"Cristiani, chiudete le porte a invidie, chiacchiere e gelosie!"

A Santa Marta, Bergoglio ammonisce da questi "vermi" che si insinuano nel cuore dell'uomo, facendolo diventare un "seminatore di amarezza" che distrugge le comunità

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 609 hits

Sulle “chiacchiere” Papa Francesco ha già detto tanto: durante le omelie a Santa Marta, come pure nell’incontro con la Curia Romana per gli auguri natalizi, lo scorso 21 dicembre, invitando a “fare obiezione di coscienza” da esse. La medesima esortazione è tornata oggi nell’omelia della Messa mattutina a Santa Marta, durante la quale, oltre alle chiacchiere, il Papa ha messo in guardia da altri due cattivi atteggiamenti: invidie e gelosie.

Questo ‘tripode’ di maldicenze, rancori e rivalità è, secondo il Santo Padre, ciò che “distrugge le comunità cristiane”. E non a caso Bergoglio ci tiene a ricordarlo nel sesto giorno della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, dopo aver gridato allo “scandalo”, ieri durante l’Udienza generale, per le “divisioni” ancora esistenti tra cristiani.

Per la sua riflessione, Francesco ha preso spunto dalla prima Lettura tratta dal I Libro di Samuele, che narra l’esultanza degli israeliti per la vittoria sui filistei, grazie al coraggio e all’astuzia del piccolo Davide. Non tutti però lodano il giovane eroe, e quello che per le donne è motivo di allegria, per il re Saul è invece fonte di tristezza e gelosia. “Quella grande vittoria – ha osservato Francesco - incomincia a diventare sconfitta nel cuore del re”, in cui si era insinuato il “verme della gelosia e dell’invidia”.

Viene naturale il parallelo con Caino, la cui anima era corrosa dal rancore verso il fratello Abele. E, come accadde alla prima coppia di fratelli della storia, anche Saul decise che la soluzione migliore era uccidere Davide. Il Re, ha spiegato il Pontefice, “invece di lodare Dio, come facevano le donne d’Israele, per questa vittoria, preferisce chiudersi in se stesso, rammaricarsi” e “cucinare i suoi sentimenti nel brodo dell’amarezza”.

È questo ciò che “fa la gelosia nei nostri cuori”, ha ammonito il Santo Padre, “è un’inquietudine cattiva, che non tollera che un fratello o una sorella abbia qualcosa che io non ho”. E, senza accorgersene, “porta ad uccidere”. “Proprio questa porta, la porta dell’invidia, per la quale il diavolo è entrato nel mondo” ha ricordato Bergoglio. La Bibbia infatti dice: “Per l’invidia del diavolo è entrato il male nel mondo”.

“La gelosia e l’invidia – ha insistito il Papa - aprono le porte a tutte le cose cattive. Anche divide la comunità”. E quando una comunità cristiana “soffre di invidia, di gelosia, finisce divisa: uno contro l’altro. È un veleno forte questo. È un veleno che troviamo nella prima pagina della Bibbia con Caino”. 

Sono due i “chiarissimi” sintomi di questa malattia che colpisce il cuore dell’uomo: “l’amarezza” e le “chiacchiere”. “La persona invidiosa, la persona gelosa è una persona amara – ha rimarcato Francesco - non sa cantare, non sa lodare, non sa cosa sia la gioia, sempre guarda ‘che cosa ha quello ed io non ne ho’. E questo lo porta all’amarezza, un’amarezza che si diffonde su tutta la comunità”.

Persone così “sono seminatori di amarezza”. Ha evidenziato il Papa: “Questo non tollera che quello abbia qualcosa, la soluzione è abbassare l’altro, perché io sia un po’ alto. E lo strumento sono le chiacchiere. Cerca sempre e vedrai che dietro una chiacchiera c’è la gelosia e c’è l’invidia”.

Le chiacchiere “sono le armi del diavolo”, ha dunque ribadito il Vescovo di Roma: “Quante belle comunità cristiane” – ha esclamato - sono state distrutte per il risentimento e le dicerie insinuatesi nell’animo di un solo membro della comunità. Non è un’esagerazione: “Una persona che è sotto l’influsso dell’invidia e della gelosia uccide”, ha affermato il Papa. Lo dice anche l’apostolo Giovanni: “Chi odia il suo fratello è un omicida”, e “l’invidioso, il geloso, incomincia ad odiare il fratello”.

Allora “oggi in questa Messa”, ha raccomandato il Santo Padre, “preghiamo per le nostre comunità cristiane, perché questo seme della gelosia non venga seminato fra noi, perché l’invidia non prenda posto nel nostro cuore, nel cuore delle nostre comunità, e così possiamo andare avanti con la lode del Signore, lodando il Signore, con la gioia”. “È una grazia grande – ha concluso - la grazia di non cadere nella tristezza, nell’essere risentiti, nella gelosia e nell’invidia”.