Cuba: con l'assenza del sacro, il silenzio parlava di Dio

Intervista al cardinale de L'Avana, Jaime Ortega

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ROMA, giovedì, 15 dicembre 2011 (ZENIT.org).- Il cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino era nelle prime file della basilica di San Pietro quando Benedetto XVI ha confermato la sua seconda visita in America Latina, in particolare in Messico e nel suo Paese, Cuba.

La perla dei Caraibi, come è solito chiamarla, viene ora alla ribalta nei mezzi di comunicazione, nei commenti dei sociologi, dei politologi e ogni sorta di esperti che vorrebbero predire il domani o ancor meglio il dopodomani.

Chi meglio quindi che il cardinale cubano de L’Avana, per capire cosa comporterà questa visita di Benedetto XVI?

Intervistato da ZENIT il cardinale Ortega e Alamino ha rivelato cose sorprendenti, quali il fervore e la partecipazione al pellegrinaggio della statua della Vergine della Carità, che sta producendo una primavera della fede, uno spirito di vera pietà cattolica, una grande liberazione interiore dei sentimenti religiosi del popolo. Dopo un lungo silenzio su Dio, si assiste a questi incredibili fenomeni.

“Un pellegrinaggio – ha detto – che si trasforma in paradigma della nuova evangelizzazione. Anche se ci saranno altri modi per affrontare il problema, il bisogno esistente è quello di liberarsi dalla secolarizzazione che inibisce la gente dal rapporto con il sacro”.

E ha ricordato che quello che la gente più desidera da questa visita è la benedizione del Papa, che porta quella pace spirituale, quel sentirsi nelle mani di Dio come un prolungarsi di quanto hanno visto e sentito nel pellegrinaggio con la ‘Virgen de la Caridad’.

Siamo vicini al Natale, in Cuba non si celebrava. E’ cambiato qualcosa dopo la visita di Giovanni Paolo II?

Cardinale Ortega: Sì, tante cose sono cambiate dopo il viaggio di Giovanni Paolo II. Per esempio ora il Natale si celebra ed è un giorno festivo. Inoltre è stato permesso l’ingresso ai missionari, siano essi civili che religiosi e si assiste ad un vero rinnovamento della vita e della comunità cattoliche. Nella vita della Chiesa a Cuba si vede che c’è un prima e un dopo Giovanni Paolo II.

Da chi è venuto l’invito per il pontefice Benedetto XVI?

Cardinale Ortega: L’invito al Papa è stato fatto proprio all’inizio del suo pontificato e ribadito dal presidente Raul Castro lo stesso giorno nel quale ha assunto la Presidenza del comitato della nazione. In quel momento il cardinale Tarcisio Bertone era in visita a L’Avana.

I seminari, le vocazioni, quale è la situazione?

Cardinale Ortega: Dopo la visita del Papa, sono cresciute le vocazioni, in particolare quelle sacerdotali. Oggi siamo circa 360 mentre allora eravamo duecento. Anche la vita della Chiesa è cresciuta. La partecipazione al culto a Cuba non era un problema, ma mancava la libertà nelle espressioni e nelle manifestazioni pubbliche della fede.

La gente apprezza le manifestazioni religiose pubbliche?

Cardinale Ortega: Adesso la peregrinazione della Madonna della Carità è abituale. Credo sia un paradigma di come deve essere la nuova evangelizzazione, perché sta generando un vero percorso missionario pubblico, con migliaia di persone che si riuniscono nei campi e nelle città. Il culmine di questo pellegrinaggio avverrà a L’Avana.

E’ straordinario il numero di persone che partecipa e la profonda partecipazione di fede. Al passaggio della Madonna per le strade, gli uomini si inginocchiano sull’asfalto, la gente prende i cellulari per fotografare la statua della Madonna e si fanno il segno della croce, applaudono spontaneamente, e si sentono gridi di gioia. C’è un vero spirito di pietà cattolica, e nel cuore dei cubani si sta sperimentando una grande liberazione di questi sentimenti.

Si può quindi dire che la fede stia crescendo?

