Curato di Ars: contemplativo nell'azione

Meditazione di mons. Enrico dal Covolo per la puntata del 4 agosto di "Ascolta si fa sera"

Roma, (Zenit.org) Mons. Enrico dal Covolo | 547 hits

Pubblichiamo la meditazione preparata da monsignor Enrico dal Covolo, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, per la puntata di oggi, domenica 4 agosto 2013, del programma quotidiano di informazione religiosa "Ascolta si fa sera" di Rai Radio 1. 

Per un infortunio di mons. dal Covolo, il testo non è stato registrato.

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Oggi ricordiamo un santo molto popolare, il patrono dei parroci: è Giovanni Maria Vianney, più conosciuto come il santo Curato dArs.

Vi racconto solo un dettaglio della sua biografia.

Benché fosse totalmente dedito all’azione pastorale, Giovanni Maria avvertiva un’irresistibile attrazione per la vita contemplativa. Così ci furono dei memorabili tentativi di “fuga” da Ars.

Ma sempre i suoi parrocchiani gli impedirono di partire.

Per trattenerlo ad Ars, giunsero al punto di suonare le campane a martello. Così tutti si accalcarono attorno al curato, fino a rendergli fisicamente impossibile la via di fuga.

Alla fine il santo – vinto dall’affetto devoto della gente – rinunciò al suo progetto.

Ma il “sogno” della preghiera e della penitenza solitaria non cessò mai di abitare nel cuore di questo parroco, divorato dallo zelo pastorale.

Eppure, il suo non fu certo un sogno inutile, a prescindere dalla mancata realizzazione di esso. Al contrario, rese il Curato di Ars ancora più contemplativo nell’azione, trasfigurandolo progressivamente nell’immagine e nell’amore di quel Dio, che egli testimoniava e irradiava. 

Ebbene, non capita qualcosa di analogo nella vita di molti di noi?

Forse anche noi, ripensando alla nostra vita, vediamo che c’erano nel nostro cuore desideri puri e nobili, dei progetti a cui tenevamo molto: ma poi la vita ha preso una direzione diversa, e abbiamo fatto altro.

Non per questo dobbiamo coltivare sterili rimpianti. Siamo contenti ugualmente. Il solo fatto che quei “sogni” siano stati ospitati nel nostro cuore è già un grande dono. La nostra vita, poi, è riuscita per un’altra strada.

Non tutti i fiori che splendono sui rami a primavera sono destinati a dare frutto. Molti di essi sono creati solo per la loro bellezza, che muore all'urlo del vento.

I desideri buoni hanno anche un valore in sé stessi. Possono allargare l'animo. Possono essere offerti agli altri con freschezza e amore.