Cristo va testimoniato anche nelle terre ostili

La relazione del Circolo Minore "Gallicus" dell'Arcivescovo di Angoulême al Sinodo

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di Mons. Claude Dagens

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 21 ottobre 2012 (ZENIT.org) – Riportiamo di seguito la relazione del Circolo Minore Gallicus B, a cura di S. E. R. Mons. Claude Dagens, Arcivescovo di Angoulême, nell’ambito del Sinodo dei Vescovi (19 ottobre 2012).

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1) Apparteniamo a 18 nazionalità diverse e tutti parliamo francese. Appena possibile lo dirò all’Accademia francese!

2) A proposito dei termini che usiamo:

- occorre parlare di “nuova evangelizzazione” o piuttosto di evangelizzazione rinnovata, o ancora di rinnovamento e di approfondimento dell’evangelizzazione?

- L’attuale opera di evangelizzazione fa parte d’una storia che ci precede da molti secoli.

3) Da un punto di vista teologico, desideriamo che si insista di più sull’azione dello Spirito Santo nell’evangelizzazione con i suoi due aspetti caratteristici:

- dopo la Pentecoste, lo Spirito Santo viene dato alla Chiesa per andare verso “la verità tutta intera” e per affrontare nuove situazioni.

- Lo Spirito Santo rende i discepoli di Cristo partecipi del suo mistero pasquale di morte e resurrezione.

- La preghiera allo Spirito Santo è necessaria a ogni iniziativa d’evangelizzazione.

4) Di fronte a un mondo dilaniato, possiamo dire una parola di speranza che raggiunga uomini e donne nelle situazioni in cui vengono messi alla prova?

Abbiamo bisogno di imparare a vedere il mondo nelle doglie del parto (cfr. Rm 8,18 ss), sotto il segno del mistero pasquale.

5) Nei vari paesi da cui proveniamo, le relazioni con i musulmani devono essere seguite con grande attenzione.

Anche in paesi in cui non è sempre possibile evangelizzare esplicitamente, è possibile vivere il Vangelo di Cristo e dare testimonianza a Cristo.

Non si deve dimenticare che esiste anche una crisi dell’islam che a volte viene compensata con atteggiamenti di conquista.

6) In Africa fra gli ostacoli all’evangelizzazione si contano i fenomeni legati alla secolarizzazione, ma anche la presenza di una religiosità forte e radicata che chiede a sua volta di essere evangelizzata.

7) Ci associamo a questa affermazione contenuta nella Relatio post disceptationem (fine della terza parte): “la Nuova Evangelizzazione non è soltanto un programma momentaneo, ma una maniera di guardare verso il futuro della Chiesa e di vederci tutti impegnati nell’invito, rivolto anzitutto a noi stessi, a un rinnovamento della fede e poi a tutti coloro che ci attorniano in un’accettazione gioiosa della vita in Cristo Risorto”.