"Cristiani, interroghiamoci su come viviamo i valori della vita sociale!"

Il cardinale vicario Agostino Vallini interviene sulle questioni della fede e le sfide pastorali, senza dimenticare i temi della famiglia, la crisi economica e il problema della sicurezza a Roma

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ROMA, domenica, 23 settembre 2012 (ZENIT.org) - «La sfida pastorale» è far riprendere «vitalità» alla fede, «perché diventi una profonda convinzione personale e una forza reale che anima la vita».  Lo ha sottolineato il cardinale vicario Agostino Vallini nell'intervista pubblicata questa mattina dal settimanale Roma Sette che riportiamo integralmente. 

Alla vigilia dell’incontro diocesano del clero, tradizionale appuntamento di inizio d’anno pastorale, in programma lunedì dalle 9.30 nella basilica di San Giovanni in Laterano, il porporato ha affrontato diversi temi: da quelli più squisitamente ecclesiali e della fede in città, alla situazione economica e al problema della sicurezza.

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di Angelo Zema

Eminenza, Lei ha scritto pochi giorni fa ai parroci e ai sacerdoti di Roma una lettera per l’attuazione del Convegno diocesano in cui definisce la pastorale post-battesimale come "la vera novità". Cosa si attende da questo impegno?

Card. Vallini: Il progetto pastorale diocesano - a dieci anni dal Giubileo del 2000 - mira a sviluppare l’impegno di evangelizzazione che è l’urgenza prioritaria della missione della Chiesa oggi. Il Papa ripete spesso che nella cultura del nostro tempo non possiamo più presupporre la fede, che va nuovamente annunciata e fortificata. Per questo le comunità parrocchiali sono chiamate a generare alla fede coinvolgendo i genitori che chiedono il battesimo ad essere i primi responsabili dell’educazione cristiana dei loro figli. Accompagniamo così le giovani famiglie con itinerari formativi adatti allo scopo. Sono fiducioso che con determinazione si intraprenda un cammino fruttuoso.

Non crede che il cammino della pastorale battesimale possa essere un’opportunità preziosa per coinvolgere le energie dei laici, in particolare delle famiglie? Quasi una piccola «missione cittadina» al servizio delle famiglie della città?

Card. Vallini: Ne sono convinto. E con me ne sono convinti i parroci. La difficoltà sta nel coinvolgere e preparare un numero sufficiente di catechisti, soprattutto di giovani famiglie, in questa meravigliosa avventura. Mi piacerebbe che si ricreasse «il clima missionario» della Missione cittadina, da tutti ricordata come un’esperienza ecclesiale felice, anche se mi rendo conto che «una piccola missione cittadina a servizio delle famiglie» che abbia carattere permanente è un obiettivo ambizioso.

Come si inserisce il programma pastorale diocesano nell’Anno della Fede indetto da Benedetto XVI?

Card. Vallini: Direi che tutta l’azione pastorale della Chiesa di Roma dal Sinodo diocesano in avanti è stata orientata a introdurre «alla vita di comunione con Dio e all’ingresso nella Chiesa» con l’annuncio della Parola, perché «il cuore si lasci plasmare dalla grazia che trasforma». Il progetto pastorale di questi anni mira a poter dire a tutti, battezzati e non, che «la porta della fede... è sempre aperta per noi» (Porta fidei, 1).

Parlare di Anno della fede significa anche parlare del Concilio Vaticano II, a 50 anni dalla sua apertura. Qual è oggi la sua eredità da coltivare e valorizzare?

Card. Vallini: Il Concilio è stato una grande grazia che ha segnato la vita della Chiesa di questi decenni, sebbene tanti semi debbano ancora svilupparsi pienamente. Dal punto di vista pastorale mi sembra necessario impegnarsi di più a che la Parola di Dio alimenti la vita dei credenti, la liturgia sia celebrata come vero mistero di salvezza, la comunione ecclesiale abbia radici più profonde, cresca la responsabilità dei laici nella Chiesa e soprattutto nella società civile, il diritto alla libertà religiosa penetri nella cultura e nella coscienza dei popoli.

La questione della fede è un tema centrale di fronte agli effetti della secolarizzazione: penso al calo della pratica religiosa ma anche al soggettivismo con cui viene vissuta spesso l’esperienza religiosa. Quali aspetti critici ha potuto constatare in questi anni a Roma nel modo di vivere la fede e quali sono invece le luci di speranza che ha "toccato con mano"?

Card. Vallini: Forse l’aspetto che appare di più, osservando i comportamenti della vita quotidiana - ma non solo a Roma - è che la fede vada motivata e irrobustita. La sfida pastorale è di farle riprendere vitalità, perché diventi una profonda convinzione personale e una forza reale che anima la vita. Mi consola molto invece incontrare, accanto ai nostri sacerdoti, nelle parrocchie e non solo, fedeli maturi e impegnati che testimoniano una fede solida e coraggiosa, collaborano generosamente nei diversi settori della pastorale, fanno cammini spirituali seri che generano in loro gioia.