Cardinale Ortega: Un giornalista pochi giorni fa ci chiedeva se è cresciuta la fede dei cubani, visto che i gli atleti ringraziano Dio quando vincono una gara, o fanno il segno della croce prima di un evento sportivo. In realtà non è che la fede sia cresciuta, ma si manifesta e forse in questo è giusto dire che c’è una dilatazione della libertà religiosa. Si possono fare manifestazioni che in un altro momento erano considerate come improprie per l’epoca nella quale si viveva.

State per festeggiare l’anno giubilare della Vergine della Carità?

Cardinale Ortega: I vescovi stanno stanno annunciando l’anno giubilare, infatti nel 2012 ricorrono quattrocento anno da quando è stata trovata l’immagine della Vergine della Carità, nel nord di Cuba. Abbiamo detto in una nostra lettera che si sta registrando una primavera della fede. Primavera è la parola giusta, perché c’è uno sbocciare di fiori alla fine dell’inverno Si aprono i germogli, è il germogliare è frutto di qualcosa che è stato seminato.

C’è preoccupazione per gli effetti che potrebbe avere il consumismo?

Cardinale Ortega: Esista già un certo consumismo in Cuba. E’ impossibile che nel mondo d’oggi la gente non imiti i comportamenti della società globale nella quale viviamo. Mi fa impressione vedere che nelle strade quando passa la Madonna le persone la possono fotografare con il cellulare o con una buona macchina fotografica.

Esiste il consumismo nella misura che migliora la situazione economica e per coloro che ricevono aiuti economici dagli Stati Uniti. Certo non è il consumismo sfrenato dei Paesi ricchi. La tendenza esiste ed è sempre un rischio. In futuro questo potrebbe ridurre i valori sociali esistenti in Cuba. A volte la ristrettezza economica infatti genera valori come la solidarietà, l’attenzione dell’altro, al cura di cose comuni.

Credo che esiste in questo una inevitabilità che però può attenuare i suoi effetti negativi con una pratica più attiva della fede e dei valori e delle virtù cristiane.

Quindi la Chiesa non è impegnata a programmare la situazione futura di Cuba?

Cardinale Ortega: No, non è nelle nostre intenzioni fare illazioni sul futuro. Il Papa chiede una nuova evangelizzazione. In Aparecida ha detto: Dobbiamo iniziare questa nuova evangelizzazione con una grande visione continentale. Noi abbiamo iniziato 15 mesi fa, e siamo nel bel mezzo della parte più dinamica del percorso, con l’obiettivo di unire e concentrare la popolazione a L’Avana il 30 dicembre.

Cosa si aspetta la gente di questo viaggio di Benedetto XVI?

Cardinale Ortega: Il popolo ha vissuto la visita di Giovanni Paolo II come una specie di grande benedizione per tutto il popolo, e per ognuno. Una volta Giovanni Paolo II in Perù, ha detto: "Credo che in Latinoamerica esista un ottavo sacramento, la benedizione". Noi lo abbiamo esperimentato incredibilmente, ci si stanca il braccio dal tanto benedire, sono migliaia di persone.

Quando il Papa impartisce la benedizione alla gente, comunica questa pace spirituale, fa sentire le persone nelle mani di Dio, e questo è quanto la gente desidera. Cosa volete che la Madonna vi porti? “Pace” rispondono.

Quindi desiderano la benedizione del Papa?

Cardinale Ortega: La gente attende che la presenza del Papa come la continuazione soprannaturale della visita alla Madonna. Il Papa rappresenta un inviato di Dio. La fede del popolo molte volte ci stupisce, la gente attende di essere portata verso il sacro, di vedere spazi che tendono all’infinito e all’eterno, vogliono liberarsi dalle preoccupazioni della vita quotidiana.

In che rapporto siete con gli atei con le persone ideologizzate?

Cardinale Ortega: Trovo favoloso l’indicazione del Pontefice per il “cortile dei gentili”. Il Papa Benedetto XVI ha detto "E’ preferibile uno che ricerca Dio con serietà piuttosto che un altro che afferma che esiste un Dio, ma che vive in maniera indifferente e fredda come se non ci fosse".