"Cristo si tocca con la fede"

La nuova Lettera pastorale di mons. Cantafora, Vescovo di Lamezia Terme

Roma, (Zenit.org) Luigi Mariano Guzzo | 320 hits

“Cristo si tocca con la fede, Cristo viene visto con la fede”: questo il titolo, che tratto dall’Expositio Evangelium secundum Lucam, Mons. Luigi Antonio Cantafora, vescovo di Lamezia Terme, ha assegnato alla sua Lettera pastorale per la conclusione dell’Anno della Fede.

Nell’introduzione, il vescovo riconosce che “l’Anno della Fede ha proiettato la comunità diocesana lungo un cammino di riscoperta del dono della fede […] con diversi momenti di preghiera, di catechesi e di formazione incentrati sulla fede della chiesa” pensati e realizzati dalle comunità parrocchiali, dalle associazioni laicali, dai gruppi  e movimenti.  Quindi passa, affidandoli a brevi  cenni discorsivi, ad esaminare le diverse occasioni, che hanno offerto una significativa predicazione  improntata sulla fede in Cristo.

Nei successivi quattro capitoli della Lettera, Mons. Cantafora ha voluto “consegnare alla Diocesi un augurio carico di  speranza e pieno di fiducia nel Signore”, con l’aiuto e sotto la guida della narrazione biblica della “guarigione dell’emorroissa” per come viene presentata dall’apostolo Luca nell’ottavo capitolo del suo Vangelo.

Il racconto lucano è molto semplice ed il miracolo della guarigione è sorprendente. Singolare per davvero  “sia da parte di Chi lo compie, Cristo, sia da parte di chi lo riceve, la donna  impura, che soffre di emorragia da ben  dodici anni.  E la donna toccando “il lembo del mantello” di Cristo entra in relazione con il mistero di Dio, con la sua potenza,la sua forza.  Il miracolo dell’emorroissa coinvolge allora direttamente anche la comunità diocesana e riaccende nella Chiesa di Lamezia Terme un nuovo e più fecondo ardore missionario. Ne discende, pertanto, “la necessità, anzi l’urgenza di una pastorale aperta al territorio, adottando lo stile della Missio ad gentes, senza dare per scontata l’evangelizzazione, e adoperandosi perché tutti siano raggiunti dall’annuncio dell’amore gratuito di Cristo”. E nel “tutti” Mons. Cantafora auspica, nella nuova evangelizzazione da parte dei presbiteri, il coinvolgimento dei laici, ai quali, se opportunamente formati, va riconosciuta “l’autonomia necessaria per ciò che è il loro specifico ruolo”. Nel contempo il presule raccomanda di non far mancare nelle comunità parrocchiali quello “spirito missionario”, che da sempre ha contraddistinto la presenza ecclesiale nel mondo, con l’impegno che “una nuova ventata di slancio missionario” raggiunga  anche coloro i quali non hanno ancora sperimentato la potenza del “fuoco, che Cristo è venuto a far ardere nel mondo”.

Come la fede della donna ha consentito di toccare Dio, anche la fede di ogni battezzato consente  di toccare Dio e di essere salvato. Dove toccare Dio?  Nelle piaghe di Cristo, è la risposta di Mons. Cantafora, ovvero tra le frange e le pieghe della sofferenza umana, presenti anche nella chiesa lametina.

Pace e riconciliazione sono allora i doni principali della fede. Purtroppo, sottolinea il vescovo, “dobbiamo riconoscere una conflittualità diffusa”, persistendo “sul piano sociale e civile corruzione e delinquenza”, che minacciano anche il normale corso della vita quotidiana, e perdurando nella famiglia situazione di “conflittualità”, sia tra genitori e figli, sia tra gli stessi coniugi, e permanendo tra intere famiglie “problemi di rivalità” che si trascinano da intere generazioni.

A conclusione della sua Lettera, Mons. Cantafora offre alcune indicazioni pastorali, al fine di rendere più incisivo ed efficace l’annuncio della Parola di Salvezza e del Perdono di Dio. In particolare: curare l’azione pastorale con la valorizzazione dei movimenti, gruppi e associazioni; rimuovere tutto ciò che è di scandalo e macchia il volto della comunione ecclesiale lametina; diffondere e promuovere la Dottrina Sociale della Chiesa; vivere la dimensione dell’annuncio e della missione;dedicarsi con più generosità all’amministrazione del sacramento della penitenza; prestare maggiore attenzione ai santuari diocesani; onorare la prassi e l’insegnamento della Chiesa, circa i luoghi, i tempi e le modalità dell’amministrazione del sacramento della riconciliazione; riscoprire il patrimonio liturgico e dottrinale, spesso ignorato e disatteso.

Ecco allora che come frutto dell’Anno della Fede, Mons. Cantafora invita la Chiesa, i presbiteri, i diaconi, i religiosi e le religiose e i fedeli laici, la famiglie e tutta la società civile a riscoprire le vie della riconciliazione e del perdono.