Custodire il Creato, non sprecare il cibo, rispettare la persona

Nell'Udienza generale di oggi, il Papa denuncia la "cultura dello spreco e dello scarto" per cui "sono i soldi a comandare" e incita ad avere cura di ogni persona e della Terra donataci da Dio

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 805 hits

Papa Francesco cita San Francesco. Come il suo omonimo d’Assisi, il Santo Padre - in occasione della ricorrenza odierna della Giornata Mondiale dell’Ambiente, promossa dalle Nazioni Unite - ha lanciato un forte appello all'umanità, durante l'Udienza generale di oggi, affinché abbia custodia e cura del Creato ed elimini gli sprechi e la distruzione di alimenti. 

La riflessione del Pontefice è partita dalle prime pagine della Bibbia, dal Libro della Genesi, dove – ha detto – “si afferma che Dio pose l’uomo e la donna sulla terra perché la coltivassero e la custodissero” (cfr 2,15). “Un’indicazione”, questa, che Dio ha dato “non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi” e che “è parte del suo progetto” per “far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti”. 

Il verbo stesso “coltivare”, ha evidenziato Papa Bergoglio, “richiama alla mente la cura che l’agricoltore ha per la sua terra perché dia frutto ed esso sia condiviso”. “Quanta attenzione, passione e dedizione!” ha esclamato il Santo Padre; ma noi stiamo facendo lo stesso? “Stiamo veramente coltivando e custodendo il Creato?” oppure “lo stiamo sfruttando e trascurando?”.

La tendenza di noi cittadini del mondo è di farsi spesso guidare “dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare” ha osservato il Papa. Di conseguenza, non custodiamo la Terra che Dio ci ha donato, “non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura. Stiamo perdendo l’atteggiamento dello stupore – ha soggiunto - della contemplazione, dell’ascolto della creazione; e così non riusciamo più a leggervi quello che Benedetto XVI chiama ‘il ritmo della storia di amore di Dio con l’uomo’”.

Questo ‘inquinamento’ nella relazione tra uomo e Creato, si riversa poi anche in quella tra uomo e uomo. Perché, ha spiegato Bergoglio, “il ‘coltivare e custodire’ non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, riguarda anche i rapporti umani”. Più di un Papa ha parlato, infatti, di “ecologia umana, strettamente legata all’ecologia ambientale”.

Il momento di crisi che stiamo vivendo, ha affermato Francesco, “lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo”, in una società dove “la persona umana oggi è in pericolo!”. È urgente, pertanto, un’ecologia umana, secondo il Successore di Pietro, perché la causa della crisi “non è solo una questione di economia, ma di etica e di antropologia”.

Nonostante i richiami continui della Chiesa, “il sistema continua come prima, perché ciò che domina sono le dinamiche di un’economia e di una finanza carenti di etica” ha soggiunto. La radice di tutto questo è quello che, in più di un’occasione, il Pontefice ha denunciato come “feticismo del denaro”. Anche nella catechesi di questa mattina, ha ribadito a braccio: “Quello che comanda oggi non è l’uomo, è il denaro: il denaro, i soldi comandano! Dio, Nostro Padre, ha dato il compito di custodire la terra no ai soldi, a noi: gli uomini e le donne! Noi abbiamo questo compito!”.  E ancora a braccio ha aggiunto: “Uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo […] Se si rompe un computer è una tragedia, ma la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone finiscono per entrare nella normalità”.

È la cosiddetta “cultura dello scarto”, per cui – ha detto il Papa - “se una notte di inverno, qui in via Ottaviano muore una persona, quella non è notizia. Se in tante parti del mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare, quella non è notizia. Sembra normale!”. Il mondo però non può andare avanti così - ha insistito - considerando normale “che alcune persone senza tetto muoiano di freddo per la strada” e vivendo invece come una tragedia “un abbassamento di 10 punti nelle Borse di alcune città”.

A causa di questa ‘cultura’ contaminante, “noi, le persone, veniamo scartati, come se fossimo rifiuti” ha osservato duramente il Pontefice: “La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora, come il nascituro, o non serve più, come l’anziano”.

Non solo: “Questa cultura dello scarto – ha proseguito - ci ha resi insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari, che sono ancora più deprecabili quando, in ogni parte del mondo, molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione”. Una volta “i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato” ha ricordato Papa Francesco, mentre oggi “il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici”. Bisogna ricordare allora che “il cibo che si butta via è come se fosse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame!”.

L’esortazione di Bergoglio non è solo frutto di un animo da sempre sensibile alla povertà, ma è la traduzione pratica di un insegnamento che Gesù stesso ha trasmesso. Come dimostra il racconto del miracolo dei pani, letto nella Festa del Corpus Domini, in cui – ha evidenziato il Santo Padre - “Gesù chiede ai discepoli che nulla vada perduto: niente scarti!”. Questo brano, ha spiegato, “ci dice che quando il cibo viene condiviso in modo equo, con solidarietà, nessuno è privo del necessario, ogni comunità può andare incontro ai bisogni dei più poveri”.

“Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme” è la conclusione del Pontefice. “Vorrei allora – ha pregato - che prendessimo tutti il serio impegno di rispettare e custodire il Creato, di essere attenti ad ogni persona, di contrastare la cultura dello spreco e dello scarto, per promuovere una cultura della solidarietà e dell’incontro”.