Nel Convegno diocesano del giugno scorso Lei si è soffermato a lungo sul problema dell’educazione, tema chiave di tutta la Chiesa italiana per il decennio. Una questione che coinvolge non solo la famiglia ma anche la scuola, oltre ovviamente alla comunità ecclesiale. Come poter concretizzare quell’alleanza tra i vari soggetti educativi che resta ancora difficile da realizzare?

Card. Vallini: Sì, è un tema ricorrente, ma non facile da tradurre in azione concreta. La Lettera del Santo Padre del 2008 «sul compito urgente dell’educazione» ebbe una vasta eco. Anch’io ripresi l’argomento l’anno seguente con la lettera Educare con speranza, nella quale ribadivo l’invito ad operare insieme, «in rete», come si dice oggi, perché un’efficace azione educativa può realizzarsi solo lavorando insieme. Il problema è di trovare le forme di collaborazione tra genitori, parrocchia e scuola. Nel ritmo frenetico della vita moderna, mi rendo conto che è possibile sostenere qualche interazione solo se si può disporre di collaboratori capaci e particolarmente interessati, scelti magari tra gli stessi genitori. Dovremmo far prendere loro coscienza che dedicare tempo a queste alleanze educative  vale molto di più che  assicurare ai figli maggiori agiatezze. Qualche lodevole esperienza c’è, che fa ben sperare.

Parlare della famiglia significa anche riflettere sulle sue condizioni concrete di vita: penso al grande tema della mancanza di lavoro che affligge tanti giovani ma anche persone adulte. Una crisi certamente globale ma la gente richiede risposte urgenti. Qual è la preoccupazione del cardinale vicario di Roma e la sua richiesta alle autorità competenti?

Card. Vallini: Come tutti, sono anch’io fortemente preoccupato della mancanza di lavoro, soprattutto per i giovani. Dove non c’è lavoro, non c’è futuro, e le conseguenze personali e sociali le conosciamo tutti: si chiamano delusione, scoraggiamento, non di rado depressione, rabbia, o peggio. Personalmente non manco mai di sollecitare i responsabili delle istituzioni, in forma rispettosa e chiara, di fare di tutto perché vi sia una maggiore equità sociale. Comprendo che la grave crisi economica abbia richiesto alle famiglie sacrifici assolutamente straordinari; non comprendo invece che i sacrifici non possano essere più equamente distribuiti con il sostegno del potere legislativo, mentre assistiamo al persistere di privilegi di corporazioni, a scandali ed abusi di denaro pubblico che sono intollerabili. Se non c’è una ripresa di senso morale individuale e collettivo in termini di giustizia e di solidarietà sociale, le leggi non bastano o non sono equilibrate.

Di fronte alle nuove povertà, qual è l’attenzione e la sollecitudine della Diocesi di Roma di fronte a questa situazione?

Card. Vallini: La Caritas diocesana, quelle parrocchiali e le altre associazioni impegnate nel sociale fanno molto e con impegno. Anche il Vicariato aiuta famiglie e singoli con forme di intervento straordinario, oltre la Fondazione Salus populi romani per le persone minacciate da usura. È allo studio una iniziativa per le famiglie che riguarda il problema della casa: speriamo che si riesca a concretizzarla presto.

Il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, intervistato dal nostro settimanale, definì Roma una «città dormitoriale» e sottolineò la necessità di «recuperare la coesione sociale tornando ai luoghi di incontro» per un nuovo slancio collettivo. Condivide questa opinione?

Card. Vallini: Sono d’accordo con il dottor De Rita. La mancanza d’identità e di spirito comunitario può trovare una soluzione nei processi di micro socializzazione per costruire comunità. Una missione non  facile, ma che le comunità ecclesiali, particolarmente le parrocchie, realizzano già con successo, anche se parziale.

Un’ultima parola sulla violenza che segna la città. È di pochi giorni fa l’aggressione di una prostituta 22enne poi bruciata viva: un atto orribile. Ma ricordiamo anche numerosi episodi di criminalità e altri episodi originati, secondo il Prefetto Pecoraro, «dalla tensione che si vive nella società». Quale appello vuole lanciare alle istituzioni e ai cittadini?

Card. Vallini: Assisto anch’io con sgomento a episodi così gravi che purtroppo diventano sempre più frequenti. Guai ad abituarci! Cominciamo ad interrogarci noi cristiani su come viviamo i valori fondamentali della vita sociale: la giustizia, il rispetto, l’accoglienza, la carità, la solidarietà. Verso chiunque, ma soprattutto verso chi ha più bisogno. Poi come cittadini chiediamo alle istituzioni maggiore fermezza nell’assicurare la legalità e la legittima domanda di sicurezza in una metropoli messa alla prova da fenomeni nuovi e complessi, ma insieme cooperiamo nel denunciare con forza sfruttamento, abusi, speculazioni di ogni genere. Roma, culla del cristianesimo e patria del diritto, non rinneghi la sua storia e il suo volto umano e si impegni per una cultura dove l’uomo, ogni uomo, sia garantito nella sua dignità.