Cuba aperta al mondo? Sì, ma non abbastanza

Il segretario aggiunto della conferenza episcopale, monsignor Perez, auspica che la visita pastorale di Benedetto XVI possa "favorire la pace e la riconciliazione" nell'isola caraibica

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ROMA, martedì, 28 febbraio 2012 (ZENIT.org) - Appuntamento a Plaza de la Revolución. Dove 14 anni fa i cubani hanno salutato Giovanni Paolo II e dove il prossimo 28 marzo Benedetto XVI concluderà il suo viaggio apostolico. «Tutti i cubani attendono con ansia l’omelia e le parole del Santo Padre» racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor José Félix Pérez Riera, segretario aggiunto della Conferenza episcopale cubana.

Il presule spiega ad ACS che Ratzinger arriva a Cuba in un «momento di grazia», nel quattrocentesimo anniversario della prima apparizione della Vergine della Carità. Secondo la leggenda, infatti, l’immagine de la Virgen è stata avvistata per la prima volta in mare nel 1612.

E da allora Cachita, come è affettuosamente chiamata, è rimasta nel cuore dei cubani. «A Cuba e in tutta l’America Latina – continua monsignor Pérez – la Madonna è la stella dell’Evangelizzazione, capace di aprire i cuori e le menti a Cristo prima ancora del Vangelo». Per questo, il motto dell’anno giubilare mariano convocato dalla Conferenza episcopale, comprende il noto detto popolare «A Jesus por Maria», a Gesù attraverso Maria.

Non sarà però solo la Caridad della Patrona di Cuba a caratterizzare il viaggio di Benedetto XVI. «La nostra speranza – dice il presule – è che il Papa porti sull’isola quella carità intesa come virtù teologale dell’amore cristiano, capace di favorire la pace e la riconciliazione tra i tutti i cubani».

A pochi giorni dalla visita apostolica, il segretario ricorda il viaggio di Wojtyla nel 1998, «che ha donato un nuovo dinamismo all’azione pastorale della Chiesa cubana». Per il clero cattolico è impossibile dimenticare l’infinità di persone che acclamavano il Pontefice per le strade e «per la prima volta parlavano liberamente di Cristo nelle piazze, vivendo un’esperienza di fede forma allegra e giocosa, come è nell’anima del nostro popolo».

A 14 anni dalla celebre esortazione di Wojtyla all’Avana, monsignor Pérez racconta come Cuba si sia sì aperta al mondo, «ma non abbastanza, anche verso gli stessi cubani». Oggi il Paese ha una nuova guida, Raul Castro, ma continua a soffrire per le serie difficoltà economiche, aggravate dalla crisi globale. L’embargo, definito più volte «inaccettabile» dall’episcopato locale, rimane un ostacolo insormontabile e «i salari non permettono ai lavoratori di far fronte ai bisogni quotidiani». E la Chiesa cubana deve combattere la grave crisi dei valori causata dall’influenza negativa di una società «fortemente atea e materialista».

Dopo la visita, monsignor Pérez non si aspetta immediati riflessi sulle relazioni tra Cuba e la Santa Sede, ma è certo che questo viaggio «contribuirà a migliorare i rapporti tra le autorità civili cubane e i pastori della Chiesa locale». E non esclude del tutto il tanto discusso incontro tra Ratzinger e Fidel «Il programma non lo prevede. Tuttavia nel Palazzo della Rivoluzione, il Papa incontrerà la famiglia del capo di Stato…».

Per ulteriori informazioni: www.acs-italia.glauco.it