Curare la sindrome di Down

La ricerca fa passi avanti con nuovi progetti in corso nel Laboratorio di Genomica dellUniversità di Bologna

Roma, (Zenit.org) Pierluigi Strippoli | 539 hits

Il grande genetista francese Jérôme Lejeune (1926-1994) era profondamente convinto che fosse possibile trovare una cura per la sindrome di Down, la più frequente alterazione genetica umana, dopo aver scoperto nel 1959 che è causata dalla presenza di un cromosoma in più nelle cellule (trisomia 21).

Recentemente abbiamo riscoperto le sue idee e i suoi scritti, che hanno ispirato un rilancio delle nostre ricerche sul cromosoma 21 nel Laboratorio di Genomica del Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale dell’Università di Bologna.

Il primo progetto prende le mosse da un esempio proposto dal Prof. Lejeune, quello del genoma paragonato a un’orchestra sinfonica in cui ogni gene è come un musicista che deve esprimersi insieme a tutti gli altri, ed è come se la ricerca dovesse scoprire, tra migliaia, il musicista che va fuori tempo.

Stiamo utilizzando un nostro programma di bioinformatica, TRAM (Transcriptome Mapper) proprio per identificare i geni del cromosoma 21 maggiormente attivinel cervello e in particolare quelli la cui attività non procede al “ritmo” degli altri geni nelle persone trisomiche, e che possa quindi spiegare alcuni dei loro disturbi.

Un secondo progetto prevede lo studio sistematico di alcune decine di bambini con sindrome di Down, in collaborazione con il neonatologo Prof. Guido Cocchi dell’Università di Bologna. Come affermato da Lejeune già nel 1987, “il tedioso e laborioso confronto dei dati clinici e della decifrazione del DNA è, attualmente, il punto di partenza di qualsiasi schema patogenetico”. Nonostante i recenti grandi progressi delle tecniche e delle conoscenze relative al genoma umano, tutt’oggi è difficile collegare la presenza del cromosoma 21 in eccesso agli specifici sintomi della sindrome di Down.

Noi vogliamo raccogliere e integrare nel modo più approfondito possibile dati clinici, biochimici, genetici e bioinformatici per comprendere meglio i meccanismi molecolarialla base della sindrome  e individuare quindi nuove possibilità di cura. Mentre la tecnologia necessaria è già disponibile presso la nostra Università, per l’avvio in concreto dello studio è necessario ottenere fondi, dato che l’analisi mediante “sequenziamento massivo del DNA” costa alcune migliaia di Euro per ogni soggetto.

Infine abbiamo iniziato lo studio accurato dell’opera scientifica di Lejeune. I suoi articoli, anche se pubblicati alcuni decenni fa, risultano di straordinaria originalità e attualità e contengono suggerimenti sul possibile ruolo di specifiche vie metaboliche nello sviluppo dei sintomi della trisomia 21. Queste idee potrebbero essere verificate con i metodi di ricerca e con le banche dati oggi disponibili per lo studio del genoma umano.

Riteniamo che queste ricerche possano fornire una base razionale all’individuazione di strategie per migliorare la disabilità intellettiva tipica della sindrome di Down. Il finanziamento di questi progetti risente però certamente dell’indirizzamento prevalente degli studi verso la diagnosi prenatale della sindrome, invece che verso la sua cura.

Per questo abbiamo lanciato un’iniziativa di raccolta di fondi in forma di donazioni (il link è in fondo alla pagina: http://apollo11.isto.unibo.it/), dal cui esito dipenderà la nostra possibilità di realizzare i progetti data la difficoltà di reperire risorse adeguate attraverso altri canali.

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Pierluigi Strippoli è professore associato di biologia applicata presso l’Università di Bologna

Fonte: Notizie ProVita, novembre 2013, p.7