le ideologie che hanno negato Dio e rifiutato Cristo. Qual è il suo parere in proposito?

Alberoni: La considero un’opera estremamente coraggiosa, un'arma, forse la prima vera arma culturale usabile da tutti, data in mano ai cattolici per difendersi dai loro nemici. Rosa ha avuto il coraggio di dire che il cristianesimo non si è indebolito perché il processo industriale produce automaticamente una eclissi del sacro, ma perché ha avuto nemici precisi, da Rousseau ai massoni deisti, ai giacobini anticristiani e sanguinari, ai marxisti, ai nazisti agli scientisti . Ha creato uno strumento che dovrebbe essere usato in tutte le scuole cattoliche come antidoto all'avvelenamento decennale a cui sono state soggette usando i normali manuali. Io stesso mi sono più volte stupito di come venisse insegnato nei testi scolastici più diffusi il pensiero di Cartesio, Rousseau, Voltaire, Marx, ignorando cosa hanno veramente scritto di anticristiano. Rosa è tornata ai classici e ha mostrato cosa essi hanno detto realmente.